Il Regno Unito inizia il ritiro del personale dalla sua ambasciata in Ucraina

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Kiev - Sputnik Italia, 1920, 24.01.2022
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Le tensioni intorno all'Ucraina sono divampate negli ultimi giorni, con il Dipartimento di Stato americano che ha ordinato l'evacuazione delle famiglie dei diplomatici americani dal Paese.
Il Regno Unito ha deciso lunedì di ritirare parte del personale dell'ambasciata dall'Ucraina, sostenendo che esiste una "crescente minaccia dalla Russia".

"Alcuni membri del personale e dei dipendenti dell'ambasciata vengono ritirati da Kiev in risposta alla crescente minaccia da parte della Russia. L'ambasciata britannica rimane aperta e continuerà a svolgere il lavoro essenziale", si legge nei consigli di viaggio del Regno Unito.

Da tempo Londra fomenta il panico per una cosiddetta "invasione russa", promettendo sanzioni "nucleari" contro Mosca e affermando che il Cremlino prevede di installare un "governo fantoccio" a Kiev.
Il ministero degli Esteri ha persino nominato l'ex parlamentare ucraino Yevhen Murayev come potenziale candidato a capo del "governo filo-russo", nonostante fosse soggetto a sanzioni in Russia dal 2018. Lo stesso politico ucraino ha però deriso le autorità britanniche, suggerendo che si dovrebbero chiedere chiarimenti sulle affermazioni del Regno Unito a "Mr.Bean".
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La Russia, a sua volta, ha fatto esplodere il caso nel Regno Unito, esortando il governo britannico a "fermare le provocazioni" circa l'Ucraina.
Negli ultimi mesi, i paesi della NATO hanno ripetutamente accusato Mosca di prepararsi all'aggressione e di radunare truppe lungo il confine ucraino-russo. Il Cremlino ha confutato le affermazioni e ha indicato l'attività militare della NATO vicino al confine russo come una minaccia alla sicurezza nazionale.
Nel tentativo di allentare le tensioni, la Russia ha avanzato proposte di garanzia di sicurezza, suggerendo di porre limiti al dispiegamento di truppe, navi da guerra, aerei e missili per entrambe le parti. La bozza di accordi offerta da Mosca prevedeva anche che la NATO non si espandesse o stabilisse basi vicino al confine russo, tuttavia, il blocco Nato ha poi sostenuto che non avrebbe cessato la sua politica di "porte aperte".
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