Casini: “Mattarella è la soluzione migliore, i tecnici non possono sostituire la politica”

© AFP 2022 / Alberto Pizzoli Итальянский политик Пьер Фердинандо Казини
Итальянский политик Пьер Фердинандо Казини - Sputnik Italia, 1920, 30.01.2022
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Diversi errori da parte del premier ma “è una risorsa” e “non credo che abbia bloccato la mia candidatura” al Quirinale. L’ex presidente della Camera commenta la tornata per il Colle.
“Forse sì”, risponde Pier Ferdinando Casini a chi chiede se la sua elezione al Quirinale è stata vicina. “Ma in politica ci sono sempre le montagne russe. Ho sempre avuto la convinzione che alla fine sarebbe prevalsa una soluzione diversa. E tra queste, Mattarella è di certo la migliore”.
Parlando a Repubblica in una lunga intervista a poche ore dalla rielezione del capo dello Stato, all’ex presidente della Camera interessa tenere un punto fermo: la necessità del ritorno della centralità della politica e del Parlamento.
“Ho visto sette Presidenti della Repubblica. Cossiga, Scalfaro, Ciampi, Napolitano uno e due, Mattarella uno e due. Era ipotizzabile che i candidati non venissero dalla politica, a quei tempi? No. I tecnici non possono pensare di sostituire la politica”.
Casini è stato ieri, per diverse ore, il possibile candidato di centro e di parte della sinistra, con Forza Italia che lo aveva proposto apertamente dopo la spaccatura con gli alleati di centrodestra.
“Quando ho visto che la ridda di ambizioni personali di chi dovrebbe solo servire il Paese è diventata prevalente, ho fatto un passo indietro e ho detto: viva Mattarella”, racconta.

Rispetto i tecnici, ma la politica deve tornare centrale

Casini commenta la foto da giovane pubblicata su Instagram per raccontare la sua passione che viene da lontano.
“L’unico principio che mi stava a cuore era la credibilità del Parlamento e della politica. Si è molto discusso del mio profilo Instagram, dove ho scritto durante le votazioni: ‘La passione politica è la mia vita’. Volevo affermare che se la politica è in crisi, è certamente colpa della politica, ma anche che in nessuna parte del mondo si è ipotizzato di cambiare le cose con strumenti diversi dalla politica”.
E per Casini, “il fatto che tra i principali candidati alla Presidenza non ci fossero parlamentari, ad eccezione della Presidente del Senato e del sottoscritto, è il segno devastante della subalternità di una politica marginalizzata”.
Un ragionamento secondo cui, se i tecnici sono “essenziali per il funzionamento della vita democratica” non possono sostituire la politica e i politici “non possono avere il complesso di autosufficienza”.
“Se il Parlamento, che ha affidato a un tecnico la guida dell’Italia, non afferma la sua centralità, non va bene. E per fortuna l’ha fatto con Mattarella, alla fine”.

L’ambizione di Draghi ha pesato

Per Casini la sua candidatura non è andata oltre anche per altri motivi, per il no di Meloni e Salvini, “comprensibile”, per i dubbi del M5s, “mi sarei preoccupato del contrario, per me e per loro”.
“Ho recuperato uno straordinario rapporto umano con la comunità del Pd, con Renzi e con Silvio Berlusconi. Non ho niente da rimproverare a nessuno, sia chiaro”.
Il peso dell’ambizione del premier, che voleva salire al Colle, è “sotto gli occhi di tutti. E mi sembra che non sia servito come ricostituente del governo”.
Ma questo non significa che Draghi abbia ostacolato Casini. “Non credo alle parole attribuite al Presidente del Consiglio nei confronti di una mia eventuale Presidenza, perché il mio rapporto con lui è stato fantastico. D’altronde, sono stato messo quasi sotto accusa quando presiedevo la commissione banche perché dicevano che ero il difensore d’ufficio di Draghi”.
“Penso che sia una risorsa per l’Italia e sia fondamentale rafforzare il suo governo, non indebolirlo”.
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