Hiv, scoperta nuova variante chiamata VB: è più trasmissibile e aggressiva

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Una variante del virus hiv appena scoperta ha dimostrato di essere più aggressiva e trasmissibile, rispetto ai ceppi tradizionali del noto virus dell'immunodeficienza acquisita. Il virus nel sangue degli infetti è fino a 3,5 -5,5 volte più presente. La scoperta in un gruppo di persone dei Paesi Bassi.
Un gruppo di ricercatori dell'università di Oxford ha individuato, in un centinaio di persone dei Paesi Bassi, la presenza di una nuova variante del virus dell'hiv.
Tale nuova variante, nominata VB, ha dimostrato di essere molto più trasmissibile della variante tradizionale, in quanto negli individui infettati è stata riscontrata la presenza del virus in misura fino a 3,5 - 5,5 maggiore, rispetto al virus tradizionale.
Il nuovo ceppo di hiv scoperto ha destato l'attenzione degli infettivologi ed epidemiologi di tutto il mondo, in quanto è in grado di far sviluppare la fase conclamata, l'AIDS, praticamente in metà del tempo, rispetto alle varianti precedentemente conosciute.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Science, ha infatti evidenziato che il sistema immunitario degli infettati dalla variante si indebolisce molto più velocemente rispetto all'hiv tradizionale.
Dai dati attuali, risulta però che le terapie tradizionali funzionano anche sulla variante, come riferisce lo stesso autore dello studio, l'epidemiologo Chris Wymant.
I farmaci antiretrovirali utilizzati per combattere il virus dell'immunodeficienza umana hanno dimostrato di essere efficaci anche in questo caso e rendono così, a fronte di diagnosi precoce, il nuovo ceppo gestibile.
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Lo studio è stato effettuato da parte del dipartimento di Medicina Nuffield dell'Università di Oxford, in collaborazione con l'Università di Parigi, l'European Bioinformatics Institute-Wellcome Genome Campus del Karoninska Institute di Stoccolma ed altri enti, nel quadro di un progetto internazionale denominato BEEHIVE, nato nel 2014 con lo scopo di studiare più a fondo l'hiv, le sue varianti, la diffusione e la sua evoluzione.
Gli scienziati hanno riscontrato la nuova variante in un ristretto gruppo di persone in base dall'analisi dei dati genetici presenti nel database del progetto. Dal confronto con i dati di un database sui pazienti sieropositivi nei Paesi Bassi si è poi arrivati alla scoperta di altre persone che presentavano la variante, fino a raggiungere il centinaio di pazienti.
Come è noto, il virus dell''hiv infetta e distrugge le cellule CD4 del sistema immunitario.
Ciò provoca nel tempo la totale compromissione del sistema immunitario, dato che il numero di cellule CD4 nelle persone che hanno contratto la malattia crolla dopo un certo periodo di tempo.
I CD4 infatti sono i linfociti che concorrono a formare i leucociti, i globuli bianchi, che sono preposti alla difesa principale del nostro sistema immunitario.
Nei pazienti aventi la nuova variante, si è visto un crollo alla velocità doppia dei CD4 rispetto alle infezioni tradizionali.
Se non trattati, tali pazienti andrebbero incontro ad un rapido sviluppo di AIDS in appena 2 o 3 anni, come risulta dallo studio, contro i 6-7 anni della malattia tradizionale.

“Questo lignaggio virale, apparentemente sorto de novo alla fine dello scorso millennio, mostra estesi cambiamenti nel genoma, che interessano quasi 300 aminoacidi, il che rende difficile discernere il meccanismo dell'elevata virulenza”, spiegano gli scienziati nell'abstract della ricerca, come riportato da Fanpage.

I ricercatori hanno infine precisato che la nuova variante VB è emersa da una mutazione, non da una ricombinazione.
Dalla ricerca è risultato, ancora una volta, quanto sia importante la diagnosi precoce, soprattutto nei confronti della nuova variante, che evolve in modo molto più veloce ed aggressivo.
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