L’allarme di Giovannini: “Dai cambiamenti climatici danni alle infrastrutture per 2 miliardi l’anno”

© AFP 2022 / Andreas SolaroEnrico Giovannini, nuovo Ministro Infrastrutture e Trasporti
Enrico Giovannini, nuovo Ministro Infrastrutture e Trasporti - Sputnik Italia, 1920, 05.02.2022
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Per il ministro bisogna investire in sostenibilità e resilienza per non soccomberà alla vulnerabilità legata al clima. I costi di aggiustamento rischiano di essere elevatissimi.
Al ministero per le Infrastrutture e mobilità sostenibili è stato presentato lo studio “Cambiamenti climatici, infrastrutture e mobilità”, un approfondimento che punta un faro sull’impatto dei cambiamenti climatici in Italia e sul loro costo.
Il clima e il surriscaldamento globale con le loro conseguenze potrebbero produrre danni alle infrastrutture stimati in due miliardi all’anno fino al 2030 e cinque miliardi all’anno fino al 2050.

“Il cambio di paradigma verso uno sviluppo sostenibile non è più rinviabile, così come un forte investimento per rendere resilienti al cambiamento climatico le infrastrutture e i sistemi di mobilità del nostro Paese”, dice a La Stampa il ministro Enrico Giovannini.

I rischi di interventi di scarsa qualità su cui rimettere le mani

Per Giovannini la corsa alla transizione della mobilità resterà senza un tassello se non si penserà contemporaneamente alle infrastrutture.
“Se anche da domani mattina noi avessimo tutti i sistemi di trasporto elettrici alimentati da energia rinnovabile non avremmo comunque risolto il problema delle infrastrutture vulnerabili a causa del clima”.
Il rischio, spiega il titolare del Mims, è alto: “Per le infrastrutture parliamo di 2 miliardi di danni all’anno sino al 2030 dovuti a eventi climatici estremi, che possono salire a 5 miliardi all’anno fino al2050”.
Per il ministro è un dato “molto preoccupante, pari a circa 12 volte il valore dei danni attuali”.
Chi prende le decisioni per gli appalti, le amministrazioni, i gestori e le aziende di costruzione, devono quindi porsi il problema “sul piano qualitativo”, facendo scelte diverse da quelle fatte nel passato. “Altrimenti i costi di aggiustamento saranno molto più elevati: se col Pnrr noi non costruissimo infrastrutture sostenibili e resilienti poi ci dovremo sicuramente rimettere le mani”.

Un costo che pesa sul Nord e sui porti

Secondo Giovannini, in questa ottica, gli impatti economici della crisi climatica sarebbero più pesanti nelle regioni del Nord Italia, “dove è più alta la concentrazione infrastrutturale rispetto al Mezzogiorno e dove sono collocate molte più attività economiche”.
Un altro settore che subirebbe ripercussioni sarebbero le aree costiere e i porti, “particolarmente esposti, ma dal momento che in Italia sono spesso collocati all’interno delle città, pensiamo a Genova o Napoli, l’eventuale danno non sarebbe limitato al porto ma, a cascata, su tutta la città”.
Per questo “un euro investito per rendere le infrastrutture resilienti alla crisi climatica produce, nel 2050, benefici pari a quasi 5 euro”.

I rischi reali

Giovannini fa degli esempi pratici dell’impatto dei cambiamenti climatici sulle infrastrutture.
“Con l’aumento delle temperature si rischia che i binari delle ferrovie si deformino provocando incidenti. Poi c’è il tema delle buche nelle strade causate dalla pioggia o dal calore eccessivo. Quindi, bisogna costruire con criteri diversi e bisogna adeguare le attuali infrastrutture per renderle più resilienti”.
Criteri che sono stati inseriti nelle opere del Pnrr dove vengono anche premiate soluzioni innovative e più sostenibili.
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