Quirinale, un disastro chiamato Salvini

© AP Photo / Hassene DridiMatteo Salvini
Matteo Salvini - Sputnik Italia, 1920, 31.01.2022
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Sognava di fare il “king maker”, ma si è rivelato un apprendista stregone talmente ingenuo da finire al servizio dei propri avversari contribuendo a distruggere quanto restava del centro destra.
Il segretario della Lega sognava di fare il “king maker”, ma si è rivelato un apprendista stregone alla mercé di un Enrico Letta che - grazie agli errori inanellati dal Capitano - è riuscito ad intestarsi la rielezione del presidente Mattarella. Il tutto mentre la sconcertante deriva del voto per il Colle ha segnato la definitiva rovina della coalizione di centro destra
Parliamo di Matteo Salvini, un “capitano” che - complice la sconclusionata sarabanda quirinalizia - è riuscito a condurre al naufragio la coalizione che sognava di guidare. La nefasta opera di Salvini “terminator” è incominciata con la delegittimazione della candidatura di Silvio Berlusconi. Poco importa che la mossa del Cavaliere fosse un sogno irrealizzabile. Silvio Berlusconi - con tutti i suoi anni, errori e malanni - era e resta il padre nobile del centro-destra. Senza di lui quella coalizione non sarebbe mai nata. E non avrebbe mai governato l’Italia.
Distruggere il suo sogno equivaleva ad eliminare non solo lui, ma tutto quel che gli ruotava attorno. Salvini e Lega compresi. Prigioniero della propria arroganza Matteo Salvini ha ignorato la storia e il passato. Poteva facilmente lasciare che quel sogno si estinguesse da solo garantendo al Cavaliere il voto compatto della Lega e dei suoi alleati. Invece ha preferito delegittimarlo facendo capire che il progetto non l’entusiasmava. A quel punto mentre un Berlusconi ambizioso, ma non irresponsabile si tirava indietro Salvini dava il peggio di se stesso. Dimostrando un’ingenuità politica degna più di un bambino che di un leader politico è caduto nella tela cucitagli attorno da Enrico Letta.
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Il segretario Pd, consapevole di non avere i numeri nè per far eleggere un uomo di sinistra, nè per convincere Mattarella a restare sul Colle, ha finto di stare al gioco di Salvini e di considerarlo un vero “king maker”. In verità escludendo ogni nome propostogli ha trasformato il leader della Lega in un criceto costretto a girare intorno alla ruota presidenziale. Fino a quando Salvini, pur di uscire dalla gabbia, ha tirato una spallata capace di abbattere anche la casa che l’ospitava. Mandando allo sbaraglio il presidente del Senato Elisabetta Casellati, impallinata dai franchi tiratori del suo stesso partito, l’improvvisato regista ha dimostrato di ignorare le profonde perplessità che quella scelta suscitava dentro Forza Italia e le sue formazioni satellite.
Una svista imperdonabile per un leader convinto di poter ereditare lo scettro di Berlusconi. Ma il fondo l’ha toccato quando pur di non ammettere il fallimento ha accettato di fare dietro-front su Mattarella. Con quella scelta - oltre a delegittimare tutte le proprie mosse precedenti - ha regalato un’inattesa vittoria ad un Enrico Letta che - pur guidando un Pd diviso e un’alleanza con i Cinque Stelle agli sgoccioli - ha potuto attribuirsi il ruolo di vero decisore.
Mentre Salvini, non contento di aver impallinato il proprio “padre nobile”, è riuscito a mandare in rovina quanto restava del centro destra.
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Meloni: “Ricostruiremo il centrodestra. Con Salvini e Berlusconi oggi non siamo alleati”
Forza Italia e le sue formazioni satellite sono ora pronte ad un accordo con Matteo Renzi e con Letta su un sistema proporzionale capace di restituire all’Italia un grande centro molto simile alla vecchia Dc. Per la grande rabbia di una Giorgia Meloni che anche superando, come promettono i sondaggi, il venti per cento, si ritroverà alla guida di un partito costretto all’eterna opposizione. Esattamente come lo fu prima dell’arrivo di Berlusconi l’antenato chiamato Msi.
Insomma Salvini alla fine è riuscito a cancellare non solo Berlusconi , ma anche lo scenario politico da lui plasmato. Ma questo è solo l’ultimo dei disastrosi naufragi inanellati dal presunto “capitano” in poco più di due anni e mezzo. Iniziò nel 2019 abbandonando la coalizione con i Cinque Stelle e regalando ad un Pd ai minimi storici il governo del paese. Un errore di calcolo replicato successivamente in tutte le elezioni in cui ha preteso di giocare il ruolo di regista dalle regionali in Emilia Romagna fino alle ultime comunali.
A questo punto i primi a chiedersi se sia il caso di lasciargli combinare altri disastri potrebbero essere Giancarlo Giorgetti, Luca Zaia e gli altri ufficiali di bordo di una Lega ormai priva di timoniere.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione.
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