Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Kazakistan, la manina turca

© Sputnik . Андрей Мосиенко / Vai alla galleria fotograficaRecep Erdogan e Nursultan Nazarbayev
Recep Erdogan e Nursultan Nazarbayev - Sputnik Italia, 1920, 14.01.2022
Seguici su
Dietro alle proteste e i violenti disordini le manovre dell’ex presidente Nursultan Nazarbayev, buon amico di Erdogan, deciso a riprendersi il potere lasciato nel 2019. Ma anche le mosse di una Turchia capace di muovere le folle islamiste, grazie alla rete di moschee finanziate e controllate dal “Direttorato per gli affari religiosi” di Ankara.
Recep Tayyp Erdogan ci ha provato anche stavolta. In Libia e Nagorno Karabakh gli era andata fin troppo bene. Dunque perchè non provarci con il Kazakistan? I disordini scoppiati il 2 gennaio nella città petrolifera di Zhanaozen, nell’ovest del paese, e degenerate in cruenti scontri nella capitale commerciale di Almaty rappresentavano, tra l’altro, un'ottima occasione per rimettere in sella l’81enne ex-presidente Nursultan Nazarbayev, amico e sodale di vecchia data. Non a caso l’8 gennaio il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ipotizzato un intervento di quell’“Organizzazione degli Stati Turchi”, a cui partecipano Azerbajan, Kirghisia, Uzbekistan e Kazakistan. Un'organizzazione usata da Ankara per esercitare la propria influenza sulle popolazioni asiatiche di origine turca. “Il Kazakistan è un importante alleato della Turchia, - aveva spiegato nell’occasione il ministro della difesa Hulusi Akar - quindi se avanza una richiesta Ankara sarà pronta a rispondere appieno”.
Ma qualcun’altro è stato più veloce del Sultano. Rispondendo alle richieste del presidente Kassym-Jomart Tokayev, un contingente di duemila uomini della Csto (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), guidato dai paracadutisti russi e con l’apporto di truppe di Bielorussia, Armenia, Tagikistan e Kirghisia, aveva già preso il controllo di città e installazioni kazake, lasciando poco spazio per altre iniziative.
Forze russe di peace keeping della CSTO dirette in Kazakistan - Sputnik Italia, 1920, 14.01.2022
Kazakistan, le forze della CSTO proseguono il ritiro
Nel tentativo, fuori tempo massimo, di facilitare il ritorno al potere di Nursultan Nazarbayev molti hanno intravvisto la lunga mano dell’amico Erdogan. Un amico a cui l’anziano autocrate kazako aveva aiutato a riallacciare i rapporti con il Cremlino, dopo l’abbattimento, nel dicembre 2015, di un aereo russo, colpito dalla contraerea turca mentre operava nei cieli della Siria. La repentina dinamica dei disordini kazaki, trasformatisi da semplici manifestazioni in violenti scontri seguiti da attacchi ai palazzi del potere di Almaty, avevano evidenziato l’esistenza di diverse regie occulte, interessate a soffiare sul fuoco e ad alimentare il caos. Fra queste, quella più identificabile faceva capo all’anziano Nazarbayev e a Karim Masimov, il capo dei servizi segreti fatto arrestare da Tokayev contemporaneamente alla richiesta d’intervento della Csto. Nazarbayev, dimessosi nel 2019, era convinto di poter continuare a controllare il paese e le mosse del successore, da lui stesso designato, restando alla guida del Consiglio di Sicurezza, l’organo istituzionale creato per mantenere il controllo di tutti i poteri statali. L’ex premier Masimov, uomo di fiducia del vecchio autocrate, doveva invece garantire il controllo degli apparati di sicurezza.
Ma il meccanismo alla fine non ha funzionato. Anche perchè a metà 2021 gli oligarchi vicini al vecchio presidente avevano fatto spazio a quasi 90mila società legate alla creazione di criptovalute. Sfrattate dalla Cina, dove avevano moltiplicato i consumi e i costi di elettricità, avevano distribuito generosi “compensi” pur di trovare una nuova sistemazione in grado di garantire energia e spazi a basso costo. I complessi processi, affidati a computer superpotenti, necessari per creare il denaro digitale e registrarne le transazioni, richiedono infatti tanta elettricità a basso costo e grandi infrastrutture edificabili in fretta ed a prezzi ridotti. Due condizioni garantite dalle economiche centrali a carbone del Kazakistan e dai suoi enormi spazi. Così, in pochi mesi, il Paese ha conquistato il 18,1 per cento del mercato, diventando il secondo centro, dopo gli Stati Uniti, per la creazione di criptovalute.
Bitcoin - Sputnik Italia, 1920, 10.01.2022
Cosa c'entra il crollo di Bitcoin con le proteste in Kazakistan?
Le conseguenze, però, sono state devastanti. L’impennata dei costi energetici ha, infatti, innescato rabbia sociale e proteste. La congiuntura ha lasciato spazio da una parte alla coppia Nazarbayev e Masimov, decisa a disfarsi di un Tokayev non più disposto a dividere il potere, e dall’altra agli islamisti radicali, moltiplicatisi grazie alla rete di moschee finanziate e controllate dal Diyanet Isleri Baskanlıgı (Direttorato degli Affari Religiosi) di Ankara. Un calderone del caos non troppo diverso da quello libico, dove Ankara si è inserita giocando a fianco delle fazioni islamiste e inviando mercenari della stessa fede.
Ma stavolta la manovra è fallita. Il Cremlino, memore di quanto avvenuto in Siria, Libia e Nagorno Karabakh, e ulteriormente indispettito per la fornitura di droni turchi all’Ucraina, ha risposto all’appello del presidente Tokayev, stroncando sul nascere il ritorno di Nazarbayev e le possibili interferenze dell’amico Sultano.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала