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I fossili umani più antichi risultano essere 40mila anni più vecchi del previsto

© Sputnik . Alessio TrovatoCoronavirus in Russia - novembre 2020, museo paleontologico
Coronavirus in Russia - novembre 2020, museo paleontologico - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
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Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, ha anticipato di quasi 40.000 anni la data dei fossili umani più antichi rinvenuti nell'Africa orientale, in Etiopia, nel sito di Omo Kibish, nel 1967. Tali reperti si credevano risalenti a 195mila anni fa, invece pare risalgano ad addirittura 233mila anni.
I fossili scoperti nel 1967, noti come resti di Omo, erano una combinazione di frammenti di ossa e di cranio e si erano rivelati difficili da datare nel 2005, quando vennero eseguiti i primi tentativi. I geologi, utilizzando l'analisi stratigrafica, in cui vengono analizzate le relazioni verticali e laterali di diverse formazioni rocciose, erano comunque stati in grado di determinare un’età minima presunta. Tuttavia, una datazione più precisa è sfuggita alla comunità scientifica per mezzo secolo dopo la loro scoperta.
L'indizio chiave per perfezionare la data dei resti di Omo è stata l'analisi di un sottile strato di cenere, che è stato trovato attorno ai fossili.
Celine Vidal, l'autrice principale del nuovo studio pubblicato su Nature, ha spiegato che è stata proprio questo sottile strato, simile a farina, ad essere l’indizio chiave che ha permesso una migliore datazione.
Nuove tecniche e l'uso di eventi vulcanici storici hanno permesso al gruppo di ricerca di collegare la cenere ad una grande eruzione di un vulcano chiamato Shala.
Lo studio ha rilevato che questo strato di cenere ha circa 233.000 anni, con un margine di errore di 20.000 anni.
La nuova datazione, per altro, non fa dei fossili di Omo i resti umani più antichi mai rinvenuti. I resti trovati in Marocco nel 2017, risalgono a 300.000 anni fa e hanno significativamente messo in discussione la cronologia della migrazione dell'umanità fuori dall'Africa, ma ora Aurelien Mounier, coautore dello studio, ritiene che la nuova datazione ripristini la teoria convenzionale sull'evoluzione e la migrazione umana.
"Omo I è l'unico fossile che ha tutte le caratteristiche morfologiche dell'uomo moderno", ha detto Mounier.
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