Digital Transformation Index, Vitali (Alkemy): “Ci mancano i lavoratori qualificati e il coraggio”

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Il mondo digitale - Sputnik Italia, 1920, 01.02.2022
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La pandemia ha indubbiamente allargato il divario tra le aziende “digitali” e quelle “non digitali” e ha avuto impatti importanti sull’innovazione in impresa, su investimenti, organizzazione e competenze.
Per misurare il livello di digitalizzazione delle imprese italiane quotate in Borsa tramite il "Digital Transformation Index", Alkemy, azienda specializzata nel guidare la trasformazione digitale delle imprese, ha realizzato uno studio importante.
In particolare, dalla ricerca è emerso che il 21% delle aziende di Piazza Affari non ha ancora avviato un percorso di trasformazione digitale, mentre circa il 53% ha iniziato questo processo, senza però averne ancora tratto i reali benefici.
Come esattamente si sta trasformando digitalmente l’Italia? Quali settori hanno saputo integrare il ditale per modificare il proprio modello di business? E quali sono le barriere principali che impediscono questo processo? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Duccio Vitali, CEO di Alkemy.
- Dott. Vitali, potrebbe spiegarci che cos’è il "Digital Transformation Index" sviluppato da Alkemy?
- Una premessa: Alkemy è una società leader nel settore della trasformazione digitale, che, dal 2018, elabora il Digital Transformation Index (DTI) per misurare il grado di maturità digitale delle quotate.
© Foto : Fornita da Duccio VitaliDuccio Vitali, CEO di Alkemy
Duccio Vitali, CEO di Alkemy - Sputnik Italia, 1920, 01.02.2022
Duccio Vitali, CEO di Alkemy
Nell'edizione 2021, il campione è composto da 62 aziende listate sulla Borsa di Milano, appartenenti a cinque settori: Beni e Servizi Industriali, Consumer Goods, Telco, Media & Technology, Utilities e Servizi Finanziari.
Lo studio distribuisce le aziende in base al loro grado di digitalizzazione: “Poor digital”, “Segregated digital” e “Full digital”, a partire da metriche rappresentative di cinque dimensioni chiave dell’abilitazione digitale delle imprese: Leadership, Popularity, Commitment, Relevance, Innovation.
- Come il mondo delle imprese italiane vive la rivoluzione digitale, rispetto ad altre realtà internazionali?
- Il nostro studio si concentra sulle realtà italiane, che, in generale, soffrono di un notevole ritardo nei processi di digital transformation. Rispetto alla media dell'Unione Europea, i livelli di competenze digitali di base sono “molto bassi”, infatti l’Italia si posiziona al 20° posto del DESI, l’Indice di Digitalizzazione dell'Economia e della Società, elaborato annualmente dalla Commissione Europea a partire dalle performance dei 27 paesi membri.
- Uno dei dati sorprendenti emersi dalla vostra ricerca: solo il 26% delle aziende può dirsi “integralmente digitale”. A cosa è imputabile questa discrepanza, che, nonostante la pandemia abbia messo in evidenza la centralità del digitale, si allarga, lasciando l’Italia sempre più sola nel suo medioevo digitale?
- Si tratta di un punteggio basso, ma c’è stato un miglioramento significativo rispetto allo studio del 2018, in cui le aziende “Full digital” erano pari all’11%. La crescita è sicuramente dovuta alla contingenza della pandemia. Sempre come effetto della recente pandemia, è cresciuta in modo deciso la consapevolezza del top management delle grandi aziende di come la digital transformation sia un percorso inevitabile. Eppure, la consapevolezza non si vede ancora, nei numeri: solo il 26% delle imprese utilizzano tutte le leve del digitale, per aumentare il valore generato per i propri clienti.
- E in che modo il deficit digitale danneggia le PMI?
- Tema importante. Le PMI formano il tessuto del nostro Sistema Paese e hanno le stesse esigenze delle grandi aziende, ma meno consapevolezza e risorse per lavorare con società specializzate nel digitale, come Alkemy. Il rischio è quello di rimanere indietro e accentuare sempre più il divario con le big corporation.
- Rispetto al vostro studio del 2018, quali sono i settori che hanno fatto maggiore ricorso al digitale? A che cosa è dovuta questa crescita?
- Analizzando le aziende settore per settore, abbiamo rilevato che le imprese con scarsa maturità digitale sono quelle che forniscono beni e servizi industriali, che si trovano ancora nella prima fase, che abbiamo definito “Poor Digital”. Nella seconda, denominata “Segregated Digital”, troviamo le imprese dell’area dei beni di consumo, le cosiddette Telco, Media & Technology e le Utilities. Infine, con il miglior grado di maturità si posizionano i servizi finanziari avviati verso la terza fase, “Full Digital”.
Se guardiamo alla crescita relativa rispetto al 2018, i settori a maggior sviluppo sono stati Utilities (+9%) e Beni e Servizi Industriali (+8%). Attenzione però, proprio questi ultimi rimangono ancora “Poor digital”.
Sottolineo un altro aspetto, che pare controintuitivo: sebbene i top player del mondo Consumer Goods siano cresciuti di circa il +20% grazie al digitale, che gli ha consentito di restare vicini ai propri clienti in lockdown, il settore ha registrato nel complesso un incremento pari al 4%.
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- Il PNRR inietterà sul mercato 24 miliardi di investimenti nella digitalizzazione delle imprese, pari a x4 rispetto al mercato attuale. E il capitale umano? Quante persone hanno le competenze necessarie?
- La sfida principale sarà trovare forza lavoro qualificata, in linea con le esigenze del mercato digitale. L’Italia è al 25° posto (terzultimi dell’Unione) per skills digitali. Il nostro Digital Transformation Index conferma, purtroppo, tale ritardo. Una vera emergenza. La tecnologia è disponibile, i finanziamenti in arrivo grazie al PNRR, ma mancano le competenze e la cultura per la riuscita della trasformazione digitale. Noi di Alkemy sempre più spesso siamo chiamati non solo a disegnare strategie e percorsi di digitalizzazione, ma anche a portare competenze che mancano sul mercato, tramite ad esempio l'esternalizzazione di interi processi generando valore aggiunto per il business dei nostri clienti.
- Le Sue raccomandazioni digital per il 2022? Quali passi bisogna compiere per sbloccare la situazione e far sì che l’Italia diventi fra le principali destinazioni degli investimenti in ambito digitale?
- L’Italia è già fra le principali destinazioni degli investimenti digitali. La partita ora si gioca tutta sul coraggio. Mi spiego: in uno dei primi interventi fatti da Alkemy nel 2013 all'evento di EY Capri, a questa stessa domanda risposi citando le 3C necessarie per avviare un percorso di digitalizzazione: Consapevolezza della centralità del digitale e della direzione da intraprendere, Competenze e Coraggio per affrontare la sfida. Se sulla consapevolezza il top management delle aziende fa ormai fronte comune, e sulle competenze in molti stanno investendo, è proprio quest'ultimo, il coraggio, che va cercato e trovato.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
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