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Quirinale, Letta: “Il centrodestra non ha il diritto di scegliere il nome, serve il dialogo”

© FotoEnrico Letta esulta per il risultato delle amministrative 2021
Enrico Letta esulta per il risultato delle amministrative 2021 - Sputnik Italia, 1920, 15.01.2022
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Il nome di Berlusconi “è il più divisivo che ci sia”. Per la direzione Pd bisogna individuare una “figura di alto profilo che rappresenti unità”. E su Draghi, bisogna “salvaguardarlo”.
Enrico Letta elenca subito i punti chiave delle trattative che il Pd porterà avanti per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e attacca il centrodestra per la scelta di sostenere Silvio Berlusconi e chiudere le porte al dialogo.
Aprendo la riunione congiunta della Direzione nazionale e dei gruppi parlamentari del Pd, Letta ha subito messo in chiaro che il Cavaliere non è un candidato su cui convergere.
“La notizia della candidatura di Silvio Berlusconi da parte del centrodestra ha fatto il giro del mondo, ma è il nome più divisivo che ci sia. Voglio che sia chiaro a tutti: il centrodestra non ha nessun diritto di precedenza nella scelta del candidato alla presidenza della Repubblica”.
Letta ha proseguito sostenendo che “la scelta del centrodestra è profondamente sbagliata”, “così come la tattica dello ‘scoiattolo’, inadeguata per i tempi che stiamo vivendo”.
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Non soltanto chiusura, però, anche un appello e una mano tesa per trovare davvero un presidente che sia rappresentazione dell’unità del Paese e dell’arco parlamentare.
“La proposta che faccio è rivolta sia ai nostri alleati, sia a coloro che hanno chiuso le porte al dialogo, scelta sbagliata: noi vogliamo riaprire le porte per il bene del Paese. Proponiamo un'iniziativa che crei un patto di legislatura per completarla nei tempi naturali”.
Un patto fatto di tre punti, ha spiegato Letta: “L'elezione di un o una presidente della Repubblica istituzionale, super partes, di garanzia per tutti; la scelta forte di dare energia perché i prossimi 14 mesi di governo siano efficaci in continuità ma con rinnovata energia e completare le riforme per la buona politica”.

Nessun nome per non bruciarlo

Letta ha poi detto a deputati e senatori che il Pd non avrebbe dato un nome su cui scommettere e puntare già da adesso.
“Non contiamo di fornire adesso un nome per il Colle, farlo oggi significherebbe bruciare il candidato. Vogliamo invece arrivare a una discussione che porti a un nuovo presidente in scia con lo straordinario settennato di Sergio Mattarella”.
Il segretario Dem si è rivolto ai partiti in maggioranza: “Serve un accordo generale che parta dalle forze di maggioranza, che sono quelle a cui mi rivolgo perché si rinnovi il patto di legislatura, in cui ognuno faccia un gesto di coraggio e di generosità per il paese. Chiedo a ognuno di uscire dai propri fortilizi, dai propri fortini che porta alla condanna definitiva degli italiani nei confronti della politica”.
Per il Colle serve “una figura istituzionale, super partes, non divisiva ma che porti unità”.
Un capo dello stato che possa, dopo le elezioni del 2023, dare l’incarico al nuovo governo.

Tutelare la figura di Draghi

Per il segretario Pd la figura super partes, scelta dalle forze di maggioranza, può garantire anche la prosecuzione della legislatura: “È il momento in cui dobbiamo dare il massimo per completare il lavoro sul Pnrr”.
E per farlo il premier Mario Draghi va tutelato: “Dobbiamo salvaguardare la sua figura. Non vorrei che alla fine dei giochi ci giocassimo la carta che considero fondamentale nel rapporto con i mercati, la forza di Mario Draghi. Vogliamo con forza che la figura di Mario Draghi dia il meglio di sé”.

Le conclusioni della Direzione

Il testo approvato dalla riunione Pd sostiene le parole e le posizioni di Letta a cui viene affidato il mandato, insieme alle presidenti dei Gruppi parlamentari di Camera e Senato, “di seguire le trattative per l'elezione del Presidente della Repubblica”.
Il Pd ritiene “che sia necessario individuare una figura di alto profilo istituzionale, che rappresenti indiscutibilmente i valori dell'unità della Nazione, e quindi non di parte”.
A causa della pandemia e dell’attuazione del Pnrr si richiede “che siano comunque garantite stabilità nell'azione di governo e una conclusione ordinata, e nei tempi ordinari, della legislatura”.
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