Il titolare di una discoteca lancia un appello al governo: “Sì ai ristori, ma vogliamo lavorare”

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Persone che fanno festa sotto la luce della discoteca - Sputnik Italia, 1920, 21.01.2022
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Centazzo spiega la sua frustrazione tra dipendenti da tenere a casa, eventi programmati e cancellati, mancanza di certezze e danni enormi per le chiusure improvvise a Natale. E adesso il settore vuole ripartire in sicurezza.
Le discoteche e i locali notturni sono uno dei settori più duramente colpiti dalla pandemia e dalle misure anti-Covid. E l’ultima tegola è arrivata proprio a Natale, quando il decreto del governo ha stabilito la chiusura fino al 31 gennaio, vanificando il lavoro di programmazione e di organizzazione del personale fatto in vista del Capodanno e dei mesi successivi.
Tommaso Centazzo, titolare del locale di Staranzano, provincia di Gorizia, “I AM... Spazio Eventi”, ha denunciato la situazione in un post a dicembre e adesso chiede al governo che, oltre ai ristori, arrivi soprattutto la possibilità di riprendere a lavorare.
Parlando a Sputnik Italia, ha sottolineato che non esistono lavoratori di “serie A o di serie C” e che il settore delle discoteche non va affossato, perché fa “parte della nostra cultura”.
- Dopo l’incertezza causata dai decreti prima di Natale, cosa chiedete al governo?
- In realtà non è stata creata incertezza, ma danni molto pesanti alle aziende dello spettacolo e dell’intrattenimento, cosa ben più grave. I media parlavano di chiusura a partire dal 30 dicembre 2021, sulla base del comunicato ricevuto dal governo. Quindi hanno provveduto a diffondere la notizia, che ha fatto sì che l’impresa discoteca si organizzasse sulla base delle informazioni ricevute.
Ma, il giorno prima di Natale, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale che la chiusura invece sarebbe partita dal giorno successivo, così da creare un danno enorme per tutta l’organizzazione già fatta. Il lavoro della notte è basato, come tutti i lavori, su una grande programmazione, che se viene sconvolta in questa maniera, genera dei danni molto grandi.
Conoscendo oramai il prezzo pagato dalle discoteche dall’inizio pandemia, che sono state in assoluto le aziende più colpite dai provvedimenti anti-Covid, questo per molti è stato il colpo di grazia.
Ora mi chiedo: perché un governo formato da menti così eccelse, sapendo quale prezzo è stato pagato da noi imprenditori della notte, riesce ancora a generare dei danni così severi alla nostra categoria? Com’è possibile che ad oggi non riceviamo un comunicato ufficiale nel quale ci viene spiegato cosa dobbiamo fare, quando possiamo riaprire e con che regole?
È indubbio che esistono settori essenziali e non, ma non lavoratori di serie A e lavoratori di serie C. Questo atteggiamento fa pensare proprio di appartenere a questa seconda categoria e questo personalmente non lo accetto. Tutti i lavori devono avere pari dignità e importanza, perché altrimenti avremmo preso tutti la stessa strada da adolescenti. Ho dipendenti che mi chiamano in lacrime, chiedendomi quando riapriamo per tornare a lavorare, e io non so cosa rispondere.
- Il governo ha promesso ristori per il settore, cosa vi aspettate dal Consiglio dei ministri?
- I ristori sono sempre ben accetti, ma non suppliscono assolutamente i ricavi dell’attività aperta, inoltre non coprono le perdite economiche subite dai collaboratori interni ed esterni, che semplicemente rimangono senza lavoro rispetto alle altre categorie lavorative. E segnalo purtroppo che i ristori arrivano mesi e mesi dopo le chiusure. La gestione di una discoteca è “lavoro” e noi chiediamo di lavorare!
- Cosa rispondete a chi dice che le discoteche non sono ancora un posto sicuro, nonostante le iniziative adottate?
- Mi pare evidente che un “posto sicuro” non esista. Non riescono ad esserlo gli ospedali o le classi di scuola, figuriamoci le attività commerciali… Ciononostante, le misure che eravamo tenuti ad applicare - molto stringenti per il nostro pubblico - in quest’ultima fase limitavano di molto il rischio. Controllando uno ad uno il super green pass con personale dedicato, le aziende si erano occupate di garantire il divertimento solo alla cerchia di chi risultava essere maggiormente protetto dai danni del virus, con conseguenze lievi o nulle sulla salute pubblica. Si potrebbe ricominciare subito da lì, per poi tornare a garantire l’accesso a tutti. Si dovrebbe ricominciare da subito, sennò a cosa è servito vaccinarsi? Per favore, fateci lavorare, considerateci e non affossate questo settore, che fa parte della nostra cultura.
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