Sgarbi, l’operazione scoiattolo per Berlusconi presidente è ferma

© AP Photo / Antonio CalanniSilvio Berlusconi e Vittorio Sgarbi
Silvio Berlusconi e Vittorio Sgarbi - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
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“Se fossi in Berlusconi già oggi cercherei un altro nome. Credo che se lui ha capacità di autotutela già da domani deve cercare altro nome”, sono le parole di Vittorio Sgarbi a Un giorno da pecora su Radio 1 Rai.
Parole che indicano come l’operazione scoiattolo si sia arenata e ormai Berlusconi sarebbe ad un passo dal lasciare il sogno di diventare il presidente della Repubblica Italiana a quasi 86 anni, uscendone al termine del settennato a 92 anni più che suonati.
Il politico e storico dell'arte, Vittorio Sgarbi, definito in questa fase il centralinista di Berlusconi, ha affermato:
“Al momento l’operazione Scoiattolo si è fermata, lui potrebbe tornare a Roma domani ma se anche su 110 chiamate che dovremmo fare ci rispondessero la metà non sarebbe sufficiente”.
A Berlusconi servono almeno 505 voti alla quarta votazione, quella dove basta la maggioranza più uno dei voti per essere eletti. I grandi elettori sono infatti 1.009.
Per quanto riguarda Ciampolillo, Sgarbi dice di essere stato chiamato da lui:
“Mi ha richiamato oggi, ma lui dice una cosa e poi ne fa un altra. Ha detto che è molto interessato a Berlusconi al Colle, quindi io mi sono preoccupato”.

Berlusconi è triste

Secondo Sgarbi il Cavaliere sarebbe triste, e non perché il prossimo venerdì 21 gennaio dovrà recarsi in tribunale a Bari per rispondere del reato di induzione a mentire al processo sulle escort che si sarebbe portato nelle sue dimore quando era presidente del Consiglio, tra il 2008 e il 2009.
Il cavaliere Berlusconi è triste perché non vuole essere scavalcato da Mario Draghi.
“Questa è una vicenda molto malinconica, ieri sera Berlusconi era abbastanza triste. So che il Cavaliere preferisce Mattarella a Draghi…”, ha detto Sgarbi.
Il fiume in piena Vittorio Sgarbi, in definitiva, ci svela i retroscena più succosi e interessanti della trattativa andata avanti per giorni tra i grandi elettori e Berlusconi. Ma a quanto pare i tentativi di seduzione non sono bastati per convincere tutti i necessari grandi elettori a votarlo.
Del resto già Giovanni Toti domenica aveva lanciato il messaggio a Berlusconi, facendogli capire che sarebbe stato bruciato come Romano Prodi nel 2013.
Mentre lunedì è intervenuto Matteo Renzi a mettere la parola fine sui suoi voti per l’uomo di Arcore. E questo vuol dire che neanche gli affiliati di Carlo Calenda voteranno per Berlusconi.
Il toto Quirinale è più aperto che mai. Sarà Draghi come auspica anche il New York Times a prendere il testimone da Mattarella? Oppure servirà trovare un altro nome?
La partita per il Colle non è ancora iniziata e chissà che i "Viet Cong di Mastella"...
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