Caos ospedali: reparti “convertiti” per fare spazio a pazienti covid

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio dei Ministri / Antonio MorlupiConsegna Vaccini Pfizer all'Ospedale Santa Maria della Pietà a Roma
Consegna Vaccini Pfizer all'Ospedale Santa Maria della Pietà a Roma - Sputnik Italia, 1920, 21.01.2022
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Ospedali in affanno, reparti interi convertiti per fare spazio ai pazienti Covid. In alcune regioni non si può nemmeno nascere per la chiusura dei punti ostetrici, in altri ospedali slittano le operazioni chirurgiche. L’incredibile mancanza di personale mostra il fallimento del Sistema Sanitario Nazionale.
È di nuovo caos Covid negli ospedali italiani dopo due anni di pandemia. I ricoverati con il coronavirus continuano ad aumentare, mentre i cittadini che si devono operare o andare in visita medica non possono essere assistiti. Si è parlato solo di vaccini questi ultimi mesi e con la quasi totalità di italiani vaccinati l’emergenza continua. Perché non si è puntato sull’aumento del personale medico?
Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Giovanni Leoni, vice presidente della FNOMCeO, Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.
-Aumentano i ricoveri Covid, gli ospedali sono in affanno e in Trentino non si può neanche partorire perché i reparti di ostetricia sono stati convertiti in reparti Coronavirus. Giovanni Leoni, possiamo dire che il Covid mette nei guai i pazienti con altre patologie?
-Sì, c’è stato un ritardo importante ancora con la seconda ondata di questa primavera per quanto riguarda tutti gli interventi “rimandabili” come le cataratte, le ernie, le cisti. Parliamo di tutta la patologia chirurgica di livello medio basso che però lasciata nel tempo può peggiorare. Questo ha causato un accumulo di situazioni, recuperato parzialmente durante l’attività estiva, e adesso ci ritroviamo bloccati.
Dove non è possibile avere un ospedale Covid dedicato si ritagliano delle aree di medicina, si sigillano e con il personale presente si va a fare un tipo di attività completamente separata dai ricoveri normali. Gli infermieri sono gli stessi, i medici sono gli stessi.
Nei reparti Covid ci sono i monitor e i respiratori ad alti flussi, sono dei sistemi che hanno la possibilità di garantire più ossigeno in pazienti instabili i quali devono essere monitorati costantemente.
Il carico di lavoro aumenta: gli infermieri sono proporzionati a dei reparti meno drammatici di questi. I medici non possono cambiarsi continuamente per andare a vedere pazienti Covid e pazienti non Covid.
La procedura di vestizione prevede tanti passaggi che devono essere rispettati. Succede che i medici spontaneamente raddoppiano la loro presenza perché c’è bisogno di un medico che segua ricoveri normali e un medico che segua reparti Covid. Dato che il personale è sempre lo stesso, vediamo i problemi attuali.
-In due anni evidentemente andava assunto più personale e dovevano essere allargate le strutture ospedaliere. Non farlo è stato l’errore principale?
-Abbiamo anche aumentato il numero di posti letto in terapia intensiva in Italia da 5 mila a 7-8 mila. Il personale medico secondo i dati Istati è aumentato del 5%.
Gli specialisti rianimatori erano già carenti prima della pandemia e quindi oggi si trovano gli stessi specialisti a gestire più posti letto.
Anche gli infermieri sono aumentati di poco. Questo perché la programmazione sanitaria era a ribasso negli ultimi 20 anni, si tendeva sempre a risparmiare sul personale.
Il sistema sanitario pubblico, che ha retto la stragrande ondata della pandemia come ricoveri, era già in affanno prima della pandemia. Il personale non lo formi né lo laurei in poco tempo. Oltretutto in Italia viviamo l’effetto della cosiddetta gobba pensionistica, cioè viviamo in un momento storico in cui lavora chi si è laureato negli anni ’80, quando non c’era il numero chiuso.
I medici italiani sono fra i più anziani in Europa, la riforma Fornero ha rallentato l’uscita in pensione per alcuni anni. Nei decenni passati immancabilmente all’arrivo dei 40 anni di servizio il medico andava in pensione.
Adesso si rimane in servizio più anni, anche fino a 65 anni. Questo è lo zoccolo duro che oggi regge gli ospedali. Ci sono i nuovi arrivi, gli specializzandi, a mancare è la classe di mezzo, perché non è stata assunta. Molti sono andati all’estero.
-Questo affanno si poteva evitare?
-Si poteva evitare perché in questo momento abbiamo 6 milioni di non vaccinati che occupano la maggior parte dei posti letto negli ospedali. Se si fosse proceduto con la vaccinazione obbligatoria, che non è stata fatta per motivi politici, sarebbe andata in un altro modo.
A questo punto, vaccinando tutti i cittadini, si avrebbe una drastica inversione di tendenza.
Secondo i dati del Ministero della Salute su 100 mila abitanti ci sono per un ricoverato in terapia intensiva vaccinato 23 pazienti non vaccinati.
Per quanto riguarda i ricoveri tout court in ospedale per 9 pazienti vaccinati su 100 mila abitanti ce ne sono 172 di non vaccinati. La maggioranza di questi non vaccinati è composta da ultra cinquantenni, ma ci sono anche trentenni e quarantenni.
-Si è puntato tutto sui vaccini, infatti la stragrande maggioranza del Paese è vaccinata, l’emergenza però continua. Non si potevano allargare le strutture?
-È stato anche fatto, ma il problema è che il personale è rimasto lo stesso. Il materiale umano non è facilmente sostituibile. L’ondata si poteva evitare se si andava a vaccinare in maniera più drastica. Con il super green pass è stato fatto un grande passo avanti, ma ci troviamo con delle varianti del virus più contagiose. L’omicron è quattro volte più contagioso della Delta. Sembra che dia meno problemi e nei vaccinati tutto si risolva in una sindrome influenzale. Nei non vaccinati la Delta sempre presente assieme ad Omicron produce un’altra volta la malattia con evoluzione anche rapida.
-Si parla sempre della carenza di personale, ma non si vuole mai risolvere il problema di migliaia di dottori stranieri senza cittadinanza che non vengono ammessi ai bandi pubblici. Non lo trova paradossale?
-Per quanto riguarda i medici stranieri ce ne sono già di inquadrati nel sistema sanitario nazionale, il problema è che ci devono essere i passaggi regolari del riconoscimento dei titoli. Il corso di studi deve essere omogeneo per i dottori a livello europeo.
Se questi medici hanno i titoli ed un esame di lingua italiana, come si fa in America, non ci sono problemi. Non è paragonabile l’arrivo di medici stranieri in Italia come quello in Germania, in Inghilterra o in Francia, perché lo stipendio in Italia è il più basso in Europa.
Dall’altra parte la popolazione più rappresentata per quanto riguarda i medici in America è proprio quella italiana. Siamo al primo posto come nazione che fornisce medici agli americani dopo il nostro corso di studi. Il discorso dei medici senza cittadinanza comunque è un problema che deve essere risolto al più presto.
In questo momento c’è posto per tutti se lo si vuole da un punto di vista politico. Non mancano comunque i laureati, ma gli specialisti.
Diverse specialità sono diventate poco appetibili, fra queste vi sono anestesia, rianimazione e pronto soccorso.
© AP Photo / Alessandra TarantinoPronto soccorso
Pronto soccorso - Sputnik Italia, 1920, 21.01.2022
Pronto soccorso
-Perché accade questo?
-Hanno dei carichi di lavoro che alla fine, anche se uno vuole fare il medico in un reparto ad alto ritmo, tutto sommato preferisce prendere un’altra strada. Ho fatto il medico del pronto soccorso, ho ben idea di com’è la situazione. Bisogna creare le condizioni per cui una persona riesca a fare il suo lavoro senza tale stress. Viene demolita la propria sfera privata.
Oggi vediamo l’abbandono anzi tempo dei medici, chi ha 58 anni fa due calcoli e se può dà le dimissioni dal servizio sanitario nazionale e si dedica ad attività nel privato.
-Come effetto del collasso degli ospedali gli italiani per curarsi o operarsi si rivolgono al settore privato. Che cosa bisognerebbe fare per invertire questa tendenza?

