Nanotecnologie in aiuto all'area archeologica di Pompei

© Sputnik . Leonardo ToloneseScavi di Pompei
Scavi di Pompei - Sputnik Italia, 1920, 31.01.2022
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Un aiuto alla preservazione dei siti archeologici giunge dalle nanotecnologie. A riportarlo Sabrina Zuccalà, presidente del Laboratorio di nanotecnologie internazionale 4ward360. Presi contatti oltre che con Pompei, anche con il parco di Selinunte.
L'innovazione tecnologica al servizio della storia: accade a Pompei, ma anche a Selinunte.
I due importanti siti archeologici del Belpaese sarranno aiutati infatti nella propria conservazione da nanotecnologie che sono state sviluppate "ad hoc".
Lo riferisce lo stesso presidente del Laboratorio di nanotecnologie internazionale 4ward360, Sabrina Zuccalà, come riportato da Adnkronos:

"Prosegue sempre con maggiori innovazioni la nostra ricerca nel campo delle nanotecnologie, con nuovi formulati che ci hanno permesso di individuare nuove tecniche per una protezione e una valorizzazione di importanti reperti storici. Oggi siamo pronti per dare un futuro alla storia e preservare dal decadimento due tra i più noti Beni Culturali del nostro paese. Abbiamo già preso contatti difatti con i parchi archeologici di Selinunte e Pompei”.

Il Laboratorio internazionale è un fiore all'occhiello per l'innovazione nel campo in particolare delle nanotecnologie messe al "servizio della storia".
Sul sito dell'azienda si riporta come focus principale della stessa "lo sviluppo e la produzione di formulati nanotecnologici per la protezione e conservazione delle superfici materiche (...) Nel 2008 l’azienda, dopo anni di studi in collaborazione con i più importanti Istituti Universitari ed esperti ricercatori, ha introdotto nel mercato nazionale e Internazionale il primo formulato nanotecnologico per conferire proprietà idro e oleo repellenti alle superfici porose in generale rivoluzionando, così, tutti i tradizionali sistemi protettivi conservativi fino al momento conosciuti e impiegati".
A Pompei come negli altri siti archeologici dispiegati lungo la Penisola, la conservazione dei materiali friabili dalle intemperie e dagli sbalzi di temperatura è fondamentale per preservare questi beni culturali minacciati da pioggia, nevicate, alternanza ciclica di caldo e freddo, grandine e altro.
Zuccalà prosegue sottolineando questo punto, come riferito ancora da Adnkrnos:
"Abbiamo lavorato per sviluppare nuove nanostrutture con migliorate performance fotocatalitiche, autopulenti, acustiche, antibatteriche, anticorrosive, idrofobiche, di veicolazione e rilascio controllato. La tecnologia rappresenta un ausilio sempre più rilevante e offre, allo stesso tempo, possibilità di sviluppo del territorio con ricadute occupazionali. In Italia, più che in altri Paesi, la cultura della conservazione del patrimonio storico è alla base dell'identità nazionale e incrocia l’economia, i saperi, l’innovazione, il futuro".
Il laboratorio vanta in attivo importanti collaborazioni internazionali, come quella che l'ha portato ad intervenire sull'esercito di terracotta di Xian, o sul relitto della nave romana di Marausa, nave risalente al III secolo d.C. e il cui relitto è stato recuperato sulla costa di Trapani.
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Anche su questo relitto sono state impiegate le nanotecnologie.
Conclude il suo intervento spiegando che cosa vuol dire "conservazione dei materiali":
"Proteggere la materia significa: bloccare il deterioramento, mantenere la pulizia di superficie, eliminare la possibilità delle formazioni di muffe, rendere i monumenti antigraffiti, abbiamo oggi 'l'elisir' nanotecnologico per conservare la storia".
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