L’allarme della Cgia: “Le pmi pagano elettricità e gas più caro delle grandi aziende”

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Corrente - Sputnik Italia, 1920, 15.01.2022
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Il 75,6% e il 133,5% in più, rispettivamente. E le imprese italiane di dimensioni contenute son più svantaggiate delle “colleghe” del resto d’Europa. Per abbattere i costi, molte realtà hanno deciso di lavorare di notte.
Il caro energia sta colpendo indistintamente tutte le imprese italiane, ma le piccole subiscono un trattamento di “sfavore” rispetto alle grandi realtà produttive, secondo la Cgia di Mestre, che parla di una situazione già svantaggiata prima dell’aumento dei prezzi.
Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al primo semestre 2021, infatti, le piccole aziende pagano l’energia elettrica il 75,6% e il gas addirittura il 133,5% in più delle grandi.
La Cgia rileva che questo gap esiste anche nel resto d’Europa, ma in Italia è il più ampio. Tra tutti i paesi dell’area euro, infatti, solo rispetto alla Germania le nostre imprese pagano in meno (del 12,6%).
Rispetto alla media europea, invece, i nostri piccoli imprenditori pagano mediamente il 15% in più.

“Se ancora ce ne fosse bisogno, questa è un’ulteriore dimostrazione che il nostro Paese non è a misura di piccole imprese. Sebbene queste ultime costituiscono oltre il 99% delle aziende presenti in Italia, diano lavoro ad oltre il 60% degli addetti del settore privato e siano la componente caratterizzante il Made in Italy nel mondo, continuano ad essere ingiustificatamente discriminate”, denuncia la Cgia.

La strategia: lavorare la notte

Per ovviare a questo svantaggio, che pesa sulle casse delle aziende e del tessuto produttivo italiano, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese racconta che “in questa prima settimana di rientro dopo le vacanze natalizie, ad esempio, molte di queste realtà hanno deciso di introdurre o di potenziare il turno di notte per abbattere i costi energetici”.
Per questo motivo, e per il calo del personale dovuto ai contagi Covid, “non sono poche le attività che hanno organici ridotti all’osso e grosse difficoltà a garantire processi produttivi efficienti”.

Da dove nasce la penalizzazione?

Nell’analisi della Cgia si evince che alla base dell’aumento del differenziale, per quanto riguarda le tariffe dell’energia elettrica, c’è l’entrata in vigore, dal primo gennaio 2018, della riforma degli energivori.
“L’effetto prodotto da questa novità legislativa, che prevede un costo agevolato dell’energia elettrica per le grandi industrie, di fatto ha azzerato a queste ultime la voce ‘Oneri e Imposte’, ridistribuendola a carico di tutte le altre categorie di imprese escluse dalle agevolazioni”.
È vero, ammette la Cgia, che, a seguito delle misure messe in campo dal governo Draghi nella seconda parte del 2021, questo gap si è leggermente ridotto.
Per quanto concerne il gas, invece, il divario tariffario “è riconducibile al fatto che tutte le grandi imprese ricevono dai fornitori delle offerte personalizzate con un prezzo stabilito su misura e sulla base delle proprie necessità”, possibilità che, ovviamente, alle piccole imprese è preclusa.
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