Conversione forzata a Gaza?

© AP PhotoLa chiesa di San Porfirio, Gaza
La chiesa di San Porfirio, Gaza - Sputnik Italia, 1920, 24.01.2022
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“Rivoglio la mia bambina”: una cristiana di Gaza chiede aiuto. La figlia ha subito il “lavaggio del cervello” e si è convertita all'Islam.
Non è molto chiaro cosa abbia spinto Mirna ad abbracciare l'Islam. La diciottenne sostiene che è stata una sua volontà, ma la madre è certa che i funzionari di Hamas l'abbiano costretta a farlo come parte della loro politica generale di persecuzione dei cristiani.
Entisar al-Turuk, una cristiana palestinese di Gaza e madre di 3 figli, non avrebbe mai pensato di implorare per parlare a uno dei suoi figli. Ma questo è esattamente quello che è successo con sua figlia Mirna di 18 anni.

Legami proibiti

Tutto risale all'inizio del 2021. All'epoca Mirna si era innamorata del figlio del suo vicino musulmano, cosa che la sua famiglia cristiana non riusciva ad accettare.
Questa mancanza di approvazione ha trovato espressione nella violenza. "Quando sua zia ha saputo la notizia, ha picchiato Mirna e questo ha spinto la ragazza ad andare a presentare una denuncia alla polizia per violenza domestica", ricorda Entisar.

L'inizio della fine

È stato a quel punto, racconta la donna, che sono cominciati tutti i problemi. La polizia non ha aperto un'indagine sull'incidente. Invece, hanno messo Mirna nel cosiddetto Beit Al Aman, ossia una sorta di rifugio temporaneo, un ente che opera sotto la guida del Ministero dello Sviluppo Sociale e che ha lo scopo di proteggere le donne dalla violenza.
"Una volta collocata lì, abbiamo perso ogni possibilità di comunicare con lei. Anche le nostre suppliche per vederla non hanno avuto risposta e riuscivamo soltanto ad avere notizie poco verificabili sul suo stato di salute”.
Alla fine, i molteplici tentativi da noi effettuati e le pressioni esercitate hanno dato i loro frutti. E, quando la madre ha potuto finalmente parlare con Mirna, ha scoperto che sua figlia si era convertita all'Islam.
Solo dopo aver promesso che non avrebbe parlato della sua nuova religione, alla madre è stato permesso di vedere Mirna.
"Quando l'ho vista, mi sono resa conto che è cambiata molto. Indossava il velo [un segno evidente della sua conversione, NdR], era silenziosa e distante. Non era la bambina che conoscevo prima. Mi ha anche detto che non voleva più vivere con noi perché era musulmana e noi eravamo cristiani".
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Lavaggio del cervello e costrizione

Entisar crede che Mirna abbia subito un lavaggio del cervello e sia stata spinta verso l'Islam. Sostiene anche che questa transizione sia stata fatta sotto l'incoraggiamento di Hamas, un gruppo islamico che controlla la Striscia di Gaza.
Dal 2007, quando Hamas ha preso il controllo dell'enclave costiera, le condizioni dei cristiani locali sono gradualmente peggiorate. Le chiese sono state distrutte, i fedeli cristiani sono stati perseguitati e molti sono stati costretti a convertirsi all'Islam.
"Hamas ci impedisce di crescere i nostri figli. Sfruttano la debolezza delle nostre famiglie e l’assenza di protezione per prendere le povere ragazze cristiane e convertirle all'Islam".
Ad oggi ci sono solo alcune centinaia di cristiani nella Striscia, molti meno rispetto ai 3.000 che vi risiedevano prima del 2007. Proprio come il resto dei gazesi, la loro condizione economica è complessa e instabile, ma dato che sono una minoranza nell'enclave la loro posizione è ancora più fragile e vulnerabile.
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Non perdere la speranza

La frustrazione di Entisar è rivolta principalmente a Ghazi Hamad, un viceministro dello sviluppo sociale di Gaza, che nel corso degli anni ha ricoperto una serie di ruoli importanti all'interno del governo di Hamas.
La donna sostiene che Hamad abbia avuto un ruolo fondamentale nella conversione di Mirna all'Islam e che sia stato lui a impedire alla sua famiglia di vederla.
Hamad invece, che ha parlato al telefono con Sputnik, racconta una storia molto diversa.
Il viceministro ammette che Mirna è stata effettivamente collocata in un rifugio in seguito alle violenze subite a casa, ma sostiene che la decisione di convertirsi all'Islam sia stata di natura personale. Non è stata forzata, né le è stata imposta da nessuno.
"Non ha niente a che fare con la pressione. Mirna voleva diventare musulmana a prescindere", ha detto.
Sputnik ha cercato di organizzare un'intervista con la diciottenne, ma le nostre richieste sono state respinte. Mirna ha invece trasmesso un messaggio alla famiglia in cui accusa quest’ultima di aver diffuso delle informazioni non veritiere sul suo conto.
"Bugie, bugie… non sono stata rapita. Sto studiando all'università e conduco una vita normale. Ho incontrato la mamma due giorni fa e ho parlato con lei per un paio d'ore al rifugio. Se mi chiedete perché al rifugio, vi dirò che la mia famiglia mi ha trascinato in una chiesa locale. Mi hanno tenuto lì per un mese perché mi sono convertita. Ma grazie a Dio sono riuscita a scappare da lì e ho trovato rifugio qui, in una casa sicura".
Tuttavia, questa spiegazione non corrisponde né al racconto della madre né a quello di Hamad. Quello che appare curioso è che ogni cristiano che sceglie di convertirsi all'Islam a Gaza dovrebbe partecipare a un incontro apposito con gli ecclesiastici locali per assicurarsi che la decisione dell'individuo non sia stata forzata, ma questo non è mai successo nel caso di Mirna.
Padre Youssef As'ad, esponente della comunità cattolica, che conosce bene la famiglia, dice di conoscere il membro del “clero” musulmano che ha convertito Mirna all'Islam. Egli afferma anche che lei non si è mai confrontata con gli ecclesiastici cattolici e quindi non è stato possibile verificare se la sua decisione di convertirsi sia stata mossa da intenzioni pure o se invece sia stata effettuata a seguito di un lavaggio del cervello e di pressioni violente.
A questo punto, dice Entisar, non le importa più se sua figlia sia cristiana o musulmana. Tutto quello che vuole ora è riaverla indietro.
"Certo, vorrei che tornasse ad essere cristiana, ma se questa è la sua decisione, la accetto. Voglio solo che torni. Non perderò la speranza che questo accada".
di Elizabeth Blade
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