Il sistema sanitario nazionale viaggia sempre sui 120 miliardi di euro, ai livelli più bassi come spesa sanitaria europei, ma noi abbiamo 40 miliardi che la gente spende di tasca sua per pagarsi le prestazioni. È una disuguaglianza estremamente importante.

Tante persone hanno bisogno del sistema sanitario nazionale, semplicemente perché non hanno i soldi per andare nel privato.
Bisogna riuscire a sollevare gli ospedali dal carico. Ho proposto dei lockdown mirati in questo momento di recrudescenza. Così si possono svuotare gli ospedali che ricoverano continuamente pazienti. Certo ci vogliono due settimane per avere degli effetti, ma i lockdown cozzano contro gli interessi economici. Gli ospedali però sono bloccati un’altra volta.
Bisogna dare delle indennità di rischio importanti in termini di migliaia di euro in più. Ci sono infermieri e medici che svolgono oggettivamente lavori più rischiosi. Oggi non viene premiato chi rischia di più, è grave questa situazione. La rianimazione e il pronto soccorso inoltre non fanno attività privata per poter aumentare gli stipendi, che sono i più bassi in Europa.
Vanno dati dei turni di servizi per cui un ragazzo possa guadagnare bene e possa avere del tempo libero a disposizione. Quindi dobbiamo migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni, non c’è niente da fare.
Perché una persona dovrebbe fare la guardia medica, quando un medico vaccinatore prende una paga doppia a livello orario?
Anche i medici di medicina generale hanno un carico pesante di pazienti senza avere un supporto di segreteria. Possono fare solo il 20% del proprio orario per la parte clinica e l’80% per la parte burocratica...
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