Crisi energetica, la chiave potrebbe essere il carbone indonesiano

© Foto : Pixabay/HangelaUna miniera di carbone
Una miniera di carbone - Sputnik Italia, 1920, 29.01.2022
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Approfondimento
L'Asia si sta muovendo verso l’ennesima crisi energetica. L'Indonesia, il più grande esportatore di carbone, ha sospeso le spedizioni fino alla fine di gennaio. Se il divieto verrà esteso o se si verificheranno forti gelate, i prezzi mondiali dei combustibili solidi raggiungeranno i prezzi del gas.
In quest’articolo, Sputnik ha approfondito la pericolosità di questa situazione.

Dal divieto all’aumento dei prezzi

L'Indonesia ha una regola: le società produttrici di carbone inviano almeno il 25% della loro produzione al mercato interno a 70 dollari alla tonnellata, ossia la metà del prezzo di mercato.
Tuttavia, secondo le autorità, le aziende non hanno rispettato questo requisito. Di conseguenza, le centrali elettriche sono rimaste senza carburante. Ecco perché le esportazioni sono state vietate fino alla fine del mese.
E le tariffe sono aumentate bruscamente: in Europa del 15%, fino a 135 dollari per tonnellata, in Asia fino a 197 dollari.
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L'Indonesia ha spedito circa 400 milioni di tonnellate di carbone al mercato mondiale nel 2020. I maggiori consumatori sono Cina, India, Giappone e Corea del Sud, che rappresentano circa il 70% delle esportazioni. Nei primi 11 mesi dello scorso anno, per esempio, la Cina ha importato circa 178 milioni di tonnellate. Praticamente tutte le centrali elettriche nelle province sud-orientali del Paese sono alimentate a carbone.
L'Indonesia ha persino superato il suo principale concorrente, l'Australia. Secondo una stima preliminare di Bloomberg, nel 2021 Jakarta ha venduto il doppio di Canberra, ossia 480 milioni di tonnellate.
In tal senso, i cinesi hanno aiutato gli indonesiani. Infatti, Pechino si è rifiutata di comprare carbone dagli australiani per ragioni politiche e Canberra non è più in grado di colmare il deficit di mercato, pertanto si è già orientata nuovamente verso India, Giappone e Corea del Sud.
La Cina, da parte sua, ha compensato il deficit di approvvigionamento con materie prime provenienti dalla Russia e dagli Stati Uniti, ma gli americani hanno scarsa capacità di riserva. L'anno scorso, le esportazioni di carbone dagli Stati Uniti sono aumentate del 30%, mentre il consumo interno è aumentato del 18%.
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Troppo presto per farla finita

Il carbone è considerato una risorsa obsoleta. I paesi sviluppati hanno intrapreso un percorso di decarbonizzazione. Tuttavia, la crisi energetica scoppiata l'anno scorso ha dimostrato che è troppo presto per cancellare del tutto questo combustibile. Infatti, non è sensibile alle condizioni climatiche, a differenza dei pannelli solari e delle turbine eoliche, ed è più facile da trasportare del gas naturale. Non c'è bisogno di costruire condutture o impianti di liquefazione.
Ecco perché il mercato mondiale è ora congelato, in attesa che le forniture indonesiane riprendano. Soprattutto i paesi della regione Asia-Pacifico (APR), dove la produzione di elettricità è principalmente a carbone, sono in difficoltà.
Le carenze minacciano la comparsa di seri problemi per l'India e la Cina, come è successo lo scorso autunno. Il fatto è che trovare alternative a questo combustibile solido a breve termine non è facile.
I prezzi del carbone stanno aumentando e questo porterà alla formazione di prezzi più alti per altre risorse energetiche, avverte Ivan Belkin, direttore generale di Label Home Inc.
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Inoltre, l'aumento della domanda di gas naturale liquefatto in Asia stimolerà l’aumento delle quotazioni del combustibile blu in Europa. Qui si toccano già i massimi giornalieri.
"Di conseguenza, il prezzo dei beni prodotti nei Paesi dell'Asia-Pacifico salirà. Questa è una parte enorme del mercato globale delle materie prime", aggiunge la fonte di Sputnik.

Cambia il gioco in tavola

Il paese più in difficoltà è la Cina. Il Paese detiene abbastanza riserve interne per compensare la mancanza di importazioni, ma solo se il divieto d'esportazione dall'Indonesia sarà revocato alla fine di gennaio.
Ci sono preoccupazioni anche in Giappone. Il governo ha chiesto a Jakarta di consentire la vendita di carbone ad alto contenuto calorico, perché le centrali indonesiane non lo utilizzano.
Jakarta sostiene di aver incrementato il volume delle riserve nelle centrali termoelettriche locali.
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La sospensione delle esportazioni ha evitato la formazione di carenze. Tuttavia, le autorità intendono cambiare le regole del gioco, aumentando le forniture domestiche obbligatorie.
Per la Russia, in qualità di esportatore d'energia, la situazione è vantaggiosa. Secondo i dati preliminari del Ministero dell'Energia, Mosca ha esportato 227 milioni di tonnellate di combustibile solido all'estero nel 2021, segnando un aumento del 7% rispetto al 2020. Inoltre, 129 milioni di tonnellate sono state vendute ai paesi dell'Asia-Pacifico, mentre solo 50 all’Europa.
Tuttavia, per aumentare le esportazioni asiatiche è necessaria la modernizzazione e l'espansione dell'infrastruttura ferroviaria. La capacità della ferrovia Baykal-Amur e della Transiberiana sono limitate.
Ad ogni modo, le battute di arresto legate al carbone indonesiano sono un asso nella manica della Russia. "Può essere usato a suo vantaggio nell’ambito dei negoziati volti a costruire una nuova rotta verso la Cina mediante il gasdotto Potere della Siberia 2. In questo modo, si creerà un'alternativa al carbone", sostiene Ivan Belkin.
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Molto probabilmente, questa volta si riuscirà ad evitare la crisi energetica. Infatti, non è nell'interesse di Giacarta esacerbare la situazione. “L’Indonesia dipende dalle esportazioni non meno di quanto altri paesi asiatici dipendano dalle sue importazioni. E sta comunque valorizzando la sua posizione sul mercato", afferma Mark Goichman, economista del TeleTrade Information and Analysis Centre.
Secondo alcune evidenze non ancora confermate, le autorità indonesiane hanno autorizzato il carico di 14 navi. Altre 120 stanno attendendo il via libera per lasciare il porto.
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