Il 1 febbraio del 1945 le donne italiane conquistarono il diritto di voto

© Sputnik . Evgeny UtkinLe donne in una strada a Milano, Italia
Le donne  in una strada a Milano, Italia - Sputnik Italia, 1920, 01.02.2022
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Il 1 febbraio di 77 anni fa il premier Ivanoe Bonomi firmò il decreto che conferì il diritto di voto alle donne italiane.
La settimana scorsa, nel pieno delle trattative per l’elezione del presidente della Repubblica, sono stati almeno tre i nomi di donne candidate a ricoprire il ruolo di capo dello Stato: Marta Cartabia, Elisabetta Casellati, Elisabetta Belloni.
Eppure, soltanto fino agli anni ’40 del secolo scorso le cittadine italiane non potevano neppure recarsi alle urne per votare.
Fu proprio il primo febbraio del 1945 che il premier Ivanoe Bonomi firmò il decreto legislativo che conferì, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, il diritto di voto alle italiane con più di 21 anni di età.
Lo metteranno in pratica un anno più tardi, nel 1946, quando l’89 per cento delle aventi diritto parteciparono alle elezioni amministrative eleggendo 2mila candidate e a votarono nel referendum per scegliere tra monarchia e repubblica.
Come ricorda il Fatto Quotidiano, furono 21 le elette all’Assemblea Costituente, cinque delle quali presero parte alla stesura della Costituzione.
Le prime proposte di legge per il voto femminile risalgono al 1922. Con l’avvento del fascismo, però, l’iter legislativo si bloccò. Le donne parteciparono al voto amministrativo per volere di Benito Mussolini nel 1924. Ma fu una breve parentesi visto che di lì a poco le elezioni furono di fatto soppresse.
Con la fine del regime furono le donne dell’Unione Donne Italiane (Udi), ripercorre La Nazione, a chiedere alla Commissione per il voto di poter essere incluse nelle liste elettorali e di partecipare al voto.
L’impresa, alla fine, riuscì e le donne si riversarono ai seggi in maniera massiccia. E non mancano le curiosità. Nella cabina elettorale era proibito portare il rossetto per non segnare la scheda, mentre le prostitute che esercitavano la professione nei “locali autorizzati” rimasero escluse dal voto.
Oggi le donne in Italia sono leader di partito e siedono ai massimi livelli delle istituzioni. Finora, però, la Repubblica non è ancora riuscita ad esprimere una premier o una donna capo dello Stato.
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