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Starace: “Enel non ha fatto profitti extra con il caro gas. Ora puntare sulle rinnovabili”

© Foto : forita da Evgeny UtkinFrancesco Starace, Ceo di Enel
Francesco Starace, Ceo di Enel - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
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Puntare sulle rinnovabili, per superare la dipendenza dalle fonti fossili e portare avanti la transizione energetica e digitale che comporta “investimenti” e non costi.
Non è affatto preoccupato dalla proposta del governo, Lega in primis, di tassare gli extraprofitti delle società che hanno guadagnato per l’aumento del prezzo del gas, Francesco Starace, amministratore delegato di Enel.
“Non abbiamo fatto extraprofitti. Noi produciamo il 18% dell’energia prodotta in Italia e la vendiamo direttamente ai nostri clienti, al mercato libero a prezzi fissati due o tre anni prima, come facciamo d’altronde in Spagna e in tutto il resto dei mercati in cui siamo presenti” e “non siamo tra quelli che hanno beneficiato della lotteria del gas”.
Parlando a Repubblica, Starace si dice convinto che “il caro gas finirà, poi tornerà, poi ricomincerà. Il gas è il fratello minore del petrolio ed ha i suoi stessi geni, è volatile da sempre”.
Per questo bisogna, da un lato, limitare gli aumenti, “e mi pare che in questo momento il governo lo stia facendo bene”, e poi “ridurre la nostra dipendenza da questa commodity preziosa ma troppo instabile, orientandoci sempre di più verso le rinnovabili, e ammortizzare la volatilità intrinseca del gas facendo contratti su tempi più lunghi”.

La transizione non è un costo, ma un investimento

Per Starace, che guida Enel dal 2014, gli obiettivi fissati dall’azienda nel suo piano industriale, cioè zero emissioni entro il 2040, hanno una convenienza doppia: “In primo luogo si abbattono i costi della produzione di energia spostandosi sulle rinnovabili; poi si elimina la dipendenza dalle fonti fossili” e “smetteremo di emettere Co2, cosa che fa bene a tutti, visto che ci siamo impegnati a essere a emissioni zero e non a emissioni nette zero”.
E sottolinea i possibili ritorni di una strategia di transizione ponderata: “Quando sento parlare di costi della transizione penso che ci sia una certa confusione semantica: attuarla è conveniente e quello che si affronta oggi non è un costo, ma un investimento sul futuro”.
Nel 2019 Enel ha realizzato uno studio con Ambrosetti, racconta Starace nell’intervista, “che mostra come in Italia la transizione vale fino a 23 miliardi di euro, con un numero netto di posti di lavoro creati che va da 100 a 170mila”.
Enel - Sputnik Italia, 1920, 25.11.2021
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Ovviamente, come per ogni svolta tecnologica, “c’è chi si adatta prima e chi invece non riesce o non vuole adattarsi e rischia di scomparire. Per questo nel piano industriale di Enel è previsto che da qui al 2030 investiremo circa 210 miliardi; circa 160 nostri e altri 50 da parte di altri soggetti che coinvestiranno con noi in iniziative comuni”, dalla rete elettrica alle rinnovabili.

L’altro asset: la mobilità

Un altro dei fronti su cui Enel investe da circa quattro anni è quello della mobilità elettrica.

“A livello globale siamo a poco meno di 20mila punti di ricarica pubblica e con quelli privati arriviamo a 150mila. Ma questi punti nel 2030 arriveranno a quattro milioni”.

Così “si apre un mondo di servizi a chi ha un’auto elettrica, di possibilità di nuovi business: ad esempio quello di mettere la batteria dell’auto, quando non è utilizzata, a disposizione della rete elettrica, che ha sempre più bisogno proprio di batterie per essere bilanciata”.
E Starace annuncia che “su questo fronte lanceremo sul mercato una società dedicata proprio a questo grande mondo nuovo che vedrà la luce nei prossimi mesi per essere poi messa sul mercato a livello mondiale”.
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