Rigopiano, a cinque anni dalla tragedia le famiglie delle vittime chiedono giustizia

© REUTERS / Vigili del FuocoVigili del fuoco impegnati nelle operazioni di soccorso all'Hotel Rigopiano
Vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di soccorso all'Hotel Rigopiano - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
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Nel quinto anniversario della tragedia dell'Hotel Rigopiano i familiari delle vittime chiedono che vengano accertate le responsabilità dell'accaduto e che si arrivi almeno ad una sentenza di primo grado per i 25 imputati nel processo.
“Per noi, tutto si è fermato, quel giorno infernale. Anche per quanto riguarda la giustizia è tutto fermo. Il processo è alla fase iniziale, lungaggini a non finire; i periti prendono e perdono tempo, forse per arrivare alla prescrizione”. È la prescrizione l’incubo dei familiari delle 29 vittime della tragedia di Rigopiano.
A cinque anni di distanza da quel 18 gennaio del 2017 non c’è ancora una sentenza di primo grado che individui le responsabilità dei 25 imputati nel processo penale e dei 5 relativi al procedimento parallelo per depistaggio. Le accuse vanno, a vario titolo, dal reato di crollo di costruzioni, omicidio e lesioni colpose, fino all’abuso d’ufficio.
Per questo il ricordo, portato avanti anche quest’anno con la consueta fiaccolata e la celebrazione liturgica, è offuscato da rabbia e delusione per un processo che resta ancora ancorato alla fase preliminare.
"Dopo cinque anni di lunga e logorante attesa, speriamo che il 2022 sia l'anno che porti la giustizia che meritate, anime innocenti”, è il grido dei familiari delle vittime. “Il vaso – scrivono in un comunicato ripreso dall’Adnkronos - è veramente colmo e non può più accettare alcuna scusante e nessun allungamento dei tempi".
“Non hanno fatto nulla per metterli in salvo e neppure ci hanno provato”, accusa Mariangela Di Giorgio, la mamma di Ilaria Di Biase, 22enne di Archi, in provincia di Chieti, rimasta sepolta per sempre sotto macerie, neve e ghiaccio.
Lavorava nell’Hotel Rigopiano, era la più giovane dei dipendenti, ricorda la madre, intervistata dalla stessa agenzia di stampa. Sarebbe dovuta tornare a casa il giorno prima della tragedia ma la strada bloccata dalla neve la costrinse a cambiare programmi. Era rimasta nell’albergo assieme ad altre 39 persone, 28 ospiti e 11 dipendenti come lei, in attesa che arrivasse lo spazzaneve per sgomberare la strada. Ma gli appelli restarono inascoltati.
Il pomeriggio del giorno dopo, verso le 17, forse a causa di una serie di scosse di terremoto, una slavina travolse l’albergo trascinandolo per dieci metri verso la valle. I superstiti della massa di neve e sassi da 1.200 tonnellate furono soltanto 11. Ventinove, invece, le vittime.
Sotto accusa c’è il ritardo nei soccorsi, partiti soltanto attorno alle 20. I primi sopravvissuti vennero estratti dalle macerie soltanto il giorno successivo, 30 ore dopo il disastro.
Ai parenti delle vittime è arrivato il messaggio del premier Mario Draghi, che non è potuto essere presente alla commemorazione.
“La ricorrenza è per tutti l'occasione per onorare la memoria di chi perse la vita in quella tragica notte e costituisce al tempo stesso la spinta a rafforzare responsabilmente l'impegno di tutti per la tutela del territorio e la salvaguardia della pubblica incolumità", ha scritto il presidente del Consiglio in una lettera inviata al Comitato Vittime di Rigopiano.
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