Battaglia di statue a Padova. Anna Piva: "Tutti conoscono Giotto ma non le donne della nostra città”

Il Prato della Valle, la più grande piazza della città di Padova - Sputnik Italia, 1920, 17.01.2022
Seguici suTelegram
Il dibattito padovano sulle statue femminili a Prato della Valle continua e “contagia” anche altre città arrivando ben al di là dei confini nazionali. Nel corso degli anni le donne e il loro contributo nella storia non hanno trovato spazio. Nell’architettura e nella toponomastica le donne sono dimenticate.
L’idea di innalzare una statua dedicata ad una donna a Prato della Valle a Padova, dove sono presenti 78 statue esclusivamente maschili, ha acceso un dibattito articolato e molto partecipato. Sommando tutte le città italiane sono pochissimi i monumenti dedicati a donne, e generalmente si tratta di simboli generici che vanno dalla partigiana alla spigolatrice.
La storia però è fatta di donne celebri e importanti con un nome e un cognome. Nel Veneto sarebbero solo sei le statue dedicate a figure femminili secondo i dati dell’associazione “Mi riconosci”. Il passato sicuramente non può essere modificato, ma la storia continua e la facciamo noi ogni giorno. Sputnik Italia per approfondire il tema ha raggiunto Anna Piva, consulente d’impresa, una dei promotori assieme a Gianluca Costa dell’iniziativa per innalzare una statua ad Elena Cornaro a Prato della Valle.
-Anna Piva, l’idea che ha fatto nascere la “battaglia delle statue” è sua? Com’è nata?
-L’idea ha una doppia genesi, nel mio caso è nata dall’osservazione. Stavamo facendo una considerazione con mio marito sulla rappresentazione e la toponomastica femminile, un tema che esiste da anni. Le donne, anche quelle che storicamente hanno lasciato un segno, sono state cancellate per molto tempo. Emblematico è l’esempio della strada intitolata solo a Pierre Curie, invece che ai coniugi Curie o solo a Marie Curie.
Parlando di queste cose abbiamo pensato a Prato della Valle e ci siamo chiesti quante fossero le donne rappresentate in Piazza. Sono andata a vedere, ho scorso i nomi e non le ho trovate. Mi sono appassionata a questo tema, ho comprato dei libri su Prato della Valle, ho studiato ed è emersa subito la questione dei due piedistalli vuoti. Per mia formazione sono molto legata alla figura di Elena Cornaro, perché già la mia scuola elementare era intitolata alla prima donna laureata al mondo; quando ho studiato in Inghilterra ho frequentato nel primo college femminile di Oxford che si è aperto agli uomini soltanto nell’86 e dove Elena Cornaro era un simbolo fondamentale.
A Padova c’è la statua ad Elena Cornaro donata da Caterina Dolfin. La statua si trova nel cortile dell’Università, ma è un po’nascosta, le persone non passeggiano dentro l’Università. Quella statua non è sufficiente, e poi è un monumento funebre. Vediamo quindi due piedistalli vuoti che non raccontano una storia, ma che potrebbero farlo. Perché non continuiamo a raccontare la storia?
Prato della Valle, Padova - Sputnik Italia, 1920, 08.01.2022
La “battaglia delle statue” di Padova infiamma il dibattito
-Perché proprio a Prato della Valle?
-Faccio fatica a chiamare monumento una piazza molto vissuta, non è mai stata tenuta sotto una teca di cristallo ed è cambiata tantissimo nei secoli. La fontana è stata aggiunta nel ‘900. È una piazza che è sempre stata espressione dei cittadini e di Padova. Gli alberi sono stati tolti, poi rimessi, poi è arrivata l’illuminazione elettrica. Memmo, l’ideatore, aveva proprio detto ai padovani di scegliere i personaggi che volevano vedere rappresentati. Bastava pagare e venivano innalzate le statue. È nella natura del monumento, quindi non vedo perché non aggiungere una statua dedicata ad una donna.
-Ha già spiegato il suo legame con Elena Cornaro, ma quali altre donne potrebbero essere raffigurate secondo lei?
-Ce ne sono tantissime. Ho in mente dalla Buzzaccarini alla Aganoor. Non voglio dire nessuno, perché ho fatto il mio nome. Dall’altra parte del ponte c’è un altro piedistallo vuoto e io sogno che venga fatto un percorso di selezione nelle scuole. A me della statua interessa fino a un certo punto, l’obiettivo è che cosa succede perché arrivi lì una statua. Certo, vorrei celebrare la nostra cittadina più nota che ha ispirato generazioni di donne a studiare anche oltre Oceano. In America hanno università dedicate ad Elena Cornaro.
