USA invia cacciatorpediniere nel Mar Cinese Meridionale: Pechino protesta

© Foto : Public domain Cacciatorpediniere americano USS Porter DDG 78
Cacciatorpediniere americano USS Porter DDG 78 - Sputnik Italia, 1920, 20.01.2022
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Secondo la Cina, l'invio di navi da guerra contribuisce a militarizzare la zona del Mar Cinese Meridionale.
Il cacciatorpediniere missilistico americano USS Benfold è entrato, senza un'autorizzazione specifica, nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale, nei pressi delle Isole Xisha, o Isole Paracel, che la Cina considera proprie.
In relazione a tale evento, avvenuto nella giornata odierna, le autorità di Pechino hanno invitato Washington a porre fine a tali provocazioni.

"Il cacciatorpediniere missilistico statunitense USS Benford è entrato illegalmente nelle acque territoriali dell'arcipelago cinese di Xisha (Isole Paracel) il 20 gennaio senza il permesso del governo cinese", si afferma in una nota del Tian Junli, portavoce del comando meridionale dell'Esercito popolare cinese di liberazione.

Nella dichiarazione è stato precisato che il vascello americano è stato intercettato e scortato da un raggruppamento della marina cinese.
Secondo il funzionario, le azioni della parte americana hanno gravemente violato la sovranità e la sicurezza della Cina e costituiscono una prova del fatto che gli Stati Uniti stiano cercando di militarizzare la zona dl Mar Cinese Meridionale.
"I fatti hanno pienamente dimostrato che gli Stati Uniti sono una pura fonte di rischi per la sicurezza nel Mar Cinese Meridionale, nonché il 'più grande distruttore di pace e stabilità nel Mar Cinese Meridionale", prosegue il comunicato, sottolineando che Pechino chiede che gli USA "fermino immediatamente tali azioni provocatorie".

l Mar cinese: una disputa lunga 70 anni

Il Mar cinese, diviso in Mar cinese meridionale e Mar cinese orientale è un complesso mosaico di dispute territoriali e mire espansionistiche che coinvolgono Cina, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Filippine, Brunei, Taiwan e Malaysia.
L’origine del conflitto è riconducibile a una cartina pubblicata nel 1947 dal Kuomintang, il governo nazionalista cinese, che, attraverso undici linee tratteggiate, poi diventate nove, definì quelle che erano le rivendicazioni cinesi nelle acque tra il Vietnam, le Filippine e la Malesia, poi confermate anche dal governo comunista, che prese il potere due anni dopo.
Per decadi, finché la Cina non è diventata una delle prime potenze mondiali, la questione è stata sostanzialmente accantonata, per ritornare in auge solo di recente.
Dopo un ricorso presentato dalle Filippine nel 2013, nel luglio 2016 il Tribunale Permanente di Arbitrato dell’Aja ha stabilito con una sentenza che la linea a nove tratti rappresenta una violazione del diritto internazionale.
Tale verdetto non è però stato riconosciuto dal governo di Pechino, che rivendica, tra le altre le Isole, Spratly, l'arcipelago di Paracelso e lo Scarborough Shoal.
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