Orsina (LUISS): “Berlusconi si ritirerà la sua candidatura per ricoprire il ruolo di king maker”

© Sputnik . Aleksey Vitvitsky / Vai alla galleria fotograficaSilvio Berlusconi
Silvio Berlusconi - Sputnik Italia, 1920, 19.01.2022
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Approfondimento
Tra pochi giorni inizieranno le votazioni per eleggere il nuovo Capo dello Stato. La data segnata nel calendario è quella del 24 gennaio. Per quel giorno infatti sono convocati a Montecitorio dal presidente della Camera Roberto Fico, i 1.009 grandi elettori.
Nei primi tre scrutini servirà la maggioranza dei due terzi, dalla quarta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta.
In questo momento l’unico candidato al Quirinale di cui sappiamo è l’85enne ex-premier e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi che si dice pronto a lavorare "per trovare le più ampie convergenze in Parlamento".
Quante chance ha davvero Berlusconi di salire al Colle? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Giovanni Orsina, Professore di Storia Contemporanea e Direttore della Luiss School of Government, uno dei maggiori studiosi su Berlusconi, autore del volume “Il berlusconismo nella storia d'Italia”.
© Foto : fornita da scienzepolitiche.luiss.itGiovanni Orsina
Giovanni Orsina - Sputnik Italia, 1920, 19.01.2022
Giovanni Orsina
— Professor Orsina, perché questa volta è stato il centrodestra a indicare e trovare il candidato “giusto” al Colle?
— Innanzitutto, alle elezioni del 2018 il centrodestra si è presentato come un blocco unito, mentre Partito democratico e Movimento 5 stelle erano allora fortemente contrapposti l’uno all’altro. Come blocco, il centrodestra ha avuto la maggioranza relativa. Per usare una metafora scacchistica: ha i pezzi bianchi, ossia il diritto della prima mossa.
Dall'altro lato, per una serie di casi assolutamente fortuiti, ossia la mancata corrispondenza tra le elezioni parlamentari e quella del Capo dello Stato, malgrado dal 2001 al 2011, con l’interruzione del 2006-2008, abbia governato il centrodestra, il Presidente della Repubblica è stato sempre eletto da una maggioranza di centrosinistra. In particolare, gli ultimi presidenti, Ciampi, Napolitano e Mattarella, sono stati tutti e tre di sinistra. Esponenti, a esser più precisi, di tre culture diverse della sinistra – laica di matrice azionista, post-comunista e cattolica.
Questi due fatti insieme – che il blocco di centrodestra abbia la maggioranza relativa e che la destra non abbia mai espresso il Presidente della Repubblica negli ultimi 25 anni circa – fanno sì che l’alleanza di destra ponga in certo senso la sua prelazione dichiarando il diritto di portare una sua persona.
— Da dove nasce la candidatura di Silvio Berlusconi chi è l'unico di cui sappiano in questo momento ma che ha una certa età e un profilo abbastanza complicato?
— Tutto nasce dalla debolezza di schieramento di centrodestra che in tanti anni non è riuscito a emanciparsi dalla leadership di Berlusconi. Grazie alla sua indiscutibile tenacia, alla visibilità personale, alle televisioni e al denaro, Berlusconi è riuscito a conservare una posizione importante da un punto di vista politico, malgrado tutte le sue disavventure.
Inoltre, nell’alleanza di centrodestra Forza Italia è il partito più vicino al centro e quindi è una forza politica che potrebbe rompere con la Lega e FdI e andarsi a giocare delle altre partite con il PD - la partita sulla riforma elettorale ma anche quella per le elezioni del Capo dello Stato. Se Salvini e Meloni avessero detto di no a Berlusconi, lui a quel punto avrebbe potuto proporre una persona del PD, ad esempio Gentiloni, e lasciare quindi Lega e FdI a bocca asciutta.
— Secondo i calcoli del Suo collega Roberto D'Alimonte, professore di Sistema Politico Italiano e fondatore del Luiss CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali) Silvio può contare sulla carta solo su 452 voti di centrodestra e quindi gli mancano ben 53 voti di grandi elettori per arrivare a 505 voti necessari. A Suo avviso, Berlusconi, per il quale questa partita è considerata da molti come l'ultima, ha chances di essere eletto?
