Sicilia, pochi impianti per la raccolta differenziata: rifiuti rischiano di finire in discarica

© Foto : Jackson McMuldren/Ocean VoyagesGreat Pacific Garbage Patch: rimosse più di 100 tonnellate di rifiuti dall’isola di plastica più grande del mondo
Great Pacific Garbage Patch: rimosse più di 100 tonnellate di rifiuti dall’isola di plastica più grande del mondo - Sputnik Italia, 1920, 05.02.2022
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La Sicilia è ultima in Italia per raccolta differenziata, ma anche se il dato aumentasse c’è una carenza cronica di impianti per la trasformazione in materia prima seconda e i rifiuti devono essere trasportati anche fuori regione, con elevati costi di trasporto che pesano sui cittadini.
“L’economia circolare qui in Sicilia è stata intesa come far circolare i rifiuti da un punto all’altro della Regione o portarli fuori”. Con una battuta, Tommaso Castronovo, responsabile Rifiuti ed Economia Circolare di Legambiente Sicilia, apre uno squarcio su una criticità della gestione della raccolta differenziata sull’isola, rimasto in secondo piano.
Meno della metà dei rifiuti viene differenziato in Sicilia. Secondo un report Istat pubblicato a fine gennaio la quota di differenziata sul totale dei rifiuti è pari al 42,3% nel 2020, poco più di venti punti sotto la media nazionale, al 63%. Ma anche se la quota aumentasse, gli impianti sull’isola non avrebbero la capacità di gestire i rifiuti, che devono essere trasportati in altre Regioni o in discarica. Sputnik Italia ne ha discusso con Castronovo al termine dell’Ecoforum “Sicilia Munnizza Free”.
- Sicilia ultima regione nella raccolta differenziata dei rifiuti secondo il rapporto Istat sui dati osservati dal 1996 al 2020. Secondo Legambiente a cosa è dovuta questa arretratezza?
- Il ritardo è dovuto fondamentalmente al fatto che per molti anni la raccolta differenziata non è stata un né obiettivo culturale né gestionale delle amministrazioni, soprattutto quelle locali. In particolare quest’ultime sono state incapaci di adeguarsi ad un sistema di raccolta efficiente ed in grado di arrivare a percentuali altissime, che è quello porta a porta. Si è fatto uso di un sistema inadeguato a raggiungere gli obiettivi del 65% di raccolta differenziata entro il 2012 previsto dalla legge. A distanza di dieci anni soltanto il 43% dei comuni siciliani ha superato questa soglia.
Non direi che è una questione culturale dei cittadini, che hanno risposto in maniera eccellente laddove ultimi anni si è offerto il servizio del porta a porta. Non si è creduto fin dall’inizio, invece, alle potenzialità e opportunità che la raccolta differenziata riservava in termini di contenimento dei costi e di miglioramento della qualità della vita. Su questo non c’è stata una consapevolezza né dalle amministrazioni locali né tantomeno regionale.
- A proposito di questo, quali sono opportunità offerte dall’economia circolare a rifiuti?
- Le occasioni naturalmente sono tantissime.
Innanzitutto, migliorando la raccolta differenziata, si risolve il problema della gestione del ciclo dei rifiuti con la loro trasformazione in materia prima seconda, da destinare all’industria.
Questo è estremamente importante per lo sviluppo di un sistema industriale innovativo e sostenibile dal punto di vista ambientale.
Inoltre, in una regione con peculiarità come la Sicilia, ci sono notevoli vantaggi per settori come il turismo, l’agricoltura e la pesca.
© Non Sputnik fotoRifiuti a Catania
Rifiuti di Catania - Sputnik Italia, 1920, 05.02.2022
Rifiuti a Catania
- Per il futuro possiamo aspettarci un miglioramento di questi dati, anche in vista del PNRR?
- Noi ce lo auguriamo e riteniamo che sia possibile. Il collo di bottiglia è formato dalle tre città metropolitane, Palermo, Catania e Messina.