Un altro aspetto importante è la cittadinanza consapevole. Sogno che i bambini di oggi fra 10-15 anni vadano in Prato della Valle davanti ai due piedistalli e dicano: questa è la storia di Padova, si è fatta attraverso vari secoli e ha avuto anche questo, abbiamo scelto le persone da mettere qui, abbiamo studiato queste donne. Spero che la prossima generazione conosca le donne di Padova. Tutti conoscono Giotto, sanno dove si è fermato Dante, ma non conoscono le donne della nostra città. Sarebbe bello che queste venissero studiate per scegliere l’altra statua.
-In un’intervista a Sputnik Davide Tramarin ha appoggiato l’idea di innalzare una statua dedicata ad una donna o un monumento a più donne, ma non a Prato della Valle per una serie di motivi tecnici. Tramarin propone come luogo un nuovo parco che sta sorgendo a Padova vicino alla Cappella degli Scrovegni. Che cosa ne pensa di questa posizione?
-Quando sento queste proposte le accolgo tutte subito di gran cuore. Vogliamo intitolare una piazza alla Buzzaccarini? Facciamolo. Sono d’accordo. C’è una cosa da dire su Prato della Valle: non tutti gli storici sono concordi nel dire che la piazza non vada toccata. Sento proposte molto più grandi e dei “no” per un’idea più piccola. Propongono di fare una cosa molto più complessa e più avanti nel tempo. Ho sempre paura che quando ci sono questi giochi a rialzo poi alla fine non si faccia niente.
Le motivazioni contrarie le accetto, ma non è l’unica posizione. Il Sovrintendente si occupa dei beni culturali di Padova e fin dall’inizio ha detto che non ha niente in contrario. Il dibattito sui piedistalli è nato perché si dice che siano il simbolo del passaggio napoleonico. Su questi due piedistalli, che non vengono mai neanche puliti, non c’è una targa che commemori l’evento. Se volessimo dare una vera stratificazione storica a Prato della Valle in questi termini potremmo parlare del fatto che uno dei dogi abbattuti, è stato poi rimesso su in abiti romani.
Quando dicono che è meglio lasciare due piedistalli vuoti abbandonati di cui la storia non si racconta, io rispondo che è meglio continuare a raccontare la storia. Tra 100 anni passeggeranno per quel prato e vedranno la storia di Memmo che ha tolto il fango e ha creato la piazza, vedranno le prime statue messe nel ‘700, quelle innalzate nell’800, gli obelischi. Perché non dovrebbero vedere che nel 2020 abbiamo messo le statue di Aganoor e di Elena Cornaro? Per un secolo le statue sono state spostate, sostituite, cambiate, girate. Trovo questo approccio un po’pretestuoso. Ascoltando il Sovrintendente e i tecnici credo sia possibile trovare una soluzione.
-Possiamo dire che questo dibattito potrà viaggiare per tutta l’Italia e “contagiare” altre città d’arte?
-Uno può dire che è logico: le statue alle donne sono meno perché alle donne non venivano dati spazi politici e culturali. Se non faccio dipingere le donne ovviamente ci saranno meno pittrici e meno monumenti a loro dedicati. La gravità della situazione emerge quando vediamo che anche laddove le donne hanno fatto tanto poi sono state cancellate. A Prato della Valle ci sono decine di statue che rappresentano illustri sconosciuti, sono lì soltanto perché un loro discendente ha pagato. Quando si tratta di donne invece abbiamo bisogno di meriti comprovati. Il doppio della fatica per metà dei risultati. Sulla storia della statua ho rivisto esattamente questa dinamica. Sui piedistalli a Prato è stato messo anche Gustavo lo scemo, un nobile polacco messo lì perché hanno pagato. La storia non è finita, si continua a fare. Fra 100 anni ci guarderemo indietro e vedremo quei piedistalli: se sono ancora vuoti dopo questo dibattito cos’è cambiato? Non abbiamo niente da aggiungere? Ci va bene tutto così?
Per leggere l’intervista sulla “battaglia delle statue” rilasciata da Davide Tramarin, ricercatore di storia dell’arte e politico padovano clicca qui.
Notizie
0
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала