Quel "lockdown" di fatto nelle città italiane: così Omicron ha desertificato la Capitale

© Sputnik . Evgeny UtkinIl periodo dei saldi nei negozi di Milano
Il periodo dei saldi nei negozi di Milano - Sputnik Italia, 1920, 24.01.2022
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I dati di Roma Mobilità mostrano un calo significativo del traffico e degli accessi alle metropolitane rispetto al mese di novembre. E con Omicron è crisi anche per bar, ristoranti, negozi e alberghi.
Il traffico ormai sembra un ricordo, i mezzi pubblici viaggiano semi vuoti, i ristoranti e le caffetterie sono quasi deserti. Tra quarantene, smart working, didattica a distanza e paura del contagio, la variante Omicron ha fatto piombare le principali città italiane in un lockdown di fatto.
Gli ultimi dati diffusi dall’agenzia Roma Mobilità, per quanto riguarda la Capitale, sono eloquenti: su via Cristoforo Colombo il 20 dicembre circolavano in media 246 veicoli ogni ora, mentre all’inizio di novembre erano 904.
Anche bus e metro restano semi vuoti. A dicembre gli accessi sulla metro A sono calati del 30 per cento. Sono stati il 35 per cento in meno rispetto a novembre anche gli utenti della metro B, mentre sulla B1 i passeggeri si sono addirittura dimezzati.
Non sono solo i romani a mancare, ma anche i turisti, come testimoniano bar e ristoranti del centro storico. Gli esercenti, come quelli interpellati dal quotidiano Avvenire, parlano di una riduzione del lavoro, complici anche le regole più stringenti, con l’obbligo di esibire il green pass anche per consumare un caffè al bancone. E a soffrire sono anche i negozi.
Confcommercio stima un calo del 10 per cento per il settore abbigliamento e calzature nel 2021 e una perdita del 27,3 e 35 per cento per ristoranti e alberghi. Un trend che, secondo l’organizzazione, non si invertirà prima del 2023.
L’allarme, per quanto riguarda gli hotel, era arrivato nei giorni scorsi dal presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli. Oggi, aveva detto a Sputnik Italia, l’occupazione nelle strutture romane non supera il 20 per cento.
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E così, secondo l’organizzazione di categoria, dopo il caso dell’hotel Majestic di via Veneto e dello Sheraton di viale del Pattinaggio, nella Capitale potrebbero essere altre le attività costrette a chiudere i battenti.
“Il sistema – ha detto Roscioli a Sputnik - è definitivamente andato in cortocircuito. Non esistendo sufficienti fondi di cassa – tanto più nei casi di strutture chiuse da mesi, che a Roma sono ben 350 su 1.250 – senza adeguate misure di sostegno sta diventando impossibile per moltissimi di noi mantenere al proprio posto i nostri collaboratori”.
Insomma, nelle grandi città italiane in queste settimane gli unici posti affollati rimangono le farmacie con le lunghe attese di chi si mette in fila per fare il tampone.
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