Papa Francesco: “Stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte”

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Papa Francesco celebra Domenica delle Palme tra pochi invitati - Sputnik Italia, 1920, 24.01.2022
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Dal Papa arriva un monito: no al "duologo", no "all'infodemia" e no alla "tentazione di origliare e spiare", sì invece alla capacità di ascolto e un apprezzamento per podcast e chat audio.
Nella giornata dedicata a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e figura a cui Don Bosco dedicherà la sua congregazione dei salesiani, risuonano forti le parole di Papa Francesco che sul tema “Ascoltare con l’orecchio del cuore” ha affidato il suo messaggio per l’annuale Giornata delle comunicazioni sociali, che si celebrerà il 29 maggio.
“Stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte, sia nella trama normale dei rapporti quotidiani, sia nei dibattiti sui più importanti argomenti del vivere civile”, questo il monito del Papa.
“Allo stesso tempo, l’ascolto sta conoscendo un nuovo importante sviluppo in campo comunicativo e informativo, attraverso le diverse offerte di podcast e chat audio" a conferma che l’ascoltare rimane essenziale per la comunicazione umana.
Il Pontefice ha poi proseguito nella sua disamina portando questo esempio: “ad un illustre medico, abituato a curare le ferite dell’anima, è stato chiesto quale sia il bisogno più grande degli esseri umani. Ha risposto: ‘Il desiderio sconfinato di essere ascoltati? Un desiderio che spesso rimane nascosto, ma che interpella chiunque sia chiamato ad essere educatore o formatore, o svolga comunque un ruolo di comunicatore: i genitori e gli insegnanti, i pastori e gli operatori pastorali, i lavoratori dell’informazione e quanti prestano un servizio sociale o politico”.
“Tutti – prosegue il Papa – abbiamo le orecchie, ma tante volte anche chi ha un udito perfetto non riesce ad ascoltare l’altro. C’è infatti una sordità interiore, peggiore di quella fisica. L’ascolto, infatti, non riguarda solo il senso dell’udito, ma tutta la persona. La vera sede dell’ascolto è il cuore”.
“Non si può che ripartire ascoltando ciò che ci rende unici nel creato: il desiderio di essere in relazione con gli altri e con l’Altro. Non siamo fatti per vivere come atomi, ma insieme”, continua Bergoglio soffermandosi su uno dei mali della società odierna, l’origliare che è: “ una tentazione sempre presente e che oggi, nel tempo del social web, sembra essersi acuita…strumentalizzando gli altri per un nostro interesse. Al contrario, ciò che rende la comunicazione buona e pienamente umana è proprio l’ascolto di chi abbiamo di fronte”.
Per il pontefice “la mancanza di ascolto, che sperimentiamo tante volte nella vita quotidiana, appare purtroppo evidente anche nella vita pubblica, dove, invece di ascoltarsi, spesso ci si parla addosso” dove “più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all’ascolto, si è attenti all’audience”.
In opposizione a questo il Pontefice sottolinea come invece la buona comunicazione: “non cerca di fare colpo sul pubblico con la battuta ad effetto, con lo scopo di ridicolizzare l’interlocutore, ma presta attenzione alle ragioni dell’altro e cerca di far cogliere la complessità della realtà”, sottolineando poi come sia: “triste quando, anche nella Chiesa, si formano schieramenti ideologici, l’ascolto scompare e lascia il posto a sterili contrapposizioni”.
La disamina del Pontefice continua prendendo nota del fatto che: “in molti dialoghi noi non comunichiamo affatto. Stiamo semplicemente aspettando che l’altro finisca di parlare per imporre il nostro punto di vista” e come: “in queste situazioni, come nota il filosofo Abraham Kaplan, il dialogo è un "duologo", un monologo a due voci.“
Secondo il Pontefice: “Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo. Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza”.
Il Pontefice prima di chiudere dedica un pensiero anche ai migranti: “per vincere i pregiudizi sui migranti e sciogliere la durezza dei nostri cuori, bisognerebbe provare ad ascoltare le loro storie. Dare un nome e una storia a ciascuno di loro”.
Per finire infine ricordando che: “l’ascolto richiede sempre la virtù della pazienza, insieme alla capacità di lasciarsi sorprendere dalla verità, fosse pure solo un frammento di verità, nella persona che stiamo ascoltando. Solo lo stupore permette la conoscenza”.
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