Studio sulla tragedia del vulcano Anak Krakatau rivela l’inadeguatezza dei sistemi monitoraggio

© AP Photo / Irwin FedriansyahSismografo di terremoto
Sismografo di terremoto - Sputnik Italia, 1920, 17.01.2022
Seguici suTelegram
Secondo una nuova ricerca, il vulcano indonesiano Anak Krakatau crollò nel dicembre 2018 causando un tsunami che uccise più di 400 persone, non a causa del magma, ma a causa di processi destabilizzanti di lungo termine che innescarono la frana, motivo per cui i sistemi di monitoraggio attuali non sarebbero sufficienti a prevenire tali tragedie.
Anak Krakatau significa ‘Figlio del Krakatoa’, infatti è un'isola vulcano che si trova nello stretto della Sonda tra le isole di Giava e Sumatra nella provincia indonesiana di Lampung che emerse nel dicembre del 1927 dalla caldera formatasi nel 1883 dall'eruzione vulcanica esplosiva che distrusse l'isola di Krakatoa.
L’isola vulcanica era attentamente monitorata, visti i precedenti e l’attività magmatica, eppure gli scienziati non furono in grado di prevedere il grande crollo sottomarino del vulcano che nel dicembre del 2018 causò la morte di oltre 400 persone, oltre a circa 7mila feriti e quasi 47mila sfollati nelle dirimpettaie coste indonesiane.
Secondo il team guidato dall'Università di Birmingham, che ha pubblicato i risultati dello studio peer-reviewed in Earth and Planetary Science Letters, il motivo della mancata previsione della tragedia sarebbe stato nell’aver guardato dalla parte sbagliata.
Nel gennaio 2012, i vulcanologi dell'Università dell'Oregon avevano avvertito che uno tsunami sarebbe stato probabilmente innescato da un potenziale crollo del fianco di Anak Krakatau, arroccato com'era su un ripido pendio sul bordo della caldera, ma i monitoraggi si sono sempre concentrati sullo stato del magma all’interno del vulcano, mentre si sarebbe dovuto piuttosto tener conto della tenuta della struttura di lungo periodo.
Gli scienziati dell'Università di Birmingham, in collaborazione con i ricercatori del Bandung Institute of Technology, dell'Università di Oxford e del British Geological Survey, hanno infatti scoperto che non fu la potente eruzione esplosiva ad innescare il crollo strutturale del vulcano, e questo infine a provocare lo tsunami sprofondando in mare, al contrario, fu il cedimento strutturale che, collassando sulla lava interna al vulcano, causò la reazione esplosiva.
"I nostri risultati mostrano che, sebbene si sia verificata una drammatica ed esplosiva eruzione dopo il crollo di Anak Krakatau, questa è stata innescata dalla frana che ha rilasciato pressione sul sistema di magma, come un tappo di champagne che scoppia", ha affermato il dott. Sebastian Watt dell'Università di Birmingham Scuola di Geografia, Scienze della Terra e dell'Ambiente e autore senior dello studio.
La ricerca suggerisce pertanto che gli attuali metodi di monitoraggio di questo vulcano in particolare, ma anche dei vulcani in generale, basati soprattutto sulle registrazioni delle attività sismiche e i segnali inviati dal magma, sarebbero del tutto insufficienti a prevenire catastrofi di questo tipo e andrebbero quantomeno affiancati a metodi di analisi della tenuta strutturale dell’intero sistema vulcano.
Guardando al futuro, l'autore principale della ricerca, Kyra Cutler dell'Università di Oxford, ha affermato che la valutazione dei modelli di crescita e deformazione a lungo termine di vulcani come l'Anak Krakatau favorirà l'elaborazione di tecniche migliori per identificare rischi e aree sensibili.
Notizie
0
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала