South Working: la nuova modalità di lavoro per ridurre i divari territoriali

© Foto : Comune SalemiIl comune di Salemi
Il comune di Salemi - Sputnik Italia, 1920, 30.01.2022
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Ve lo ricordate il film di Visconti “Rocco e i suoi fratelli”? C'era una volta il Sud che emigrava al Nord per trovare un lavoro degno e stabile e ora con la pandemia globale molti lavoratori meridionali hanno possibilità di tornare nel luogo d’origine.
Si chiama South Working – il progetto mirato a diffondere la possibilità̀ di lavoro agile da dove si desidera, in particolare dalle regioni del Sud – quindi non più a Parigi, Londra, Barcellona ma da casa di mamma e papà.
Che cos’è South Working? Quali sono i vantaggi di lavorare al Sud? Potrebbe diventare una opportunità per il rilancio dell'economia territoriale?
Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Elena Militello, Dottoressa di ricerca in Diritto e Scienze umane e Ideatrice del progetto “Southworking - Lavorare dal Sud”.
-Dott.ssa Militello, cosa vi ha spinto a creare il progetto South Working?
-South Working® è nato nel marzo del 2020, nel pieno della prima ondata della pandemia da Covid-19 che ha spinto tantissime persone, me compresa, a decidere di tornare nei propri territori d’origine, specie al Sud e nelle aree interne ma anche in Italia dall’estero, anche per stare vicini alle proprie famiglie dopo le separazioni forzate dovute al lockdown.
Il mio percorso di studio e di lavoro mi ha portato in diverse parti d’Italia e nel mondo, da Milano fino alla Germania, al Lussemburgo e agli Stati Uniti, ma ho sempre coltivato il desiderio di ritornare a Palermo, la mia città d’origine.
Pensiamo che questo sia un desiderio condiviso da moltissimi lavoratori e, se qualcosa di positivo può essere tratto dalla terribile esperienza della pandemia, è la presa di coscienza che la presenza obbligatoria in ufficio sia legata a un modello di lavoro ormai desueto.
La pandemia ha mostrato, come suo effetto inaspettato, che è davvero possibile lavorare in modo agile da dove si desidera e South Working® è nato proprio per creare, specialmente nelle aree interne del Sud Italia, i prerequisiti infrastrutturali necessari per realizzare questo obiettivo.
Come associazione, identifichiamo questi prerequisiti fondamentali in:
infrastrutture di mobilità, in modo da potersi spostare velocemente
una connessione Internet veloce e la presenza di spazi di lavoro condiviso da dove sia possibile lavorare in modo efficiente e rispettando spazi di socialità
Noi li chiamiamo “presidi di comunità”, ovvero spazi di coworking, coliving, cohousing, molto radicati sul territorio, dove si possa svolgere il proprio lavoro non da casa ma in modo condiviso.
Noi infatti non incentiviamo il lavoro ‘da casa’ in quanto tale, come ancora purtroppo molti intendono lo smart working, ma intendiamo il lavoro agile come lavoro per obiettivi che porti a una restituzione di competenze, idee e progetti ai territori, in modo da renderli attrattivi per nuove categorie di lavoratori.
-La crisi è sempre stata un motore eccezionale in grado di partorire innovazione. Se non fosse stato per la pandemia, la vostra iniziativa avrebbe preso comunque corpo?
-La pandemia ha sicuramente dato modo al progetto di emergere ma, come abbiamo avuto modo di constatare in quasi due anni di vita dell’associazione, il desiderio di rivoluzionare i modelli lavorativi in modo da renderli più flessibili e attenti al benessere dei lavoratori era già presente in modo sotterraneo in molti giovani che erano stati costretti a emigrare per migliori opportunità di lavoro o di studio e che avevano mantenuto un rapporto stretto con i loro territori di origine.
La pandemia ha dato una poderosa spinta in avanti e ha spinto tanti di noi a rimettere in discussione le proprie priorità e i propri equilibri, ma il cambiamento è inevitabile, specie perché esistono ormai le tecnologie e gli strumenti per poterlo attuare.
-Cosa propone il progetto per stimolare queste modalità di lavoro?
-South Working® lavora su tre assi:
1.
in primo luogo ci occupiamo di advocacy, proposte di politiche pubbliche per incentivare il South Working;
2.
al contempo abbiamo sviluppato un Osservatorio sul South Working per studiare il fenomeno in collaborazione con università e centri di ricerca;
3.
trasversalmente ci occupiamo anche di creazione di reti di collaborazione per l’innovazione sociale. Concentriamo la nostra attenzione sui diversi portatori di interesse, e in primo luogo sulle lavoratrici e i lavoratori: i loro bisogni, necessità, desideri.
Applichiamo un approccio ‘bottom-up’, partendo dal basso per tradurre queste istanze in proposte concrete da sottoporre a enti, istituzioni e aziende. Il nostro obiettivo è insomma creare connessioni, mettendo in comunicazione i diversi soggetti per favorire lo scambio di buone pratiche e incentivare l’applicazione di modelli lavorativi sostenibili.
Nella pratica, South Working® si impegna a sottoscrivere diversi protocolli d’intesa con Comuni, Reti di Comuni, Associazioni ed Enti affinché si impegnino a mettere a disposizione le loro risorse per favorire il lavoro agile.
Abbiamo inoltre creato uno strumento di welfare, la South Working® eCard, che permette ai lavoratori che la richiedono di ottenere una scontistica sui servizi offerti dai vari presidi di comunità che fanno parte della nostra Rete.
Al momento collaboriamo con oltre 50 realtà in tutta Italia, prevalentemente al Sud ma non solo: infatti abbiamo piacevolmente riscontrato un interesse anche nelle aree del Centro e Nord Italia.
D'altronde, lo spopolamento delle aree interne è un problema che affligge tutto il paese. Come ripetiamo spesso, ‘siamo tutti il Sud di qualcun altro’.
Roberto Castaldo - fondatore di 4 M.A.N. Consulting, Performance Management Specialist
 - Sputnik Italia, 1920, 14.11.2021
Smart working: un male o un’opportunità per professionisti e imprese?
-Lei stessa è tornata alla sua città natale Palermo nonostante il contratto in Lussemburgo. Perché ha deciso di fare questa mossa coraggiosa?
-Sono sempre stata profondamente legata alla mia città e alla mia terra: il mio desiderio era quello di portare a Palermo e anche in altri luoghi che porto nel cuore - i quattro paesi di quattro diverse province della Sicilia da cui provenivano i miei nonni - ciò che ho imparato nel corso dei periodi vissuti in diverse parti del mondo.
Ovviamente viaggiare e conoscere tante culture e persone diverse è stato fondamentale per la mia formazione. Ho sempre però conservato il sogno di avere la Sicilia come base, pur desiderando continuare a viaggiare e conoscere.
Quando è iniziata la pandemia mi trovavo in Lussemburgo, dove lavoravo come assegnista di ricerca per l'Università locale. Dopo aver trascorso lì il primo lockdown, lontana dal mio Paese e dalla mia famiglia, ho avvertito ancora più forte il desiderio di tornare per periodi più lunghi e stabili delle vacanze.
© FotoElena Militello
Elena Militello - Sputnik Italia, 1920, 30.01.2022
Elena Militello
-Il South Working non è solo un beneficio per chi desidera rimanere nel proprio luogo di origine, ma è anche un'incredibile opportunità per le aziende, è così? Da fenomeno momentaneo potrebbe diventare una possibilità concreta di sviluppo per il Mezzogiorno?
-Assolutamente sì e uno dei nostri obiettivi è infatti diffondere il più possibile la cultura aziendale del lavoro agile: un’azienda che metta al primo posto il benessere dei propri lavoratori ricaverà sicuramente delle performance migliori.