— Su questo sono completamente d’accordo con il Prof. D'Alimonte. È estremamente improbabile, perché Berlusconi dovrebbe riuscire a tenere unito tutto il suo schieramento e al contempo fare un’imponente campagna elettorale per convincere i rappresentanti di altri schieramenti politici.
Secondo me è impensabile che i 452 voti di cui dispone sulla carta restino compatti dietro al suo nome. È possibile invece ipotizzare che almeno il 10-15% vada perduto, e quindi possiamo immaginare che Silvio Berlusconi non parta da 452 voti, ma realisticamente da 400. Questo vuol dire che al di fuori del suo schieramento dovrebbe recuperare più di 100 voti, il che francamente è molto difficile…
— Se la Sua diagnosi fosse corretta, Berlusconi potrebbe passare presto dal ruolo del candidato a quello di king maker? Quale potrebbe essere per lui la via d'uscita onorevole?
— Come dicevo prima, Forza Italia ha delle risorse importanti che Berlusconi sta sfruttando sia per porre la propria candidatura ma anche, nel caso in cui questa candidatura non dovesse funzionare, per svolgere un ruolo cruciale e per giocarsi comunque la partita del Quirinale anche puntando su eventuali altri candidati.
Bisogna però capire quando Berlusconi potrà fare questa mossa, se la farà. Se Berlusconi dovesse ritirare la propria candidatura prima che si cominci a votare sarebbe una cosa, ma se lo facesse nel corso delle prime tre votazioni, che richiedono una maggioranza qualificata, ne sarebbe un’altra. Se lo facesse dopo essere stato sconfitto nella quarta votazione (la prima che richiede la maggioranza assoluta), ne sarebbe un’altra ancora. Quando Berlusconi si sottrarrà, semmai dovessi sottrarsi, è fondamentale. Le sue mosse dipenderanno anche dalla sua lucidità politica, perché è evidente che questa sua candidatura ha dietro delle ragioni psicologiche molte forti. E chiunque segue la politica sa perfettamente che una psicologia forte confligge spesso con la razionalità politica e può portare a fare degli errori.
A mio avviso, prima Berlusconi si ritira, più è facile che le elezioni si svolgono in maniera ordinata e più è probabile che il centrodestra riesca a conservare il controllo sul processo elettorale. Più tardi si ritira, più è facile che il centrodestra perda il pallino e la situazione si metta male.
La mia sensazione che Berlusconi si ritirerà prima della quarta votazione perché alla fine la dura oggettività dei numeri prevarrà sulle sue urgenze psicologiche. E se lui porterà una candidatura forte, questa persona, secondo me, potrebbe passare.
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— La candidatura forte sarebbe quella di Mario Draghi?
— Sì, sono convinto che le chances maggiori le abbia l'attuale primo ministro e alla fine, nel momento in cui Berlusconi dovesse ritirare la propria candidatura, porterebbe apparire il nome di Draghi. A quel punto sarebbe molto difficile per tutti sottrarsi. Naturalmente faccio un ragionamento di natura statistica, ma immagino che questo resti lo scenario più probabile.
— Se Draghi venisse eletto, quale futuro prevede per questa legislatura e l’attuale maggioranza? Secondo il New York Times, la salita al Quirinale di Mario Draghi aprirebbe la strada ad un quarto governo nell’attuale XVIII legislatura…
— A mio avviso, non succederà nulla e quindi non sarà probabile che si vada al voto (anche se la possibilità c’è) perché la spinta di mantenere in vita la legislatura è molto forte. Si troverà una nuova formula di governo, probabilmente con la maggioranza attuale.
— Con il premier al Quirinale, la realizzazione del PNRR è a rischio?
— Secondo me è un problema molto relativo perché dal Quirinale si possono fare tante cose, ma soprattutto perché, anche se Draghi restasse a Palazzo Chigi, dopo l'elezione di Capo dello Stato i suoi spazi di movimento politico sarebbero comunque molto ristretti. Dopo le elezioni del Presidente della Repubblica entreremo in una lunga fase pre-elettorale: chiunque governi, sarà molto difficile portare avanti delle riforme veramente incisive e politicamente costose.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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