Costa Concordia, 10 anni dopo: De Falco racconta a Sputnik la sua versione del naufragio

© Foto : Gregorio De Falco// InstagramIl naufragio della nave Costa Concordia
Il naufragio della nave Costa Concordia - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
Seguici suTelegram
Dieci anni fa, la nave da crociera Costa Concordia, a bordo della quale viaggiavano 4.229 persone, naufragò davanti all’Isola del Giglio.
Il comandante Francesco Schettino aveva tracciato una rotta per passare rasente al porto dell’Isola, nell'intento di fare il cosiddetto "inchino".
Ma i calcoli si rivelarono sbagliati e la nave, lunga 300 metri per oltre 114.000 tonnellate di stazza, alle 21:45 finì sulle rocce delle Scole.
L'incidente del 13 gennaio 2012 causò la morte di 32 persone.
La lezione del Titanic italiano è stata imparata? Cosa sarebbe potuto accadere se il comandante della Costa Concordia avesse ascoltato la sala operativa della capitaneria di porto di Livorno, che per telefono gli intimò di tornare a bordo della nave?
Sputnik Italia ha raggiunto proprio il Senatore Gregorio De Falco, l'ufficiale “anti-Schettino”, che a 10 anni dalla tragedia racconta la sua versione del disastro.
— Il Naufragio della Costa Concordia torna nelle prime serate TV e nei podcast. E Lei, a distanza di 10 anni, come ripensa a quella notte del 13 gennaio 2012? A distanza di anni, ripeterebbe la Sua famosa frase “Salga a bordo, ca**o”?
— È una domanda che mi fanno spesso. A dir il vero, in tanti anni non mi è mai venuto in mente e non ho mai sentito da altre parti un suggerimento su quello che si sarebbe dovuto o potuto fare differentemente.
L'unica critica riguarda appunto quella telefonata, che comunque non va letta o ascoltata fuori dal contesto, perché non è stata l’unica, ma appartiene ad un flusso di comunicazioni operative composte da 3-4 comunicazioni radio e 3-4 comunicazioni telefoniche tra la Capitaneria di porto, il comando di bordo e il comandante della nave.
Quindi, è stato un percorso che raggiunge poi il punto più critico di cui parlano tutti.
Ma la comunicazione più importante, in realtà, è un'altra e la gente poco se ne accorge. C’è stata una telefonata durante la quale io chiedo alla nave di dichiarare il distress (un messaggio dove si evidenzia una situazione di reale pericolo per l'incolumità della vita dell'uomo in mare).
Sostanzialmente, ho chiesto alla nave di cominciare, finalmente, a dare luogo alla procedura d'emergenza a bordo.

Ci sono state le vittime proprio per il ritardo con cui si è dato l'avvio alla procedura d'emergenza…

