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La peste suina minaccia 2 miliardi di esportazioni, il governo italiano corre ai ripari

© Fotolia / @ntUn cinghiale nel bosco
Un cinghiale nel bosco - Sputnik Italia, 1920, 14.01.2022
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I ministri Patuanelli e Speranza hanno firmato un'ordinanza per frenare i contagi in Liguria e Piemonte. Vietata la caccia e nei 114 comuni della "zona infetta".
Il governo è intervenuto per frenare i contagi di peste suina africana (Psa), dopo i primi stop alle esportazioni di carni e salumi italiani. Svizzera, Kuwait, Cina, Giappone e Taiwan hanno attivato misure precauzionali alla frontiera, alla conferma dei primi casi, in aumento di giorno in giorno.
Dai ministeri della Salute e delle Politiche Agricole arriva l'ordinanza, firmata da Patuanelli e Speranza, per mettere in atto ogni misura utile al contrasto del contagio, a tutela della fauna e degli allevamenti nei territori colpiti dall'epidemia.

"L'ordinanza - si sottolinea- consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito al nostro export".

L'ordinanza produce effetti dal momento dell'adozione per un periodo di sei mesi. Prevede l'estensione della zona infetta a 114 comuni, in cui è stata vietata qualsiasi tipologia di attività venatoria. Inizialmente, il divieto è stato disposto a 78 comuni in Piemonte. Con l'ordinanza, l'area si è estesa a 36 comuni della Liguria.
Fa eccezione la caccia selettiva al cinghiale, come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio del virus.
Il divieto riguarda anche diverse attività che comportano spostamenti di animali e persone, attraverso cui si potrebbe diffondere il virus, come la pesca, la raccolta di funghi e tartufi, attività sportive come trekking e mountain bike e ogni interazione diretta e indiretta con i cinghiali.
In base alle stime della Cia-Agricoltori italiani, la Psa minaccia quasi 2 miliardi di esportazioni di carni e salumi Made in Italy, che rischiano lo stop sui mercati internazionali.
"Un problema di ordine sanitario rischia di provocare un danno irreparabile per il tessuto produttivo ed economico legato alla filiera suinicola, in particolare per la produzione di prosciutti Dop e Igp, da Parma a Norcia", è il grido d'allarme della Cia.
Una allarme analogo è stato lanciato pochi giorni fa da Confagricoltura, che ha fatto presente i timori degli allevatori per la sicurezza degli allevamenti, i fenomeni speculativi e le turbative di mercato, che "danneggiano pesantemente le imprese del settore".
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