Guardia di Finanza a casa di Giuseppe Conte, nel mirino fatture delle consulenze Gruppo Acqua Marcia

© Foto : Filippo Attili / CC-BY-NC-SA 3.0 IT Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipa alla sessione dei lavori della prima giornata. G20
 Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipa alla sessione dei lavori della prima giornata. G20 - Sputnik Italia, 1920, 02.02.2022
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Suona il campanello anche di Giuseppe Conte. A cercarlo è la Guardia di Finanza, che gli chiede di mostrare le fatture relative alle sue consulenze al Gruppo Acqua Marcia.
Il gruppo Acqua Marcia è fallito nel 2012 e nel 2013 è stato posto in liquidazione. La Guardia di Finanza sta quindi pescando in fatti lontani nel tempo e che riguarderebbero fatture per un valore complessivo di 400mila euro.
Il Gruppo Acqua Marcia si occupava di immobiliare, era impegnata in attività portuali ed aeroportuali e nel settore turistico-ricettivo. Nata nel 1868, è stata la più antica società immobiliare d’Italia fino al giorno del suo fallimento.
Secondo EditorialeDomani.it, la Guardia di Finanza è giunta a casa dell’ex-presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su mandato della procura di Roma. I fatti risalgono ad alcune settimane fa, riporta ancora il portale online.
Le fatture di Giuseppe Conte riguarderebbero le consulenze che questi avrebbe svolto per alcune delle società del Gruppo che apparteneva a Francesco Bellavista Caltagirone. Si aggiunge che, a quanto pare, Conte non sarebbe stato neppure pagato del tutto.
Giuseppe Conte non è indagato, quella della procura di Roma è solo una richiesta di documentazione ed è relativa alle dichiarazioni dell’imprenditore Piero Amara. Quest’ultimo finito al centro di molte inchieste, tra cui quella famosa riguardante l’Eni e la presunta “loggia Ungheria”.
Secondo questo articolo, i finanzieri si sarebbero recati anche a casa di Guido Alpa, che ha consulenze per la ristrutturazione del debito dell’imprenditore Caltagirone. Alpa è avvocato e accademico e maestro dell’ex presidente del Consiglio Conte.
Pochi giorni fa anche Beppe Grillo è finito al centro di un'inchiesta che riguarda la ristrutturazione del debito di un’altra società, la Moby. Anche in questo caso un rivolo di un’altra inchiesta, quella sulla Fondazione Open.
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