Quest’ultima dal 2021 ha svoltato perché ha esteso la raccolta differenziata porta a porta a tutta la città. Pensiamo che appena il sistema entrerà a regime potrà superare anche il 65% e raggiungere importanti risultati.
Lo stesso non si può dire per Palermo e Catania dove la soglia della differenziata è al di sotto del 20%.
- La gestione dei rifiuti differenziati non si ferma alla raccolta, perché c’è il problema degli impianti. Qual è la situazione in Sicilia?
Questa è la nota dolente del nostro sistema di gestione dei rifiuti. La frazione umida dei nostri rifiuti deve essere valorizzata negli impianti di compostaggio per produrre il compost, utilizzato come fertilizzante in agricoltura, o il biogas, che è una fonte di energia rinnovabile. Noi abbiamo una carenza impiantistica cronica che è molto più significativa per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti organici. Anche gli impianti di riciclo sono quasi completamente assenti.
In Sicilia abbiamo solo una o due cartiere per il recupero della carta, nessun impianto per la trasformazione del legno e della plastica in materia prima seconda. Per cui questi imballaggi devono percorrere migliaia di chilometri per essere poi trasformate in materia prima seconda.
E questi naturalmente sono costi. Così vale anche per tutte le tipologie di rifiuti differenziati tranne per il vetro. A Marsala c’è un’eccellente piattaforma di recupero, dove il vetro viene trasformato in sabbia e poi consegnato ad una vicina fabbrica di bottiglie.
- E’ sufficiente per tutta la Sicilia?
- Allo stato attuale riesce a gestire l’80% del vetro raccolto sull’isola e sta anche ampliando gli impianti per aumentare la capacità di gestione. Anche qui, però, ci sono dei costi, perché il vetro raccolto a Messina o a Siracusa deve fare centinaia di chilometri per arrivare a Marsala.
Noi dovremmo riuscire a chiudere il ciclo dei rifiuti nel luogo in cui vengono prodotti o, al limite, nella nostra Regione. Per fare una battuta, diciamo che in realtà l’economia circolare qui in Sicilia è stata intesa come far circolare i rifiuti da un punto all’altro della Regione o portarli fuori.
Il nostro auspicio è che l’imprenditoria privata investa in impianti di riciclo in Sicilia.
- Quindi anche se aumentasse la quota di raccolta differenziata è necessario che aumentino gli impianti sennò i rifiuti rischiano di finire in discarica per gli elevati costi dei trasporti?
- Non solo rischiano di finire in discarica ma vengono pure bruciati, perché gli unici impianti su cui sta investendo la Regione sono gli inceneritori. La polemica di questi anni, sulla tipologia pubblica o privata degli impianti, non ha portato a nulla. E’ stata una falsa disputa per contrassegnare l’inefficienza dell’amministrazione regionale.
- Legambiente ha intrapreso il progetto Sicilia Munnizza Free, giunto alla sua terza edizione, a che punto è arrivata la campagna e quali risultati avete ottenuto?
Con questo progetto abbiamo insistito sull’importanza della raccolta differenziata per fare assumere consapevolezza agli enti locali, ai sindaci alla regione.
Ormai quasi tutti i comuni hanno preso l’impegno a fare bene la raccolta differenziata, i cittadini fanno altrettanto.
Da questo punto di vista pensiamo di aver raggiunto un obiettivo e aver vinto una battaglia che è quella del cambiamento culturale.
C’è adesso un’altra battaglia che vorremmo vincere, quella per realizzare gli impianti a servizio della raccolta differenziata, in particolare di biodigestione e compostaggio. Molte comunità con i sindaci si ostinano ancora a volerne impedire la realizzazione perché considerati pericolosi per i territori.
Noi dobbiamo superare questa titubanza perché gli impianti di biodigestione anaerobica sono necessari, non solo per la gestione dei rifiuti, ma per l’obiettivo di decarbonizzazione. Abbiamo bisogno di cambiare rotta, la direzione è segnata. Ogni anno che perdiamo nel ritardare questo percorso lo rubiamo al futuro delle nostre generazioni.
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