Torino, carabiniere accoltellato durante rapina dimesso dall'ospedale

© Foto : © Agenzia Nova / Marco MinnaUna macchina dei carabinieri
Una macchina dei carabinieri - Sputnik Italia, 1920, 17.01.2022
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Esce finalmente dall'ospedale il "carabiniere-eroe" Maurizio Sabbatino accoltellato durante un tentativo di rapina a novembre in una farmacia. L'uomo aveva ricevuto diversi fendenti all'addome, al torace e a una gamba. Sta bene, ma dichiara di "non essere pronto a perdonare".
Il primo commento a freddo del carabiniere accoltellato durante la rapina avvenuta a Torino a novembre, è stato questo:

"Ho avuto paura di morire e di lasciare la mia famiglia da sola, che non me voglia nessuno, però non posso perdonarli”.

D'altronde l'uomo, non in servizio al momento della rapina, non si aspettava di certo un così importante epilogo nel corso del suo intervento, quel giorno: ha rischiato di morire per le ferite riportate, dopo esser stato accoltellato da uno dei due giovani, scappati poi in motorino con un magro bottino.
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Il suo coraggioso intervento in quella farmacia gli ha fatto ricevere un encomio solenne da parte del comandante dell'Arma.
Nel corso di una intervista rilasciata al Tg1 Maurizio Sabbatino ha dichiarato di esser rimasto colpito soprattutto dalla freddezza dimostrata dal giovane aggressore:
"Quello che mi rimarrà in testa per sempre è la freddezza di chi mi ha colpito. Aveva gli occhi di ghiaccio”.
L'aggressore è poi risultato essere per altro il più giovane dei due, di appena 16 anni.
Armati di coltelli e pistole, rivelatesi poi semplici repliche, i due non avevano esitato a reagire all'alt intimato dal militare, che essendo fuori servizio era comunque disarmato.
Ora i due giovani dovranno rispondere di fronte alle autorità giudiziarie di tentato omicidio, oltre che di rapina e porto d'armi abusivo.
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Il carabiniere ha concluso così l'intervista, dicendo che il suo lavoro è "prevenire (il crimine), reprimere eventualmente (....)" ma che perdonare non fa parte, parafrasando, delle mansioni lavorative di cui debba rispondere:
"Che non me ne vogliano i genitori che non me voglia nessuno, però non posso perdonarli. Il mio lavoro è intervenire, prevenire e reprimere eventualmente. Perdonare lo lascio a qualcun altro”.
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