Partite Iva falciate dal Covid, Cgia: "Mancano 321mila lavoratori in due anni"

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Manifestazione di ristoratori, wedding planner e partite Iva a Roma - Sputnik Italia, 1920, 05.02.2022
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Crisi pandemica, chiusure e limiti alla mobilità, calo dei consumi, le tasse, l'impennata del costo degli affitti e, più recentemente, rincari sul prezzo dell'energia hanno assottigliato il popolo dei microimprenditori.
Il mondo dei lavoratori indipendenti è quello più colpito dalla crisi pandemica. A due anni dai primi contagi Covid mancano all'appello 321mila lavoratori, fra partite Iva, autonomi, artigiani, esercenti, piccoli commercianti e liberi professionisti iscritti agli ordini o alle casse. È quanto emerge da un'elaborazione dell'Ufficio Studi della Cgia Mestre sui dati occupazionali Istat.

"Se a febbraio 2020 (mese pre-pandemia) lo stock complessivo ammontava a 5.194.000, lo scorso mese di dicembre (ultimo dato disponibile) è sceso a 4.873.000 unità (-6,2 per cento)", si legge nel rapporto.

Il fenomeno è in controtendenza rispetto al mondo del lavoro dipendente, dove al contrario la platea è aumentata di 34mila unità (+0,2%), a fronte di una riduzione pari a -0,6% di lavoratori con contratto a tempo indeterminato (98 mila unità).
La pandemia è intervenuta su una tendenza già in atto da alcuni anni. Dopo il picco massimo di 5.428.000 nel giugno 2016, il numero dei microimprenditori è iniziato a calare.
L'inizio della pandemia, con le chiusure e i limiti alla mobilità, il calo dei consumi, le tasse, l'impennata degli affitti e poi i rincari dell'energia, ha accelerato questo andamento, fino a toccare il minimo lo scorso dicembre, fa sapere la Cgia.
Per tentare un'inversione di tendenza è necessario, oltre ad abbassare le tasse, rilanciare i consumi e ad alleggerire il peso della burocrazia, in particolar modo nell’artigianato, rivalutare il lavoro manuale, anche attraverso la scuola.
"Bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo colpevolmente di perdere", scrive Cgia, ricordando che da un anno chiede l'apertura di un tavolo di crisi permanente a livello nazionale e locale sia al premier Draghi che ai governatori regionali.
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