Ecco cosa ha portato (di buono) la pandemia: triplice aumento delle adozioni di felini

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaIl gatto Achille pronostica la vittoria dell'Italia
Il gatto Achille pronostica la vittoria dell'Italia - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
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Cresce di 3 volte il numero dei felini adottati, rispetto al periodo pre-pandemico. In diminuzione, di contro, quello di cani ed altri animali. Il dato dal rapporto annuale di Legambiente. Problema di randagismo con disparità territoriale: prevale al Sud.
42.081 gatti adottati nel 2020. Nel 2019 erano stati 12.495, il dato viene riferito dal rapporto annuale di Legambiente.
Il rapporto, il decimo sul tema, raccoglie i dati, come ogni anno, su adozioni di gatti, ma anche di cani, di cui si segnala invece un calo del 20%, e di altri animali.
Al terzo anno di pandemia, il dato che emerge è un notevole incremento per l'adozione di gatti.
Stando al rapporto di Legambiente, il rapporto su media nazionale tra cittadini e felini è di un gatto ogni 72,4 cittadini, ma si sottolinea che il dato è da riferire agli animali "ufficiali", vale a dire iscritti regolarmente all'anagrafe nazionale.
Primeggia la Valle d'Aosta, con un gatto ogni 31,4 abitanti, e la provincia autonoma di Bolzano: un gatto ogni 32,6 cittadini.
Il rapporto di Legambiente è rivolto tra l'altro a contrastare il tristemente noto fenomeno del randagismo, esortando la popolazione italiana a prendersi cura dei propri piccoli amici con responsabilità.
D'altronde, oltre che portare a sofferenze patite da parte degli animali, il fenomeno rappresenta un costo importante per la spesa pubblica, nel contrasto, nella gestione delle casistiche, nella sterilizzazione programmata e nei danni eventuali che alcuni animali purtroppo possono andare a creare in incidenti, e altro.
Le amministrazioni comunali che hanno risposto ai questionari di Legambiente sono state 656 su tutto il territorio nazionale.
6.888 cani e 19.740 gatti sterilizzati, questo il dato sulle campagne preventive. Campagne di prevenzione che risultano però insufficienti a contrastare il fenomeno, come riporta ancora Legambiente, riportato da Agi:

"ll capitolo del controllo demografico rimane senz’altro tra i più spinosi: se negli ultimi 30 anni le popolazioni di cani e gatti sono state lasciate crescere senza alcuna pianificazione, allo stesso modo si sta assistendo al proliferare in città di ulteriori specie animali da compagnia (spesso selvatiche) quali roditori, uccelli, invertebrati, senza una strategia pubblica preventiva. (...) Cifre del tutto insufficienti per una seria politica di controllo demografico, se confrontati con il numero dei cani dichiarati entrati nei canili sanitari (36.368) e con i gatti presenti nelle colonie feline (313.288)", dice Legambiente.

In riferimento alle donazioni di cani, l'associazione riporta che, nel 2020 appena trascorso, nei comuni italiani la media è stata: ogni 10 cani catturati 8,8 hanno trovato un esito positivo, riporta sempre Legambiente, con la restituzione ai proprietari, l'adozione o reimmissione come "cani liberi controllati", in rapporto di 1:1,4.
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Legambiente conclude il rapporto sottolineando però alcune zone "critiche": il leccese, ma anche Sciacca, nell'agrigentino, e Catania, vedono il numero di 1 cane su 4 che esce da una situazione di abbandono con un esito positivo.
L'84,6% dei "cani liberi controllati", infine, si troverebbero al Sud, segnando una notevole disparità sul territorio.
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