L'ultima partita di Silvio Berlusconi

© AP Photo / Darko VojinovicЭкс-премьер Италии Сильвио Берлускони во время выступления в Загребе, Хорватия
Экс-премьер Италии Сильвио Берлускони во время выступления в Загребе, Хорватия - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
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Sta facendo un certo scalpore nel mondo il fatto che Berlusconi si sia candidato alla Presidenza della Repubblica italiana. Il mandato di Mattarella è agli sgoccioli ed il Parlamento in seduta congiunta, integrato da un certo numero di rappresentanti delle Regioni, si riunirà a partire dal prossimo 24 gennaio per scegliere il suo successore.
La situazione è estremamente confusa. All’appuntamento, infatti, l’Italia giunge con un governo consociativo di “grande coalizione”, in cui sono presenti partiti la cui forza e solidità sono sensibilmente cambiate nel corso della legislatura. Si voterà, inoltre, mentre il paese si avvicina al secondo anno dalla dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale, provocata il 31 gennaio 2020 dallo scoppio della pandemia.
Non sono condizioni normali. Per la prima volta dai tempi del collasso della cosiddetta “Prima Repubblica” il capo dello Stato sarà eletto da un collegio nel quale non esiste, almeno in teoria, una maggioranza di centro-sinistra e il centro-destra sarà in grado di dire la sua.
Non si tratta, quindi, soltanto di individuare un candidato, ma di costruire un’alleanza che possa esprimerlo. Ed al momento si intravedono solo due possibili strade, con una serie di sfumature più o meno intermedie tra le due.
Matteo Salvini  - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
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La prima via è quella che punta alla conferma dell’attuale accordo politico di grande coalizione. Si tratterebbe allora di trovare una personalità accettabile tanto dal centro-destra quanto dal centro-sinistra ed in grado di attrarre anche i consensi del Movimento Cinque Stelle.
Se si deciderà di esplorare questa opzione, sono proprio la riconferma di Mattarella o l’ascesa di Mario Draghi al Quirinale le due ipotesi più credibili. Il Presidente uscente non vorrebbe un secondo mandato, ma potrebbe essere convinto ad accettarlo, se la richiesta venisse formalizzata da un ampio cartello di forze politiche. Praticamente, alle stesse condizioni che portarono al bis di Giorgio Napolitano.
Di Mario Draghi sono note le ambizioni, ma anche le resistenze ad una sua promozione, esistenti all’interno dei partiti. L’ex Presidente della Bce ha molti nemici in Parlamento, non ultimi tutti coloro che temono di non esser rieletti e hanno la sensazione che il suo trasloco al Quirinale possa indebolire il Governo, al punto tale da rendere inevitabili le elezioni anticipate. Senza un accordo davvero blindato e molto ampio, Draghi potrebbe quindi persino essere impallinato, aprendo per l’Italia uno scenario di crisi dalle conseguenze imprevedibili.
Mattarella e Draghi non sono peraltro gli unici candidati eleggibili tramite uno schema consociativo. A certe condizioni, lo è ad esempio anche Pierferdinando Casini, che ha ricoperto importanti incarichi istituzionali e si è posto in perfetto equilibrio tra i due maggiori schieramenti politici italiani.
Matteo Renzi - Sputnik Italia, 1920, 17.01.2022
Renzi scarica Berlusconi: nessuna possibilità di essere eletto presidente della Repubblica
Di contro, una convergenza su Giuliano Amato, Paolo Gentiloni o Gianni Letta richiederebbe, verosimilmente, uno schema di gioco differente: sostanzialmente, l’aggregazione della maggioranza necessaria ad eleggerli dovrebbe partire da un’ala dell’alleanza consociativa per includere l’altra. Un disegno cui occorrerebbe diverso tempo per maturare.
Alternativamente, si può pensare di eleggere il Presidente della Repubblica con una maggioranza differente da quella attuale, in esito di una prova di forza tra le sue maggiori componenti, con annessa possibilità che il quadro politico si modifichi sensibilmente.
Il centro-sinistra, ad esempio, potrebbe tentare di portare al Quirinale una personalità gradita ai Cinque Stelle e del tutto indigesta alla Lega, e magari anche a Forza Italia, preparando l’uscita di almeno una di queste due formazioni dall’attuale governo. Draghi allora potrebbe anche rimanere a Palazzo Chigi, ma alla testa di un blocco più riformista, seppure diverso dalla vecchia maggioranza giallo-rossa del Conte II.
È sullo sfondo di queste manovre che va inquadrata l’iniziativa assunta da Silvio Berlusconi. Pare improbabile che il leader forzista punti seriamente al Quirinale. Esistono resistenze dentro e fuori l’Italia ad una prospettiva del genere, che ben difficilmente potrebbero essere superate e di cui il Cavaliere è sicuramente consapevole.
È al tempo stesso da escludere che Berlusconi si sia mosso senza una strategia e degli obiettivi. L’ex Premier ne ha. Molto verosimilmente punta a condizionare l’intero processo dell’elezione presidenziale, coagulando attorno a sé un grosso pacchetto di voti, con i quali trattare il nome sul quale realizzare la convergenza.
Giovanni Toti - Sputnik Italia, 1920, 16.01.2022
Toto Quirinale, Toti sul Cavaliere: ‘Berlusconi non può esporsi a una brutta figura’
È probabile che Berlusconi non desideri il superamento dell’attuale esperimento consociativo imposto dall’emergenza e voglia anzi proteggerlo.
Nella città politica, molti ritengono che il fondatore di Forza Italia intenda scommettere su Draghi, per intestarsene il successo e magari ottenere da lui la nomina a senatore a vita, che avrebbe per l’ex Premier il sapore di una riabilitazione in vita, cui comprensibilmente tiene.
Ma non è neanche da escludere che la sua vera carta possa essere Gianni Letta, che si muove con circospezione da anni per tessere amicizie in tutti gli schieramenti e sarebbe gradito come Draghi anche oltre-Tevere e negli Stati Uniti.
In sintesi, dietro la logica di questa auto-candidatura di bandiera sembra esserci la volontà di Berlusconi di svolgere un ruolo decisivo nell’elezione del successore di Mattarella, costringendo tanto il centro-sinistra quanto il Movimento Cinque Stelle a giocare di rimessa ed accrescendo la probabilità che a fare la partita questa volta sia proprio il centro-destra.
Naturalmente, non potrà essere il solo Berlusconi a determinare l’identità del futuro inquilino del Quirinale. Al leader forzista servirà una parte dello schieramento esterno al centro-destra. Matteo Renzi, in primo luogo, ma forse anche qualche elemento proveniente dalla galassia grillina.
Capiremo nei prossimi giorni se Berlusconi sarà votato come candidato di bandiera del centro-destra tra il 24 ed il 26 gennaio. Probabilmente, sta facendo i conti assieme ai propri collaboratori e agli alleati di sempre. Perché si tratterà di una dimostrazione in cui è vietato scendere al di sotto di una certa soglia.
Gli analisti e i giornalisti di molti paesi tentano da mesi di far previsioni sull’esito di questa gara. Ma si tratta di un esercizio inutile, quasi quanto quello di provare a pronosticare l’esito di un conclave. Gli attori rilevanti sono troppo numerosi e le loro interazioni eccessivamente misteriose perché si possa sperare di tenerle tutte sotto controllo. Ci sono dei favoriti, naturalmente. Ma le sorprese sono in agguato.
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