Manichino di Macron sarebbe stato bruciato in Mali durante proteste per le sanzioni ECOWAS - Video

© AP Photo / Baba AhmedMali
Mali - Sputnik Italia, 1920, 16.01.2022
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La nazione dell'Africa occidentale ha subito le sanzioni della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) per il ritardo delle elezioni presidenziali e parlamentari inizialmente previste per l'inizio del 2022. Le sanzioni sono state appoggiate dagli Stati Uniti e dalla Francia (il Mali era una colonia francese).
I manifestanti in Mali hanno bruciato quello che è stato descritto dagli utenti dei social media come un manichino che rappresenta il “presidente francese [Emmanuel] Macron”, mentre manifestazioni di massa contro le sanzioni ECOWAS hanno avuto luogo, venerdì nella capitale della nazione, Bamako.
In un video condiviso online, un presunto manichino di “Macron”, avvolto nella bandiera nazionale francese, è stato dato alle fiamme da una folla di manifestanti urlanti e inferociti. Nel video si vede uno dei manifestanti che sembra indossare un mantello fatto con un poster del presidente russo Vladimir Putin.
“Queste persone hanno conquistato il diritto di usare qualsiasi mezzo necessario per [spodestare] i burattini francesi e conquistare la loro completa libertà”, si legge nella didascalia del post.
La Francia ha recentemente espresso il suo sostegno alle sanzioni imposte al Mali dall'ECOWAS - la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale - a causa della decisione del governo militare di rinviare le elezioni previste per il 2022, al 2025, a causa dell'instabile situazione della sicurezza nel paese.
Le sanzioni dell'ECOWAS seguite all'annuncio, sono state criticate dal governo come disumane e illegittime. Venerdì, i maliani si sono radunati nelle strade di Bamako con slogan come “Abbasso l'ECOWAS” e “Abbasso la Francia”.
Parigi non gode di molto amore tra i maliani, poiché la nazione dell'Africa occidentale è un'ex colonia francese. Gli abitanti del Mali sembrano particolarmente irritati dall'"Operazione Barkhane" condotta dalla Francia, e iniziata nel 2014 con l'obiettivo di combattere i militanti islamici della regione africana del Sahel.
A ottobre, il primo ministro maliano, Choguel Kokalla Maïga, ha affermato a RIA Novosti in un'intervista, che la Francia ha sostenuto segretamente i terroristi invece di cercare di vincere la guerra contro di loro.
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