Pd, M5S e Leu compatti sul no a Berlusconi. Il centrosinistra fatica a trovare un'alternativa

© flickr.com / HEN-MagonzaPalazzo del Quirinale, Roma
Palazzo del Quirinale, Roma - Sputnik Italia, 1920, 19.01.2022
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I leader di Pd, M5S e Leu sul Quirinale: "Lavoreremo insieme per dare al paese una o un presidente autorevole in cui tutti possano riconoscersi". E il centrodestra pensa al "piano B".
Il centrosinistra (allargato al M5S) fa quadrato in vista dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica.
Giuseppe Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza si sono visti oggi a casa del leader del Movimento 5 Stelle. Il vertice a tre è stato definito “ottimo”. Il contenuto è stato sintetizzato in un tweet identico pubblicato sui rispettivi account.
“Lavoreremo insieme per dare al paese una o un presidente autorevole in cui tutti possano riconoscersi. Aperti al confronto, nessuno può vantare un diritto di prelazione. Tutti abbiamo il dovere della responsabilità", scrivono.
Il fronte è compatto sul no a Berlusconi. Ma questo sembra essere l’unico dato certo. Dem e grillini, infatti, faticano a trovare un nome condiviso. E i partiti sono divisi anche al loro interno.
Il Movimento è spaccato tra l’ala contiana, che guarda a sinistra, e quella che fa capo a Luigi Di Maio, più vicina al centrodestra. Una frattura che rischia di rendere di fatto ininfluente il gruppo politico maggiore del Parlamento, con 232 grandi elettori.
Una cosa sola parrebbe metterli tutti d’accordo. E cioè, come sottolinea Il Giornale, la volontà di non tornare alle urne, visto che buona parte di loro non sarebbe rieletta. Ecco perché in tanti sono scettici sul trasloco di Draghi da Palazzo Chigi al Colle.
La soluzione ideale, quindi, per le truppe pentastellate, sarebbe mantenere lo status quo, con la rielezione di Mattarella. Peccato che il diretto interessato abbia già fatto sapere di non essere disponibile.
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Il leader Dem, invece, sosterrebbe volentieri Mario Draghi. Ma nel Pd non tutti la pensano come lui, anzi. Ad essere scettici sono il ministro del Lavoro Andrea Orlando, Giuseppe Provenzano e Goffredo Bettini, ma anche alcuni esponenti di Base riformista e i “franceschiniani”.
“Draghi è assolutamente un nome che può dare una risposta in questo momento. Il tema fondamentale è come si arriva a questa scelta, qual è il quadro che si viene a determinare e il metodo che si individua perché in questo caso il metodo è sostanza”, ha chiarito il ministro del Lavoro, citato da Repubblica. “L'idea di un'elezione che non veda il mantenimento dello spirito che ci ha portato fino a qui – ha detto - espone il Paese a una serie di contraccolpi".
Intanto, il centrodestra pensa al piano B, da far scattare nel caso in cui Silvio Berlusconi si rifiuti di scendere in campo. Salvini pensa a Letizia Moratti, sulla quale sarebbero pronti a convergere, sempre secondo Il Giornale, sia Toti che Renzi. Anche Fratelli d’Italia è pronta a mettere sul tavolo “altre opzioni”, ma per ora, ha ricordato la Meloni, il centrodestra è compatto sul nome del Cavaliere.
Tra le alternative che circolano c’è quella di Marcello Pera, della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e di Pier Ferdinando Casini.
Il rischio, però, è che nessuno di questi nomi metta d’accordo tutti i parlamentari della coalizione, esponendo il candidato ai colpi dei franchi tiratori. E se la candidatura presentata dal centrodestra venisse affossata, sarebbe la sinistra a prendere in mano il timone, magari proponendo Giuliano Amato.
Per qualcuno ci sarebbe anche la possibilità di convincere Mattarella ad essere eletto per un secondo settennato, nel caso in cui si dovesse venire a creare una situazione di stallo. La terza opzione, infine, sarebbe quella del commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che, secondo i bene informati, avrebbe garantiti anche i voti di Italia Viva.
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