L'Iran cerca la Russia: quell'"asse del male" che tanto non piace ad Occidente

© AP Photo / Vahid SalemiBandiera iraniana, Iran, Teheran
Bandiera iraniana, Iran, Teheran - Sputnik Italia, 1920, 22.01.2022
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Approfondimento
Estrema pressione dall’esterno, sanzioni, demonizzazione costante sia della vita interna al Paese (tirannia che soffoca la democrazia e i valori progressisti) che della strategia politica esterna (il Paese è descritto come un aggressore e un terrorista).
Quale paese geograficamente vicino alla Russia riceve lo stesso trattamento che viene riservato ai russi dall’Occidente?
È l’Iran ad essere dipinto come una minaccia per il mondo intero da oltre 40 anni, cuore pulsante, secondo l’America, del cosiddetto “asse del male”.
Teoricamente, l’Iran sarebbe già stato da tempo “democratizzato” con la forza, soprattutto dato che il Paese non dispone di armi nucleari, ma il suo esercito è abbastanza forte per rendere qualsivoglia aggressione esterna un’esercitazione fin troppo costosa. Un elemento ancor più importante che consente al Paese di mantenere la sua indipendenza è il fatto che gli iraniani non hanno alcun complesso d'inferiorità di fronte al potere straniero in generale o all'Occidente in particolare; sono ideologicamente e geopoliticamente autosufficienti.
Pertanto, la visita del nuovo presidente iraniano in Russia non è affatto un evento ordinario. Sì, per Vladimir Putin, Ibrahim Raisi è il quarto presidente di questo Paese vicino, ma è con la sua salita al potere che le relazioni tra i due Paesi possono finalmente fare un salto di qualità e acquisire una natura strategica.
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È degno di nota che, all'inizio dei colloqui, Raisi abbia dichiarato di aver portato a Mosca un progetto di accordo sulla cooperazione strategica per i prossimi 20 anni e abbia aggiunto che Iran e Russia potrebbero creare "sinergie per affrontare l'Occidente":
"Vorrei dire che nelle attuali eccezionali circostanze, qualora si crei una contrapposizione rispetto alle azioni unilaterali poste in essere dall’Occidente, Stati Uniti compresi, possiamo creare sinergie. Da oltre 40 anni affrontiamo gli americani. E non fermeremo mai lo sviluppo del nostro Paese per sanzioni o minacce esterne”.
Il declino dell'ordine mondiale, basato sull’Alleanza atlantica, nonché la costruzione di un nuovo mondo multipolare sono i principali obiettivi sia della Russia che dell'Iran. Ma ciò che unisce non è il principio dell’“uniti contro un nemico comune”. Infatti, l’avversione comune nei confronti degli americani non sarebbe sufficiente da sola. L'Iran e la Russia condividono l’interesse per una pluralità di tematiche di portata sia internazionale sia bilaterale (su quest’ultimo livello, tra l’altro, buona parte del potenziale non è ancora stato sfruttato).
Per quattro secoli e mezzo, i due Paesi (diventati vicini già all’epoca di Ivan il) hanno condiviso moltissime esperienze: conflitti, il protettorato di fatto sull’area settentrionale del Paese, un commercio redditizio, un interesse e una simpatia reciproci.
L'Iran, discendente di una delle più antiche civiltà al mondo (il nome stesso è tradotto come "la Terra degli Ariani") è diventato di nuovo un centro di potere indipendente abbastanza recentemente, ossia nel 1979, dopo la rivoluzione islamica. Sviluppando una peculiare infrastruttura statale, l'Iran è diventato uno dei leader del mondo islamico, sebbene la religione sciita praticata dagli iraniani sia condivisa solo da una minoranza della umma musulmana. Nei primi giorni della Repubblica Islamica, le relazioni tra Russia e Iran non furono delle migliori: infatti, gli ayatollah percepivano l'URSS come un paese di atei militanti e nemici dei musulmani, inoltre la Russia dispiegò presto le proprie truppe in Afghanistan ed era alleata dell'Iraq, con cui l'Iran fu in guerra per la maggior parte degli anni '80. E quando le relazioni tra Mosca e Teheran cominciarono a migliorare, l'URSS crollò.
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Anche le relazioni della nuova Russia con l'Iran non furono facili, prima a causa dell'orientamento apertamente filo-occidentale di Mosca e poi perché le élite russe (e non solo l’imprenditoria) non volevano fare affari con i vicini, sui quali pendevano sanzioni. Inoltre, negli anni '90, l'Iran si trovava in una zona di aumentato rischio geopolitico: gli Stati Uniti stavano seriamente considerando un attacco alla repubblica. Dopo l'occupazione americana di Iraq e Afghanistan, per Washington tutto sembrava possibile. Tuttavia, non sono state le intenzioni pacifiche dell’America, quanto la consapevolezza che un conflitto avrebbe avuto un costo molto elevato, a trattenere gli USA dall’imbarcarsi in una terribile avventura. Infatti, un attacco all'Iran sarebbe stato disastroso su più fronti, eclissando anche le gravissime conseguenze susseguitesi al crollo dell'Iraq.
Poi c'è stato il contributo decisivo della Russia al cosiddetto Iran deal, l’accordo che ha permesso all'Occidente di salvare la faccia, mentre respingeva le accuse che l'Iran stesse lavorando ad armi nucleari. Le accuse erano false, perché l'Iran aveva ripetutamente affermato di essere al lavoro per sviluppare solo armi nucleari pacifiche, ma questa è stata l'occasione per applicare nuove e dure sanzioni. Teheran sperava che le sanzioni fossero eliminate con la conclusione dell’accordo, ma durante il governo Trump gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo e l'Iran non ha ottenuto alcun sollievo dalle sanzioni.
Ora si parla di ritornare a quell'accordo, ma l'Iran esige delle garanzie: in primo luogo, la revoca o almeno l'alleggerimento delle sanzioni, nonché l'impegno da parte degli Stati Uniti a non venir meno all'accordo. Tuttavia, l'Iran non crede più nella capacità degli americani, o dell'Occidente in generale, di rimanere fedeli a un contratto.
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Per questo motivo, la già esistente politica di avvicinamento dell'Iran alla Cina e alla Russia viene oggi rafforzata: un accordo di partenariato strategico è stato firmato già con Pechino e ora è il turno di Mosca. L'interazione russo-iraniano-cinese è estremamente importante e dimostra il processo di creazione della nuova infrastruttura di sicurezza a livello globale. E non si tratta semplicemente di esercitazioni militari congiunte, non solo di trasporti interregionali e corridoi commerciali o progetti energetici, non solo di operazioni congiunte in Siria e di un interesse nella stabilizzazione e nello sviluppo dell'Afghanistan. Il punto è che le potenze asiatiche si occupino esse stesse del loro continente e espellano gli estranei.
L'Iran è diventato membro a pieno titolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (il processo non è ancora stato completato), vuole lavorare gomito a gomito con l'Unione eurasiatica. Dunque, è pronto a sviluppare un partenariato con la Federazione Russa in qualsiasi modalità. Non importa quanto siano limitate le sue capacità finanziarie in questo momento, l’Iran è potenzialmente uno dei paesi chiave, più forti e più ricchi del mondo, per non parlare del fatto che è geograficamente vicino. La Russia beneficia di un Iran forte, indipendente e amichevole. La partecipazione russa attiva nel processo di ripristino del suo ruolo nel mondo ripagherà in maniera significativa l’investimento. Sia economicamente, che geopoliticamente.
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