Quirinale, verso l'ennesima fumata nera? Il centrodestra: "Ok a nome di alto valore istituzionale"

© Foto : Twitter / Roberto_FicoElezione del nuovo Presidente della Repubblica
Elezione del nuovo Presidente della Repubblica - Sputnik Italia, 1920, 27.01.2022
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Il centrodestra, il Pd e Italia Viva annunciano che voteranno ancora scheda bianca. Si lavora per raggiungere un accordo entro venerdì. Il centrodestra: "Disponibili a votare un nome di alto valore istituzionale".
“Il centrodestra ha deciso di proporre la disponibilità a votare un nome di alto valore istituzionale. Per consentire ai grandi elettori di tutti i gruppi di superare veti e contrapposizioni, e di convergere per dare all’Italia un nuovo presidente della Repubblica, la coalizione ha deciso di dichiarare il proprio voto di astensione nel voto odierno. Il centrodestra è pronto a chiedere di procedere domani con la doppia votazione”.
Con un comunicato diramato a pochi minuti dall’inizio della quarta votazione, dopo il vertice di stamattina negli uffici della Lega con Salvini, la Meloni, Tajani e i centristi Toti, Cesa e Lupi, il centrodestra ha annunciato che voterà compatto scheda bianca.
Così faranno anche i grandi elettori Pd, che si sono visti ieri sera, e quelli di Italia Viva. Ad anticipare l’ennesima fumata nera nella votazione di oggi era stato proprio Matteo Renzi, che prevede un accordo nella giornata di domani.
"Oggi sarà un'altra giornata di tempo perso. – ha commentato l’ex premier - Per me è sbagliato ma ne prendo atto”. “Non c'è più tempo però: domani l'Italia deve avere un presidente, ne va della credibilità del Paese", avverte.
Matteo Renzi - Sputnik Italia, 1920, 27.01.2022
Renzi su elezioni Quirinale: si chiude domani, non oggi
Intanto, si fatica a trovare la quadra su un nome condiviso. Ieri, il segretario Dem, Enrico Letta aveva bocciato l’ipotesi di convergere sulla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati. “È il modo per far saltare tutto”, aveva scritto in un tweet.
E in serata, dopo la riunione con i grandi elettori Pd, aveva fatto sapere che i Dem vogliono “un presidente non di parte, autorevole e istituzionale”.
Il leader del Pd elenca almeno tre punti fermi. Il primo è che “non deve esserci un presidente di destra”. Poi, che bisogna rimanere “nel perimetro della maggioranza che sostiene l'esecutivo” e assicurare “la tenuta del governo”.
Ma trovare una sintesi è una vera e propria sfida. Scartata la terna proposta dal centrodestra sul tavolo resta la triade Mario Draghi, Elisabetta Belloni e Pierferdinando Casini. Il leader leghista Matteo Salvini, però, resta scettico.
"Casini? È uno che è stato eletto con il Pd. Una proposta della sinistra", ha detto stamattina ai cronistiб entrando al vertice del centrodestra.
“Nella situazione in cui siamo nessuno schieramento precostituito, nessuna coalizione può pensare di eleggere il presidente della Repubblica suo, di parte, che non rappresenti tutti", è il pensiero del presidente del M5S, Giuseppe Conte.
La quarta votazione è iniziata alle 11. Da oggi, per eleggere il presidente della Repubblica bastano 505 voti. A contrassegnare la giornata di ieri sono stati i 125 voti raccolti dal presidente Sergio Mattarella, i 114 di Guido Crosetto, indicato da Giorgia Meloni, e l'ipotesi della discesa in campo dell'ex giudice della Corte Costituzionale, Sabino Cassese, poi smentita.
Ieri sera, infatti, il quotidiano Il Foglio aveva lanciato un'esclusiva su un presunto incontro tra Salvini e il giurista nel quartiere romano dei Parioli. Era stato lo stesso leader leghista qualche ora dopo, a chiarire come non ci fosse stato alcun faccia a faccia tra i due.

Crosetto, invece, è stato votato da 114 grandi elettori, molti di più dei 63 di Fratelli d'Italia. Per questo c'è chi, come il Corriere della Sera, legge in quei numeri la "conta" dei dissidenti del centrodestra che non sono pronti a scegliere un candidato centrista, come ad esempio Casini.

Anche per questo, come si legge in un retroscena pubblicato sul Giornale, Salvini avrebbe deciso di non andare alla prova dei numeri con il nome della Casellati, per poi ripiegare su Casini come compromesso.
Sullo sfondo c'è sempre il nome dell'attuale premier. Per qualcuno, come l'ex ministro Spadafora, citato dal Corriere, non è escluso che alla fine, in mancanza di alternative, si decida di convergere sul suo nome.
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