I crescenti rischi dell’intermediazione finanziaria non bancaria

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Grafico di borsa - Sputnik Italia, 1920, 22.01.2022
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Il Stability Financial Board (SFB) ha recentemente pubblicato il suo 11° Rapporto annuale, “Global monitoring report on Non Banking Financial Intermediation (NBFI) 2021”, in cui si evince che, a fine 2020, gli asset finanziari globali ammontavano a 468.700 miliardi di dollari.
E’ un aumento del 10,9% in un anno, anche se colpito dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica. Oggi, il NBFI rappresenta il 48,3% degli asset globali.
Il FSB riunisce i rappresentanti di governi, le banche centrali e le autorità di vigilanza sui mercati con l’obiettivo di promuovere la stabilità finanziaria internazionale.
Il rapporto analizza soprattutto le tendenze e le vulnerabilità del NBFI che comprende fondi d’investimento di vario tipo, assicurazioni e i cosiddetti “narrow measure”, tutti quegli organismi finanziari non bancari che praticano l’intermediazione del credito, conosciuti anche come “sistema bancario ombra”.
Esso rivela che, per la prima volta negli anni, il NBFI, pur aumentando il suo ammontare totale di ben 16.600 miliardi di dollari, è cresciuto di una percentuale inferiore a quella del sistema bancario.
La verità sta nel fatto che nel sistema bancario tradizionale sono conteggiate anche le banche centrali, i cui bilanci sono cresciuti a livelli stratosferici nel 2020. Inoltre, la liquidità creata dai quantitative easing è confluita totalmente nel sistema bancario.

Un'area grigia

A differenza delle banche, il NBFI sfugge alla supervisione degli organismi di controllo. Mancano, infatti, regole e legislazioni per la sua regolamentazione, cosa che, invece, vige per le banche.
Nonostante ciò, questi intermediari finanziari sempre più spesso si comportano come delle vere e proprie banche.
Negli ultimi anni esso ha più di una volta avuto un ruolo destabilizzante dell’intero sistema finanziario, ampliandone la sua vulnerabilità.
Ad esempio, quando nel marzo del 2020 il mercato obbligazionario americano entrò in fibrillazione, il NBFI raccolse grandi quantità di liquidità, provocando un congelamento dei mercati, che erano già nel mezzo di un rapido deleveraging, cioè di un tentativo di ridurre i livelli d’indebitamento. Tale comportamento, apparentemente “prudente” per le singole istituzioni, ebbe un effetto destabilizzante per il sistema e, soprattutto, danneggiò la capacità di trasmissione della politica monetaria verso l’intera economia.
Di conseguenza, la Federal Reserve fu costretta a interventi di stabilizzazione e di salvataggio molto più grandi di quanto programmato.
Non è un caso, quindi, che l’ultimo Quarterly Review della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea dello scorso dicembre sia stato dedicato al tema “Non Banking Financial Intermediation: systemic regulation needed”.
La Bri afferma che le attività del NBFI hanno notevoli implicazioni che riguardano la protezione degli investimenti e il loro impatto è molto rilevante.
Si rileva che quando le cose non vanno bene sui mercati, il NBFI può provocare o ampliare lo stress di mercato. Con degli effetti su come la politica monetaria è trasmessa all’economia, com’è realizzata giorno per giorno e anche su com’è calibrata e comunicata.
I suoi comportamenti possono anche influenzare i mercati delle obbligazioni statali e persino i loro tassi d’interesse.

Il rischio è la mancanza di liquidità

La Bri enumera una serie di problemi che il NBFI può creare, prima di tutto i disallineamenti di liquidità, i cosiddetti liquidity mismatches. Ciò è abbastanza comune per il mercato monetario primario e per i fondi aperti che promettono, su richiesta, la convertibilità in contanti degli investimenti illiquidi.
Di fronte a ritiri effettivi o alla minaccia di prelievi, i gestori di tali fondi tendono ad accumulare liquidità e/o liquidare attività, aggravando così, in determinati momenti, la mancanza di liquidità a livello di sistema.
Questo problema si è esacerbato in rapporto alla crescita dell’universo delle criptovalute e della cosiddetta “finanza decentralizzata“ (DeFi), che prevede dei meccanismi automatici e delle transazioni anonime.
Walmart - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
Walmart, interessato a coniare la propria criptovaluta e persino a vendere prodotti virtuali
Oltre alle problematiche concernenti il lavaggio di soldi, la DeFi, secondo la Bri, manifesta “notevoli vulnerabilità finanziarie” per l’intero sistema, per esempio, a seguito dei frequenti crolli, “crash”, dei prezzi delle criptovalute, o riguardo alle stablecoin, che hanno, o dovrebbero avere, delle riserve in valuta reale pari alla loro circolazione.
Il secondo grande problema è connesso al leverage molto elevato. Ciò vale soprattutto per i fondi hedge e per i manager di asset che comprano attività e titoli prendendo soldi a prestito, cioè con dei debiti. E’ una pratica che recentemente è sempre più usata anche dalla DeFi.
La prolungata politica di tassi d’interesse zero ha favorito l’accumulazione di debiti, con inevitabili e comprensibili rischi e implicazioni per la stabilità del sistema.
Tutto ciò induce il NBFI a una pericolosa politica di gestione del rischio, che, partendo da un errore di composizione, quello di confondere una parte con il tutto, può generare delle “ripercussioni perverse per il sistema”.
In conclusione, la Bri auspica degli “aggiustamenti appropriati nel sistema legale” per il NBFI e suggerisce l’applicazione di “approcci prudenziali”, come l’accantonamento di maggiori riserve, una “prevenzione più efficace”, una “migliore informazione” e una “maggiore capacità di assorbire possibili shock”.
E’ necessario soprattutto superare il gap della mancanza di regole, ad esempio quella di imporre dei limiti alla convertibilità in contanti di certi asset.
Si tratta di suggerimenti importanti che meritano di essere tradotti con urgenza in nuove regole.
Non possono essere lasciati nel limbo della politica e dell’accademia economica, come avvenne per altre questioni riguardanti le speculazioni e i derivati finanziari, prima della Grande Crisi Finanziaria del 2008.
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