— Ripercorriamo la cronologia di quei momenti: che cosa è andato nel verso sbagliato e nel momento sbagliato?
— La nave è rimasta dritta per un tempo abbastanza lungo. Dal momento di collisione, alle 21:45, fino al momento in cui a bordo hanno finalmente capito cosa stava accadendo passano 10 muniti.
Inoltre, prima di dichiarare l'emergenza e indirizzare le persone verso le scialuppe, passano oltre 45 minuti. Quindi, nonostante la consapevolezza di dover abbandonare la nave (perché c'erano tre compartimenti allagati), è stato perso inutilmente troppo tempo.
Se il comando della nave avesse tenuto presente qual era l'interesse principale da proteggere, nessuno si sarebbe fatto del male…
— Il Suo drammatico dialogo con il comandante Schettino è stato uno dei simboli della tragedia. Si è mai chiesto cosa sarebbe successo se invece il comandante fosse rimasto a bordo?
— Credo che se Schettino fosse tornato a bordo, avrebbe potuto fare molte cose e il suo comportamento sarebbe stato apprezzato dalla società.
Per esempio, riprendendo il posto, e quindi riportando a bordo l’autorità, le scialuppe si potevano riempire ben più che con 150 persone, perché la distanza dalla nave a terra era di poche decine di metri. Quindi non era necessario osservare la regola di 150 persone, il comandante avrebbe potuto tranquillamente derogarla.
Inoltre, Schettino poteva evitare che si prendessero a bordo delle iniziative, magari anche volenterose, però disordinate, disorganizzate e anarchiche. Nel momento in cui la gente cercava di passare da sinistra a destra della nave, si è creata una specie di catena umana ed è lì che si è verificato un grosso problema, perché ad un certo punto questa catena umana si è spezzata.
La nave era inclinata e molti passeggeri sono finiti nei corridoi pieni d'acqua, così parecchie persone hanno perso la vita. Per esempio, la più piccola vittima, Dayana Arlotti (5 anni), è finita nel vano dell'ascensore, le sue porte erano rimaste aperte per mancanza di corrente.
Credo, quindi, che la presenza del comandante a bordo avrebbe dato maggiore organicità all'operazione di soccorso. Noi, con gli elicotteri, stavamo comunque portando la gente via. Ma se fossero rimasti a sinistra, li avremmo portati tutti quanti via, anche se con tempi un po’ più lunghi…
— Francesco Schettino è stato condannato, in via definitiva, a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo e abbandono della nave. Oggi sconta la sua pena nel carcere romano di Rebibbia, ma lui si considera un “capro espiatorio”. Lei è d’accordo che l’ex comandante non è stato l'unico colpevole in questa tragica vicenda?
— Infatti, molte persone, che non hanno seguito il processo, ritengono che l’ex comandante sia l’unico “capro espiatorio”, ma in realtà non è così.
È vero che Schettino è l'unico che non ha ottenuto il patteggiamento, perché ha chiesto una riduzione della pena che la Procura non poteva evidentemente concedere. Mi sembra avesse parlato di 3-3,5 anni.
Ma gli altri co-condannati hanno invece ottenuto il patteggiamento e sono usciti dal processo, perché hanno ammesso le proprie responsabilità subito. Comunque, sono stati condannati a 32-34 mesi di reclusione. Questi ufficiali sono stati ritenuti responsabili, perché non hanno impedito che il comandante tenesse un comportamento sbagliato: una navigazione pericolosa e irragionevole in prossimità dell'isola prima e poi l'abbandono della nave dopo.
— Non ha mai pensato di visitare Schettino in carcere?
— In quella vicenda si sono incontrati il comandante della nave e il coordinatore dei soccorsi, un funzionario di Stato, e non la persona fisica Gregorio De Falco. Da parte mia, ho cercato di fare tutto quello che potevo, però ho dovuto verificare che dall'altra parte, il comandante della nave, non ha fatto quello che avrebbe dovuto. Non ho niente da dire dal punto di vista personale a quella persona. Quello che dovevo dirgli, gliel'ho detto la sera del naufragio. Ho avuto con lui un rapporto che nasce e finisce con le rispettive funzioni.
 Costa Concordia possa essere stata usata per il trasposto della droga? - Sputnik Italia, 1920, 28.12.2021
Costa Concordia, a 10 anni dal naufragio un passeggero indennizzato per “stress post-traumatico”
— Sono morte 32 persone. Secondo Lei, almeno il loro sacrificio è valso a qualcosa o una tragedia come quella della Costa Concordia potrebbe ripetersi?
— Spero che ogni volta che c'è un lutto non sia mai inutile. Ritengo che la tragedia della Costa Concordia sia stata determinata da un atto scellerato assolutamente irreperibile.
Ha inciso senz'altro la serietà con cui si facevano le esercitazioni a bordo. Il fatto che non sia partito il generatore d'emergenza è sintomatico, perché conferma che a bordo le esercitazioni non si facevano. Si scriveva sulla carta e basta. Quindi, quel motore non si avviava da mesi, e quando si è tentato di avviarlo è partito, si è fermato, era pieno di ruggine e poi si è spento.
Abbiamo vissuto un episodio doloroso, fortissimo e violente, da cui senz’altro bisogna trarre una lezione.
— La notte del 13 gennaio 2012 ha cambiato irrimediabilmente anche la Sua vita. Lei è Senatore da 3 anni. Cos'è più difficile: gestire un'emergenza in mare o occuparsi di politica, che oggi è costretta a gestire una pandemia globale?

— Direi che la gestione del quotidiano è sempre più difficile, perché in un’emergenza ciò che si deve fare e gli obiettivi sono ben chiari. Quello che mi fa impazzire in questi anni è che gestiamo l’emergenza sanitaria come se fosse il quotidiano, cercando di trovare il compromesso per evitare di scontentare una parte della popolazione. Non deve funzionare così. Quando c'è un'emergenza, ciò che emerge sono i diritti fondamentali, la preminenza di alcuni aspetti sugli altri, ma secondo me, è già chiaro quale sia la via giusta.

— Vuol dire che Lei, da Senatore, sostiene l'introduzione della vaccinazione obbligatoria per tutti?
— Esattamente! Non c'è dubbio che per il bene comune il singolo dovrebbe essere lieto di sacrificarsi…
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
Vaccino Moderna - Sputnik Italia, 1920, 09.01.2022
Obbligo vaccinale, ecco chi seguirà l'Italia nei prossimi mesi
Notizie
0
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала