Baby criminali, cresce l'allarme in Italia: il 6,5% dei minori fa parte di una banda

I carabinieri  - Sputnik Italia, 1920, 07.02.2022
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Atti vandalici, furti, rapine, spaccio, estorsioni, risse, lesione e diffusioni di immagini pornografiche, questi i reati più comunemente compiuti dai minori.
Sono adolescenti che hanno abbandonato la scuola, non lavorano, hanno gravi problemi familiari o deficit cognitivi. Cercano il riscatto sociale nel branco, trovano un senso di appartenenza nelle baby gang e sfogano il loro disagio con la violenza contro persone o cose.
Questo è l'identikit dei baby criminali, che emerge dagli ultimi dati dell'Osservatorio nazionale sull'adolescenza, istituito presso il Ministero per la famiglia guidato dalla ministra Elena Bonetti.
Il rapporto mostra una fotografia del fenomeno della criminalità minorile: il 6,5% dei minorenni italiani fa parte di una banda, il 16% ha compiuto atti vandalici e tre adolescenti su dieci hanno preso parte a una rissa.
Nella relazione sull'anno giudiziario svolta a gennaio, il procuratore capo dei minori di Brescia, Giuliana Tondino, è entrato nel dettaglio dei reati più comunemente commessi dai ragazzini, tra cui atti vandalici e danneggiamenti, furti, rapine, estorsioni, ricettazioni, spaccio di sostanze stupefacenti, risse e lesioni e addirittura diffusione di materiale pornografico sui social.

Le cause del fenomeno

La criminalità minorile è un fenomeno direttamente collegato a quello della dispersione scolastica. I baby criminali spesso sono adolescenti con "deficit cognitivi non riconosciuti o riconosciuti tardivamente", o con "problemi psichici mai riconosciuti e mai curati. Sono ragazzi con deficit educativi o gravi problemi in famiglia riconosciuti troppo tardi e non efficacemente fronteggiati", ha spiegato la Tondino, secondo quanto riportato da Ansa.
Abbandonati a se stessi, questi giovanissimi sono spinti alla marginalità sociale da una bocciatura precoce o dal semplice abbandono degli studi. Lontani dalla scuola e dai libri restano privi degli strumenti d'inserimento nel mondo del lavoro e cercano il riscatto nell'appartenenza ad una banda criminale.
"Prima che a un fenomeno criminale - spiega il magistrato - siamo davanti ad un fenomeno sociale che va contrastato, ferma restando la risposta penale, la cui efficacia è però limitata, in quanto è concentrata sul singolo soggetto autore di reato ed interviene a valle della commissione del fatto".

Minori in carcere

Tra i minori sottoposti a misure di detenzione il furto è il reato più comune, seguito da spaccio e detenzione di stupefacenti e lesioni alle persone. Il tasso di recidiva per chi sconta la pena in carcere è superiore al 60% mentre in caso di misure alternative sfiora il 20%.
Nel 2020 i minori in carcere sono stati 713 su circa 30mila denunciati. Il numero è in calo secondo i dati del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, presentati a giugno dalla cooperativa sociale Arimo.
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