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Non si fa più sesso, ecco perché

Una coppia - Sputnik Italia, 1920, 14.01.2022
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Per colpa della pandemia, e soprattutto delle restrizioni, si fa meno sesso.
Più guanti al posto dei profilattici, il colosso dei preservativi Karex ha cambiato business dopo aver registrato una perdita del 40%. Per colpa della pandemia, e soprattutto delle restrizioni, si fa meno sesso. Insomma, l’ansia e l’incertezza hanno preso il posto del desiderio e della sessualità.
Dell’aspetto psicologico durante la pandemia non si è mai parlato, fra le sfere che hanno sofferto a causa dei lockdown e delle continue restrizioni c’è anche quella del sesso e delle relazioni. Meno soldi, incertezze, telelavoro, DAD, bambini in casa 24 ore al giorno, sono tanti i motivi che hanno intaccato la serenità e quindi il desiderio.
Quanto è grave per la salute mentale e fisica fare meno sesso? Quando si uscirà dal tunnel e si tornerà alla vita e all’amore di una volta? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Chiara Simonelli, nota psicologa, sessuologa, psicoterapeuta, docente di Clinica dello sviluppo sessuale a La Sapienza di Roma.
-Il colosso dei preservativi ha puntato tutto sui guanti in lattice per risollevare i profitti in tempi di Covid in seguito a un -40% di vendite. Possiamo dire che è un emblema dei nostri giorni: più guanti e meno preservativi?
-Purtroppo sì, è la realtà. Da una parte vince la paura, dall’altra diminuisce il desiderio.
-Perché si fa meno sesso in pandemia? Quali sono le cause principali?
-Le cause sono plurime. Da un punto di vista clinico lo vediamo ogni giorno e ci sono delle cause prevalenti, si tratta delle difficoltà connesse alla pandemia: i problemi rispetto al mondo del lavoro, molte persone l’hanno perso e non lo trovano, sono in cassa integrazione, i salari sono diminuiti. La realtà negativa influenza la serenità che serve per poter esprimere nel privato l’amore e il desiderio. Noi non siamo fatti a scompartimenti stagni. Vedo molte coppie di quarantenni, possono essere cinquantenni e anche trentenni, con figli e con difficoltà lavorative; a casa il clima è difficile. Con la pandemia ci siamo trovati nella restrizione, in case magari piccole, con bambini e con un telelavoro complicato. Difficoltà di ogni tipo hanno intralciato la routine normale che avevamo.
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Tutto ciò che è deprimente ed angosciante va ad influenzare la vita personale e sessuale. Ogni coppia, ogni persona nella coppia mi racconta il suo vissuto rispetto ai cambiamenti peggiorativi: la spensieratezza e la serenità che uno più o meno viveva prima ora non le vive più. I dati ci dicono che la salute mentale in generale ne è uscita peggiorata.
-Quanto è grave per la salute psichica e fisica non fare più sesso?
-Moltissimo. Sono diversi anni che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incluso anche la soddisfazione della vita sessuale attiva fra gli elementi che costituiscono la salute in generale. Non possiamo pensare che la sessualità possa essere messa da parte senza conseguenze.
Chi campava con i profilattici, come abbiamo visto, ha dovuto riciclarsi su un altro articolo congruo con la pandemia… Trovarsi in una grande difficoltà nel poter esprimere quello che è il contatto corporeo, la soddisfazione, il piacere nello scambio di piacere è una limitazione molto forte che influenza la salute in generale. C’è una frustrazione, un dispiacere, un malessere psichico molto evidente.
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Chi ha dei figli lo sente ancora di più. Si pensa giustamente che i figli siano una risorsa per la coppia, nella realtà è un terremoto che mette alla prova la coppia ed in situazioni come quella attuale la sfida è ancora più feroce. Le prime cose ad andare in tilt sono la sessualità, che a volte sembra un aspetto superfluo: se c’è - bene, se non c’è - non importa, tanto non si muore. Invece è un segnale forte di qualcosa che non sta andando nel verso giusto. Le persone riescono a tollerare un periodo breve di restrizioni, cambiamenti…sono due anni che siamo combinati male, le persone non ce la fanno più.
-Tutto l’aspetto psicologico e il tema riferito al sesso è sottovalutato in questo periodo, non crede?
-Sì, le persone stanno soffrendo molto per problemi psicologici e relazionali, in particolare sessuali. A tutti noi mancano anche semplicemente gli abbracci di prima. Chi era un po’estroverso scambiava con il corpo, che non è un fattore secondario. È piacevole lo scambio quando è sincero e non un semplice rituale, intendo anche un abbraccio ad un amico o ad un’amica. Metteva allegria, scaldava il cuore. Immaginiamoci cosa può essere uno scambio più profondo e coinvolgente come la sessualità quando questa viene a mancare, perché emergono la preoccupazione e la paura. Per prima cosa intendo le preoccupazioni economiche, molte persone sono finite sotto alla soglia di povertà. Questo fa capire il livello di angoscia.
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-Si uscirà presto da questo tunnel o non sappiamo per quanto dureranno i danni? Si tornerà a fare sesso come prima?
-Non sono particolarmente ottimista né pessimista. Credo che alcuni danni li pagheremo per un po’. I danni fatti per essere recuperati necessitano di tempo e ci vogliono politiche sociali a sostegno. Oggi c’è una grande pressione per esempio sul governo perché dia dei fondi anche per il sostegno psicologico, in questo io aggiungerei anche relazionale-sessuale. Bisogna aiutare le persone a elaborare tutto ciò che è successo, vi saranno anche degli strascichi. Altre problematiche si possono risolvere se le politiche sociali terranno conto di tutto quel che è successo. Più che i nuovi schiavi speriamo di vedere un rispetto maggiore per i lavoratori, maschi e femmine. Le donne hanno pagato un prezzo ancora più alto sul mercato del lavoro. Servono tutele, aiuti; se una persona non ha più un’identità sociale è chiaro che ci saranno conseguenze negative sul privato. Ci vorrà tempo e prese di posizioni intelligenti. Non si può accettare un degrado del genere.
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