Afghanistan: frode in Italia ha finanziato i talebani? Parenti di soldati USA uccisi denunciano

© Sputnik . Gian MicalessinI talebani alla pietra nera, posizione strategica a Maidan Shar, con un blindato della polizia
I talebani alla pietra nera, posizione strategica a Maidan Shar, con un blindato della polizia - Sputnik Italia, 1920, 18.01.2022
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I parenti di alcuni dei soldati americani morti nel lungo conflitto che ha avuto luogo in Afghanistan chiedono giustizia: dall'inchiesta dei "Panama papers" sul riciclaggio internazionale di denaro, tra i denunciati per terrorismo risulterebbe anche chi si è avvalso di finanziamenti in Italia per appoggiare l'offensiva talebana.
Stando alle accuse sollevate da parte dei parenti di alcuni soldati americani uccisi nel conflitto in Afghanistan, Ymran Yakub Ahmed, pakistano già denunciato e condannato in Italia per una truffa all'Iva nel 2017 per un valore di un miliardo di euro, sarebbe la figura a capo di una vasta operazione di riciclaggio di denaro internazionale da decine di miliardi di euro, indirizzata a fornire finanziamento al terrorismo internazionale, in particolare alle operazioni militari dei talebani*. Lo riporta l'Agi.
Il tutto, stando sempre alle loro accuse, con il beneplacito di alcune importanti banche europee.
L'inchiesta trae origine dai noti Panama Papers, raccolta di svariati milioni di documenti riservati che riporterebbero i dati di varie società finanziarie offshore, con riferimenti che vanno fino al lontano 1970 e forniti dallo studio legale panamense, cui si deve la raccolta all'ICIJ, il Consorzio Internazionale dei Giornalisti investigativi.
Emerge, in particolare, nell'inchiesta che gli ingenti fondi raccolti sarebbero stati diretti ai talebani, e a membri di Al-Qaeda**, nonché alla frangia più violenta e radicale dei talebani stessi, la Haqqani.
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L'inchiesta, che vedeva coinvolto in una frode all'Iva Ymran Yakub Ahmed, trae origine nel 2004 e riguarda nello specifico i certificati verdi introdotti per il contrasto del riscaldamento globale dovuto all'emissione di gas serra.
Nell'inchiesta di cui sopra, il pakistano, insieme ad altre 80 persone, era finito nel mirino della Guardia di Finanza, poi condannato a due anni di reclusione, con il susseguente sequestro di circa 80 milioni di euro a due organizzazioni criminali internazionali.
Condannato nel 2017 per tali reati, la pena gli era poi stata sospesa.
In tale inchiesta non si faceva però menzione al terrorismo internazionale, accusa alzata oggi, invece, dai legali di alcuni soldati americani morti nel lungo conflitto nel paese afghano.

L'inchiesta italiana del 2004 era partita grazie alla denuncia di un commercialista milanese, che si era insospettito dell'enorme flusso di denaro, che veniva gestito da Ahmed, con riferimenti fiscali a numerose società internazionali, in un ben noto meccanismo di "scatole cinesi", il tutto creato ad arte per ingannare il fisco italiano.

Secondo indiscrezioni di stampa, l'interessato dalle accuse vive attualmente a Dubai e, pare, si sia già rivolto a legali per respingere ogni accusa a suo carico.
*Organizzazione soggetta alle sanzioni dell'Onu per attività terroristiche
**Organizzazione terroristica estremista illegale in Russia e altri paesi
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