Chirurgo ‘firmava’ i fegati dei pazienti con le sue iniziali, radiato dall’albo

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Chirurgo - Sputnik Italia, 1920, 13.01.2022
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Un chirurgo di Birmingham è stato cancellato dall’albo dei medici dopo che è stato accertato come avesse utilizzato una macchina a raggi Argon per segnare le sue iniziali su almeno due fegati di pazienti trapiantati.
Simon Bramhall non ha potuto negare le accuse, anche perché, è proprio il caso di dire, sul corpo del reato c’era la sua ‘firma’. In senso letterale, cioè aveva proprio inciso sui fegati degli ignari pazienti le sue iniziali con l’APC, l’Argon Plasma Coagulation, quella macchina che consente di bruciare tessuti con l’endoscopio.
Nel dicembre del 2017, mentre lavorava come chirurgo per i trapianti di fegato al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, l’oggi 57enne Dottor Bramhall, da adesso semplicemente Signor Bramhall, firmò in questo modo almeno due organi di trapiantati.
Martedì, una revisione del Medical Practitioners Tribunal Service (MPTS) ha concluso che le azioni del Sig. Bramhall furono "supportate da un grado di arroganza professionale" senza pari e che la sola multa inflitta allora, appena 10mila sterline (circa 12mila euro), fosse insufficiente. L’MPTS ha deliberato che il suo nome venisse cancellato dall'albo medico.
Nella motivazione della sentenza si legge:
“Il Tribunale, ritenendo che un provvedimento di sospensione non sarebbe sufficiente a tutelare il più ampio interesse pubblico, ha stabilito che la sanzione appropriata e proporzionata non possa essere che la cancellazione. L'aggressione fisica di due pazienti vulnerabili mentre erano privi di sensi in un contesto clinico, uno dei quali ha subito danni emotivi significativi e duraturi, mina gravemente i pazienti e la fiducia del pubblico nella professione medica, il che porta inevitabilmente al discredito della professione nel suo insieme. Il signor Bramhall ha abusato della sua posizione di fiducia e durante il breve periodo che gli è servito per segnare le sue iniziali ha posto i propri interessi al di sopra degli interessi dei suoi pazienti".
L'imputato al processo si era giustificato, dicendo che aveva inciso le sue lettere per alleviare la tensione in sala operatoria dopo le difficili e lunghe ore di trapianto, ma evidentemente non è riuscito a convincere il giudice, il quale le sue lettere le ha cancellate persino dell’albo.
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