Avellino, emesse 4 condanne per la vicenda del sito di smaltimento amianto dell'Irpinia "Isochimica"

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Rotaie - Sputnik Italia, 1920, 29.01.2022
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48 decessi documentati tra gli operai della fabbrica di smaltimento del pericoloso materiale. Per i pm di Avellino è risultato evidente il collegamento tra la mansione svolta negli anni e i decessi.
Nell'ottica del post-terremoto, l'Isochimica, fabbrica di smaltimento, oggi in attesa a sua volta di essere smantellata e smaltita, doveva essere il punto di partenza per un rilancio economico della zona.
Il sito, aperto dal gruppo Graziano nei lontani anni '80, doveva essere già chiuso da tempo, stando alla volontà degli stessi operai.
Ma fu solo dopo il 1989 che, grazie all'intervento del pretore di Firenze, Beniamino Deidda, si vide chiudere i battenti, secondo quanto riferisce l'Agi.
Deidda indagava nella lontana Firenze su alcune "morti sospette" causate dall'amianto presente nelle carrozze che provenivano dall'impianto di risanamento irpino.
Nel tempo, il sito industriale era diventato uno dei più grandi giacimenti di amianto d'Europa.
Difatti, al borgo "Ferrovia" di Avellino, si segnalava da diverso tempo la presenza di patologie correlate alle fibre di amianto, come il "mesotelioma pleurico, ma anche l'asbestosi, la fibrosi polmonare e il carcinoma polmonare".
Gli operai lavoravano il pericoloso materiale a mani nude, privi di protezione di sorta, sebbene la pericolosità fosse nota da tempo.
Ora, dopo decenni, arrivano le prime condanne.
L'Agi, l'agenzia giornalistica italiana, ne riporta la notizia, motivando gli arresti come::

"Giudicati colpevoli di disastro ambientale e omicidio colposo plurimo e per una serie di violazioni sulle norme di tutela ambientale e sicurezza nei luoghi di lavoro due funzionari di Ferrovie dello Stato, Aldo Serio e Giovanni Notarangelo, e due ex dirigenti di Isochimica, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca", riferisce l'Agi.

Per tali reati è prevista la reclusione fino a dieci anni.
Per tutti gli altri 23 imputati, i giudici del tribunale di Avellino hanno decretato l'assoluzione.
Il risarcimento per i familiari delle vittime ammonta a 50mila euro.
La fabbrica in questione aveva visto un'insolita protesta nell'84 nel panorama del mondo lavorativo italiano: erano stati infatti gli stessi operai, consapevoli dei rischi che correvano lavorando nel sito tutti i giorni, a chiederne la chiusura.
Dopo un'ispezione dei medici della clinica universitaria, si era predisposto l'uso di mascherine protettive, tute e caschi, ma da ulteriore perizia sulle stesse tute, si era trovata una quantità di amianto quattrocento volte superiore al consentito.
I caschi, a loro volta, non facevano altro che far respirare agli operai la stessa aria del capannone intrisa di fibre di amianto.
A maggio del 2014 il sito era stato messo sotto sequestro.
Per i periti nel rione Ferrovia, dove operava l'Isochimica "ci sono cinquecento enormi cubi di amianto cemento friabile e deteriorato e sotto terra ci sono 2.276 tonnellate di amianto. Nell'aria, ci sono fibre libere e respirabili".
Da analisi dell'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente della Campania, si è accertata la presenza di "27 fibre di amianto per litro d'aria nel borgo Ferrovia, mentre, stando alle raccomandazioni dell'Oms, non ce ne dovrebbe essere nemmeno una".
Di questi giorni la notizia delle condanne. Elio Graziano, l'imprenditore a capo del gruppo, è nel frattempo morto nel 2017, dopo aver aperto un ulteriore impianto di smaltimento dell'amianto a Pianodardine, sempre nell'avellinese.
Stephan Schmidheiny 1996 - Sputnik Italia, 1920, 24.01.2020
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