Sono già tante le aziende che stanno sperimentando delle forme nuove di modelli lavorativi: alcune hanno optato per un modello completamente da remoto, soprattutto nell’ambito dell’informatica; molte invece hanno preferito una forma ibrida, come noi consigliamo, evitando obblighi di presenza ogni settimana ma lasciando alcuni momenti di creatività e di riflessione ogni mese o ogni due mesi in presenza.
Purtroppo riscontriamo ancora una certa ritrosia da parte di una minoranza più o meno consistente, specie nella pubblica amministrazione, ma i feedback dei lavoratori puntano tutti nella stessa direzione: il lavoro agile fa bene al lavoratore e anche all'azienda stessa. Rifiutarsi di cambiare approccio inizia a diventare un atteggiamento dettato più dall'ideologia che da ragioni pratiche.
Permettere alle persone di poter svolgere il proprio lavoro da dove desiderano crea un capitale umano ed economico i cui vantaggi sono soprattutto per i territori, che si ripopolano e diventano più attrattivi, con una rivitalizzazione dal punto di vista culturale, sociale ed economico.
© FotoIl Sud è possibile, lo slogan di South Working
Il Sud è possibile, lo slogan di South Working - Sputnik Italia, 1920, 30.01.2022
Il Sud è possibile, lo slogan di South Working
-Qual è la regione del Sud che ha accolto e sta accogliendo più South Worker?
-South Working® è nato in Sicilia ed è qui che stiamo riscontrando la risposta più consistente da parte dei lavoratori agili e dei comuni che sono entrati a far parte della nostra Rete, ma l'associazione è attiva in tutte le regioni del Sud, compresa la Sardegna.
Da un recente studio sul mercato immobiliare è emerso che la Sicilia, la Sardegna e la Calabria hanno avuto un’importante impennata nell’ultimo anno: le persone sono tornate in questi territori e hanno acquistato immobili, quindi con l’idea di rimanere.
-Il South Working, a Suo avviso, avrebbe delle ricadute positive sull'intera rete sociale, per esempio in termini di ripopolamento delle aree depauperate?
-Lavorare da dove si desidera fa bene soprattutto ai territori: lo spopolamento è un problema che ha riguardato il Sud e le aree interne per anni e South Working® prova a risolverlo applicando un approccio diverso, partendo dai lavoratori.
Se i territori sono attrattivi, se un lavoratore può trovare al Sud delle opportunità di lavoro magari per un’azienda locale o del Nord Italia, sarà incentivato a rimanere al Sud, o a tornare.
Questo riporterebbe vitalità - non soltanto in termini di iniezioni di liquidità ma anche di nuovi investimenti e partecipazione in attività locali - in quei territori e finanche quei borghi che negli ultimi decenni hanno visto un progressivo abbandono e di conseguenza un’incuria dovuta soprattutto allo spopolamento e alla mancanza di persone.
Distribuire il lavoro su tutto il territorio italiano è necessario per colmare l’intollerabile divario economico, culturale e sociale che esiste ancora tra le aree urbane e le aree marginalizzate del paese.
-Secondo le Sue stime, il lavoro che non guarda ai confini è destinato a durare? Qual è il vostro obiettivo di lungo periodo?
-Siamo consapevoli che le rivoluzioni non avvengono dall’oggi al domani: gli ostacoli sono tanti, le difficoltà non mancano, le forze che cercano di opporsi al cambiamento neppure ma noi di South Working® agiamo con la certezza che il desiderio dei lavoratori di poter scegliere dove vivere e svolgere la propria attività è più che vivo che mai.
Siamo convinti che non sia più possibile tornare indietro alla situazione pre-pandemia e che questi ultimi due anni abbiano fatto fare al tema del lavoro agile un salto in avanti di un decennio.
Quindi, in questo momento storico di continue evoluzioni e di sviluppo della “nuova normalità”, South Working® vuole continuare a monitorare il fenomeno e lavorare affinché sempre più realtà si uniscono al nostro progetto per poter rendere il lavoro veramente agile.
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