Virus simile al Covid scoperto in pipistrelli africani, quali sono i pericoli del ‘NeoCoV’?

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pipistrelli - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2022
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Approfondimento
Notizia sensazionale riportata dai media: il coronavirus NeoCoV, rilevato nei pipistrelli sudafricani, può penetrare nelle cellule con lo stesso meccanismo del SARS-CoV-2. Questo ha preoccupato già molte persone.
Sputnik cerca di fare chiarezza sull’accaduto.

Risposte nel guano di pipistrello

Nel 2011 e 2012 alcuni scienziati tedeschi, insieme ai loro colleghi sudafricani, hanno raccolto escrementi di pipistrello nelle province di KwaZulu-Natal e del Capo Occidentale, per studiare i nuovi coronavirus che circolavano tra questi piccoli pipistrelli.
I pipistrelli sono serbatoi naturali di infezioni pericolose per l'uomo, come il virus Ebola. Contraggono anche virus simili alla SARS, che tra il 2002 e il 2003 causarono per la prima volta un’epidemia nel Sud-est asiatico. Poi vi fu la polmonite atipica nel 2012, che interessò la penisola arabica. L’agente patogeno, in quel caso, fu MERS-CoV. In quell’occasione morirono una cinquantina di persone.
Così, dopo aver raccolto il guano di 62 pipistrelli di 13 specie diverse, i ricercatori hanno effettuato l'analisi PCR per identificare l'RNA necessario. Cinque campioni erano positivi al gene RdRp (RNA-dipendente RNA polimerasi), un indicatore del coronavirus. Quattro appartenevano al genere alphacoronavirus, quindi sono stati messi da parte. Uno invece ha attirato l’attenzione su di sé. Si trattava di un betacoronavirus a cui appartiene anche l'agente patogeno della MERS. È stato rilevato in un campione prelevato da una femmina di Neoromicia cf. zuluensis.
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Gli è stato attribuito il codice PML/2011. Anche se il virus fu isolato da un solo animale, gli scienziati considerarono questo un passo molto importante per svelare l'origine del MERS-CoV e pubblicarono un articolo sul tema.
NeoCoV sta dimostrando cosa può fare
Un anno dopo, lo stesso team di ricerca guidato dai professori Wolfgang Praiser e Jan Drexler ha analizzato il genoma di PML/2011, che finalmente si è guadagnato un proprio nome, NeoCoV. È risultato essere molto simile al MERS-CoV, entrambi chiaramente appartenenti alla stessa clade. Tuttavia, nel processo d’evoluzione, le loro strade si sono divise.
Mettendoli a confronto, gli scienziati hanno stabilito che a un certo punto nel passato si verificò una ricombinazione, cioè un riposizionamento del materiale genetico di NeoCoV, che portò alla formazione di MERS-CoV. Il virus infettò dei cammelli, mutò all’interno del loro organismo, acquisì nuove proprietà e infine infettò gli esseri umani.
Molto probabilmente, i cammelli sono solo ospiti intermedi per il patogeno, mentre il suo antenato viveva in una specifica popolazione di pipistrelli.
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Nel frattempo, la ricerca dell'antenato del MERS-CoV in Africa è continuata. Scienziati americani e ugandesi hanno effettuato un tampone rettale a un pipistrello catturato nel febbraio 2013 e hanno rilevato un altro betacoronavirus con un genoma al 91% analogo a quello di NeoCoV e all’87% a quello di MERS-CoV. Questo virus è stato chiamato PREDICT/PDF-2180. Si sono riscontrate molte divergenze nella proteina S, l'elemento fondamentale che il coronavirus utilizza per penetrare nella membrana di una cellula vivente. Per inciso, fenomeno analogo si registra anche in una popolazione di ricci selvatici.
I cinesi hanno deciso di studiare esattamente in che modo NeoCoV e PREDICT/PDF-2180 penetrano nell’organismo. Per esempio, MERS-CoV inganna la cellula utilizzando le molecole della proteina DPP4 situate sulla sua superficie. I ricercatori hanno messo a punto un virus chimerico con i frammenti desiderati e hanno infettato con esso le linee cellulari Vero (reni di scimmie Chlorocebus), modificate in modo da produrre recettori di membrana di vari animali.
Inaspettatamente, si è scoperto che NeoCoV e PREDICT/PDF-2180 sono in grado di utilizzare il recettore ACE2 umano, anche se non in modo molto efficiente. Questo è anche il modo in cui agisce il SARS-CoV-2. E una mutazione nella proteina S potrebbe migliorare le proprietà di entrambi i virus. Gli scienziati ammettono persino che potrebbero infettare gli esseri umani attraverso l'adattamento per "deriva antigenica". Questo fenomeno è di particolare importanza alla luce della diffusione della variante Omicron, altamente mutata.
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L'articolo è stato pubblicato il 25 gennaio su un sito web di preprint, cioè articoli che non sono ancora stati sottoposti a peer review. È stato questo a far notizia sui media.
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