Quirinale, Berlusconi incassa il sì del centrodestra ma adesso si contano i voti

© Sputnik . Sergey GuneevL'ex premier italiano Silvio Berluxconi è presente a un incontro con il presidente russo Dmitry Medvedev nell'ambito del Consiglio Russia-NATO
L'ex premier italiano Silvio Berluxconi è presente a un incontro con il presidente russo Dmitry Medvedev nell'ambito del Consiglio Russia-NATO - Sputnik Italia, 1920, 15.01.2022
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Un gruppo di lavoro verificherà se ci sono i numeri e, tra una settimana, il Cavaliere potrebbe fare un passo indietro, se il sostegno non sarà confermato. Salvini e la Meloni temono che vada avanti lo stesso. Intanto Gianni Letta va a Palazzo Chigi.
Per la prima volta, nero su bianco, la coalizione di centrodestra ha annunciato che sosterrà un’eventuale candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale. Un primo traguardo per il Cavaliere, che con gli alleati si è lamentato delle notizie giornaliere sul loro mancato appoggio. Adesso, però, inizia il lavoro più complicato: quello della conta dei voti.

Dopo la riunione del centrodestra a Villa Grande è emerso che “nei prossimi giorni si vedrà se c'è o non c'è una maggioranza”. Una verifica affidata a un “gruppo di lavoro” (di fatto i capigruppo in Parlamento), che dovrà esaminare il reale bacino di voti.

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Quirinale, il centro destra candida ufficialmente Berlusconi
Ignazio La Russa (Fdi) ha spiegato: “Il gruppo di lavoro deve fiutare l’aria e capire che succede negli altri partiti. Ci mancano 50 voti, ci saranno? Lo verifichiamo, ci rivediamo tra una settimana e diciamo a Berlusconi: questi sono i numeri da quello che ci risulta. Che vuoi fare?”
Ed è proprio questo il secondo punto caldo: gli alleati temono che anche sapendo di non avere la certezza dell’elezione l’ex premier e fondatore di Forza Italia voglia andare avanti e scoprire le carte alle quarta votazione.
Questa ipotesi, però, lascerebbe il centrodestra senza un piano B, consegnando, in caso di flop di Berlusconi, l’elezione del presidente della Repubblica al centrosinistra.
Sia Lega che Forza Italia, inoltre, “hanno paura che Berlusconi all’ultimo momento si sfili e cerchi di fare lui il kingmaker”.
Salvini lo ha detto chiaramente al Cavaliere nel pranzo di ieri: “È una partita delicata, Silvio”.

L’irritazione del Cavaliere per Letta a Palazzo Chigi

Un altro tassello che ha reso meno trionfante la giornata di ieri di Berlusconi è stata la notizia, arrivata nel tardo pomeriggio, che Gianni Letta, suo fidato consigliere e amico, fosse stato la mattina a Palazzo Chigi.
Incontro con il capo di gabinetto del premier Mario Draghi, Antonio Funiciello, tenuto segreto. Letta non ne ha parlato neanche durante il vertice.

“Che vuol dire che è andato a Palazzo Chigi questa mattina? Prima del vertice?”, ha chiesto Berlusconi, amareggiato, ai suoi, scrive La Stampa nella sua ricostruzione.

Il colloquio tra Funiciello e Letta, durato un’ora, è avvenuto su richiesta di quest’ultimo, ma non si conoscono i temi dell'incontro, di certo si è parlato anche del Colle.
Letta del resto allo stesso Draghi, che conosce dai tempi di Bankitalia, ha detto, nei giorni scorsi, che “bisogna capire se fa sul serio, se vuole rimanere candidato fino alla fine”, parlando di Berlusconi.

E ieri, al vertice del centrodestra, ha ribadito le sue perplessità per l’operazione: “È giusto verificare i numeri, prima di andare avanti”.

Il pallottoliere

Intanto, i numeri per l’elezione variano di giorno in giorno.
Berlusconi è convinto di avere 493 voti praticamente sicuri. Anche se poi si ammette che almeno 13 di questi sono “ancora in forse”.
Considerando una quota fisiologica di una ventina di franchi tiratori, 10-15 leghisti di area Giorgetti, almeno cinque di Forza Italia e 2-3 di Fdi, i numeri da raccogliere per quota 505 aumentano.
Mancano 50-70 voti, secondo alcuni, per la certezza e si lavorerà soprattutto nel gruppo Misto, ma senza il “metodo dell’operazione scoiattolo”, cioè con le telefonate di Vittorio Sgarbi.
Peseranno anche le assenze per Covid. E anche per questo, nella nota congiunta del centrodestra di ieri, si chiede “ai Presidenti di Camera e Senato di assumere tutte le iniziative atte a garantire per tutti i 1009 grandi elettori l’esercizio del diritto costituzionale al voto”.
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