Catania, reddito di cittadinanza a mafiosi e familiari: cinque denunce

© Sputnik . Fabio CarboneAuto e furgone carabinieri
Auto e furgone carabinieri  - Sputnik Italia, 1920, 21.01.2022
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In totale, i trasgressori si sono appropriati indebitamente di una cifra di poco inferiore ai 50.000 euro.
Scatta la denuncia per cinque persone, tre donne e due uomini, alcuni anche condannati per mafia, per truffa sul reddito di cittadinanza, avendo utilizzato dichiarazioni false e omesso informazioni dovute.
A fare luce sulla vicenda, come riporta il Giornale di Sicilia, sono stati i Carabinieri della compagnia di Paternò, coadiuvati dai colleghi del Nucleo ispettorato del lavoro.

L’importo complessivo delle somme percepite illecitamente nel periodo tra marzo 2020 e il settembre 2021 è di oltre 48mila euro, con l’Inps che ha immediatamente revocato il beneficio e avviato le procedure di restituzione di quanto percepito.

Gli inquirenti sono riusciti a individuare i trasgressori: tra i beneficiari degli assegni anche figure afferenti alle cosche mafiose attive a Catania e provincia, che pur condannati in passato per i reati di associazione di tipo mafioso, hanno personalmente richiesto e ottenuto il beneficio.
Il primo dei personaggi individuati è un detenuto, ritenuto essere capo e organizzatore del clan Alleruzzo-Assinnata-Amantea, gruppo territoriale della famiglia Santapaola-Ercolano di Catania, arrestato nell’ambito della recente operazione Sotto scacco dei carabinieri di Paternò.
Il secondo caso riguarda invece la moglie detenuta di Salvatore Rapisarda, detto "Turi 'u porcu", reggente dell’omonimo clan, attivo nel comune di Paternò, legato ai Laudani.
Tra gli indagati anche un appartenente al gruppo di Picanello dei Santapaola-Ercolano di Catania.
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