Amato: “L’Italia ha bisogno di donne, basta con le congreghe dei maschi”

© AFP 2022 / Vincenzo PintoИтальянский политик, бывший премьер-министр Италии Джулиано Амато
Итальянский политик, бывший премьер-министр Италии Джулиано Амато - Sputnik Italia, 1920, 06.02.2022
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Il neo eletto presidente della Corte Costituzionale propone l’alternanza di genere ma non è sufficiente per l’emancipazione di tutta la popolazione femminile.
Un racconto intimo del perché e del come è nata la sua convinzione che la presenza delle donne ai vertici e in ruoli apicali è essenziale per la democrazia, dalla carriera della moglie, a volte ostacolata, dalle campagne per il divorzio, dai dati sul gender gap in salari e opportunità.
Giuliano Amato, neo eletto presidente della Corte Costituzionale parla a La Stampa della sua convinzione sulla necessità di infrangere il soffitto di cristallo per una democrazia migliore, ma le leggi non bastano.
“Il posizionamento delle donne nei ruoli apicali è condizionato dalla cooptazione maschilista. Le donne cercano di conquistare le vette. Ma più si sale e più c’è il collo di bottiglia. Il passaggio si fa stretto e l’aggregazione maschile finisce per prevalere. Un atteggiamento che è difficile combattere a colpi di leggi”.
Amato ipotizza l’istituzione dell’ "alternanza dei genders. Ma sarebbe offensivo per le donne designate non in base al merito” e aggiunge, facendo l’esempio di presidenti e premier donne in particolare in Paesi asiatici, “la presenza delle donne concorre ad aumentare il tasso di democrazia, ma non necessariamente la garantisce”.
Ma il caso resta, a fronte anche dell’aumento dell’occupazione in Italia, permane “il problema che le donne continuano ad essere pagate meno degli uomini, mentre la Costituzione impone, a parità di lavoro, parità di retribuzione. La Costituzione, non una legge qualunque”.

Non bastano le leggi ma serve progettualità

Per Amato le donne sono essenziali per dare nuova linfa alla democrazia, perché “cambiano l’ordine del giorno. Quella che oggi per i maschi e per i mezzi di informazione è cronaca separata dalla politica, per le donne diventa un ineludibile compito della stessa politica. La quale non può occuparsi solo di ristori, pur giusti, per i ristoratori ma deve farsi carico di ragazzi abbandonati a se stessi, vittime dei peggiori messaggi dei social, che stuprano le loro compagne di classe o perseguitano i loro compagni più deboli”.
Ma per il neo eletto presidente dell’Alta Corte “non basta fare le leggi perché se la legge, anche buona, arriva prima che ne siano convinti i cittadini, allora accade che venga disattesa e che like e tweet spingano la politica in direzione opposta”.
Per questo la politica “deve avere una visione, una progettualità, in base alla quale deve tornare a interloquire direttamente con le persone e deve essere capace di contrastarne le opinioni per far valere il proprio progetto”.

La storia e l'esperienza

Una convinzione che è nata negli anni: “Ho cominciato a percepire gli effetti della disparità davanti all’evidenza che ne avevo nella mia stessa vita privata”, racconta. “La ragazza che ho frequentato fin da quando avevo 14 anni, la mia attuale moglie Diana Vincenzi, con cui studiavo al liceo e poi all’università, nel percorso professionale è rimasta penalizzata”.
E poi “sono stati gli occhi di mia figlia bambina, curiosi, indagatori, appassionati, che, mentre studiava, mi comunicavano questo interrogativo: ‘Ora che ho capito, potrò fare quello che desidero?’. E io pensavo: chi le toglierà questa fiducia? Chi le darà la prima delusione?”.
Nella sua carriera, due volte premier, invece, Amato ha saputo dare fiducia alle donne che hanno lavorato con lui: “Ho dato fiducia perché sono convinto che poste ai vertici degli apparati sappiano trasmettere la loro autorevolezza molto meglio dei maschi".
"L’attuale direttrice del Dis, Elisabetta Belloni - è solo un esempio tra i tanti - corrisponde in maniera egregia a questa mia convinzione”.
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