Ucraina, dove Cia, neo-nazi e jihadisti si danno la mano

© Sputnik . Sergei Averin / Vai alla galleria fotograficaUna casa bombardata lungo la linea di contatto nel Donbass
Una casa bombardata lungo la linea di contatto nel Donbass - Sputnik Italia, 1920, 17.01.2022
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Tra le fila ucraine impegnate sul fronte orientale combattono militanti islamisti provenienti da Cecenia, Crimea e altri paesi. Inizialmente erano stati integrati all’interno di quel “Pravyj Sector” in cui combattevano gli ultrà dell’estrema destra europei. Ora sono stati inseriti nelle formazioni regolari.
Il tutto mentre si apprende che la Cia guida dal 2015 un’operazione segreta per creare un forza insurrezionale anti-russa.
“Sulle prime linee dividevo il letto con un combattente che aveva un tatuaggio di Hitler, ma non mi ha mai creato problemi”. Le prime linee di cui parla Rustem Mahmut Oglu Ablyatifov, un musulmano della Crimea di origine tartara, sono quelle del Donbass dove gli ucraini combattono contro gli insorti filo-russi. Le stesse prime linee dove, stando alle recenti rivelazioni di almeno cinque funzionari dell’intelligence statunitense, i paramilitari al servizio del Ground Branch della Cia (il distaccamento impegnato nelle operazioni segrete di terra) armano e addestrano dal 2015 una forza insurrezionale pronta ad entrare in azione in caso d’“invasione russa”.
Ma i miliziani addestrati dalla Cia non sono gli unici pronti a difendere l’Ucraina. In caso di scontro con la Russia Kiev può contare anche sull’apporto di numerosi miliziani jihadisti pronti a tutto pur di “uccidere i russi”. Così almeno ha spiegato la scorsa settimana a “Middle East Eye” un musulmano di origine kazake, citato con lo pseudonimo di Ninja, che ha combattuto dal 2015 fino alla scorsa estate sul fronte del Donbass.
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In Ucraina sembra rinata - insomma - la singolare alleanza che caratterizzò i primi anni del conflitto siriano quando Stati Uniti e varie nazioni europee appoggiarono l’insurrezione anti-Assad integrandovi, senza troppe preoccupazioni, quella costola jihadista da cui nacque poi lo Stato Islamico. Una distrazione pagata negli anni successivi con decine di attentati e morti nel cuore del vecchio Continente.
Proprio per questo la componente musulmana formata e arruolata all’interno del già discusso “Pravyj Sector”*, il collettivo paramilitare di ispirazione neo-nazista attivo sin dal 2014, dovrebbe preoccupare soprattutto le intelligence dei paesi Ue. Nel 2019 le autorità ucraine annunciarono lo scioglimento di almeno tre unità interamente musulmane reclutate e addestrate all’interno “Pravyj Sector”. Due di queste la “Dzhokhar Dudayev” e la “Sheikh Mansur” erano composte esclusivamente da combattenti ceceni reduci delle guerre combattute contro i russi tra il 1994 e il 2000.
La terza - chiamata “Crimea” - ospitava i volontari musulmani provenienti dalle fila della minoranza tartara. Stando alle dichiarazioni raccolte da “Middle East Eye” gran parte dei volontari musulmani provenienti dalle disciolte unità sarebbero poi stati integrati nell’esercito ucraino o nelle milizie governative. Insomma lo scioglimento sarebbe un puro esercizio di cosmesi militare. “L’esercito lavora con il “Pravyj Sector”, perché quando il fronte è sotto il tiro dei cecchini o dei mortai c’è bisogno di qualcuno pronto a rispondere ai colpi e quasi sempre tocca a noi che siamo indipendenti” - spiega il kazako Ninja che al momento lavora come “consulente militare” in un paese del Golfo in attesa di ripartire per l’Ucraina e riunirsi ai vecchi “camerati”. “Possiamo dire - aggiunge - che per me è una jihad”.
Secondo Yevhen Hlushchenko, un religioso musulmano integrato come cappellano militare all’interno dell’esercito ucraino dove si fa chiamare “Imam Abdullah” le autorità di Kiev hanno sciolto l’unità in cui combattevano i tartari della Crimea perché “non vogliono nulla che possa sembrare d’ispirazione religiosa od etnica”. Tuttavia seppur distribuiti all’interno delle varie unità i volontari musulmani continuano a esser presenti sulle linee del Donbass. Renat, un altro jihadista proveniente anche lui dalle zone tartare della Crimea, si dice pronto a combattere i russi “ad ogni condizione” anche come guerrigliero. Anche se in quel caso far parte di un’unità interamente musulmana sarebbe, a detta sua “molto più efficace”.
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Per Medzhit, un altro tartaro schierato in prima linea nell’Ucraina orientale, far parte di un’unità esclusivamente musulmana sarebbe “esemplare” anche perché gli eviterebbe un rancio in cui non mancano alcool e maiale. Ora ai paesi europei resta solo da sperare che questa pletora di volontari islamisti non sia stata integrata nei piani della Cia per la creazione di una forza insurrezionale anti russa. Piani che stando alle parole di un funzionario statunitense a conoscenza dell’attività prevedono “un addestramento molto specifico rivolto ad aumentare la capacità di respingere i russi”. Capacità che se non verranno utilizzate contro i russi potranno venir messe al servizio , come già successo in Siria, di Al-Qaida* e dello Stato Islamico*.
* Organizzazioni terroristiche vietate in Russia
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