Quando il sesso non è piacevole: la pandemia ha colpito la sfera intima

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Una coppia - Sputnik Italia, 1920, 31.01.2022
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Approfondimento
Come mostrano ricerche condotte in diversi paesi del mondo, durante la pandemia di COVID-19 uomini e donne hanno fatto l’amore meno spesso e ne hanno tratto meno godimento.
I ricercatori trovano spiegazione di questo fenomeno nei lockdown, nell’isolamento sociale e nell’aumento dell’ansia. Sputnik cerca di approfondire in questo articolo le prospettive relative al tasso di natalità.

COVID e sesso

"La pandemia influisce sulla vita sessuale?": questa è la domanda che si sono posti i ricercatori rumeni. Questi hanno trovato 64 articoli scientifici sull'argomento, redatti da scienziati di vari paesi, ma solo sette di questi erano di una qualità accettabile: ossia quelli di Stati Uniti, Regno Unito, Cina e Turchia. I risultati sono stati poco incoraggianti: dei quasi 7.000 volontari intervistati, la maggior parte ha notato una diminuzione dell'attività sessuale. In media, 4,4 volte inferiore rispetto al periodo precedente la pandemia, così calcolano gli autori della meta-analisi.
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Per esempio, in Turchia 1.356 persone hanno risposto a un questionario online diramato dagli scienziati nel giugno 2020 e molti hanno lamentato una diminuzione del desiderio sessuale. I single, i fumatori, i senza figli, i disoccupati e persino quelli con un partner fisso sono stati i rispondenti con i risultati peggiori. Particolarmente colpita è stata la sfera intima degli abitanti della regione metropolitana turca, probabilmente a causa delle misure antiepidemiche più severe e dell'alta incidenza della malattia.
In media, gli intervistati facevano sesso 1,8 volte a settimana prima della pandemia di COVID, ma ora lo fanno 1,3 volte a settimana. Di converso, hanno fatto ricorso alla masturbazione più spesso. È possibile che le persone temano di contrarre il coronavirus durante il rapporto sessuale e quindi preferiscono fare a meno di un partner, suggeriscono i ricercatori.
Indirettamente, il declino dell'attività sessuale è evidenziato anche dalla crisi del mercato dei contraccettivi. La società Karex, per esempio, ha registrato un calo delle sue vendite del 40%. Anche altri attori del mercato hanno notato un calo delle entrate. Una ragione è la riduzione degli acquisti da parte delle autorità e delle ONG. Inoltre, la popolazione ha meno ragioni di utilizzare contraccettivi a causa delle chiusure e delle cancellazioni dei viaggi.
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I dati recenti provenienti dal Lussemburgo mostrano un quadro analogo: la pandemia ha cambiato la vita di uno dei paesi più prosperi del mondo, nel quale vivono molti stranieri. La paura di contrarre il virus ha probabilmente aumentato la sensazione di ansia e contribuito alla diffusione della depressione. Delle 556 persone intervistate nell'inverno del 2021, molte hanno riferito una diminuzione dei contatti intimi e una diminuzione del piacere sessuale. Si è registrata invece una situazione leggermente migliore per le coppie assodate.
Durante le epidemie, spesso si registra un picco di disturbi mentali, ansia e sintomi depressivi. Queste sono tutte reazioni fisiologiche all'instabilità. L'istinto innato di autoconservazione negli esseri umani è noto per essere più forte del bisogno di continuare la specie. Non sorprende che la sessualità sia passata in secondo piano rispetto alla pandemia. La qualità della vita è diminuita di conseguenza. Quando il pericolo è passato, tuttavia, concludono i ricercatori rumeni, la vita intima tornerà alla normalità.

Il divario demografico e il baby boom

I tempi instabili portano spesso a un calo del tasso di natalità. È stato così durante le epidemie d'influenza spagnola del 1918-1920, la Grande Depressione negli Stati Uniti e la crisi economica globale del 2008. La situazione ora è simile.
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Negli ultimi 2 anni, in molti paesi sviluppati sono nati meno bambini, sostengono gli autori del rapporto dello United Nations Population Fund. Francia, Belgio, Italia e Spagna sono stati i paesi più colpiti.
Tuttavia, questo effetto è a breve termine e temporaneo, sottolinea il documento. Il calo si è verificato nell'inverno del 2021 e poi i valori sono aumentati bruscamente. Si registra persino una tendenza in aumento rispetto ai valori di partenza. Fa eccezione il Portogallo, che non è ancora uscito dalla depressione.
Negli Stati Uniti, la fertilità è stata negativa per anni e la pandemia ha soltanto esacerbato questo fenomeno. Ma il calo registrato in paesi come il Brasile, per esempio, è probabilmente dovuto a ritardi nella registrazione delle nascite.
Allo stesso tempo, i tassi di fertilità sono aumentati nelle regioni africane più povere, ma a spese di gravidanze indesiderate, anche tra le adolescenti. Il Malawi, per esempio, ha totalizzato un +11% rispetto al 2019. Un fattore da considerare in questo caso è l'interruzione dell'assistenza sanitaria per le donne, compresa quella relativa alle tecnologie riproduttive.
Al contrario, i paesi del nord Europa, come la Danimarca, la Norvegia e la Finlandia, stanno vivendo un vero e proprio baby boom. In Irlanda, nel secondo trimestre del 2021 è nato il 16,5% di bambini in più rispetto alla tendenza abituale. In Finlandia, tale incremento si è attestato al 7%.
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Sono molti i fattori che influenzano il tasso di natalità: l'economia, la politica, il livello di istruzione della popolazione. In periodi d'instabilità, la popolazione tende a rimandare l’espansione della propria famiglia, quindi il baby boom nel Nord Europa ha sorpreso gli scienziati. Si spiega questa anomalia con il fatto che nell’Europa settentrionale l’epidemia ha colpito di meno rispetto alle regioni meridionali. Inoltre, il supporto dello Stato alle famiglie è maggiore. Infatti, il congedo parentale è retribuito ed è consentito lavorare da remoto in modo che i genitori possano conciliare vita professionale e familiare.
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